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PAS: SINDROME DA ALIENAZIONE GENITORIALE O IMPUNITA’ PER IL GENITORE ABUSANTE?

Posted on: 4 marzo 2010

Le incredibili teorie di Richard Gardner

Gardner sostiene che la pedofilia sarebbe “considerata come la norma dalla grande maggioranza delle persone nella storia del mondo” e il padre abusante avrebbe avuto la sfortuna di vivere in un momento storico particolarmente punitivo verso questa pratica.

L’autore ribadisce che la società in futuro dovrebbe modificare l’attuale atteggiamento di condanna verso i pedofili, evitare le punizioni nei loro confronti e riconoscere invece il loro ruolo importante per la sopravvivenza della specie umana.

“La terapia proposta da Gardner consisterebbe nel costringere il Genitore alienante ad astenersi dall’esprimere opinioni negative sull’altro, costringendo anzi, assieme ai figli, a manifestare affetto. Per ottenere ciò si ricorrerebbe a misure del tribunale, minacciando la perdita dell’affidamento e così via.”

“Il padre che ritiene di essere vittima di PAS anche in buona fede è comunque spinto a ricercare negli altri e mai in se stesso le colpe di ciò che avviene, mentre se non facesse riferimento a quella categoria, potrebbe essere agevolato nel farsi aiutare, per esempio, a migliorare la relazione con i propri figli.”

di Roberta Lerici

Ecco una sintesi delle teorie di Richard Gardner, inventore della PAS, ovvero la “Sindrome da alienazione genitoriale“. E’ importante leggerle, per capire come mai tanti figli abusati, finiscono poi per essere affidati dai tribunali, proprio al genitore abusante.Gardner è anche un teorico della grande percentuale di “falsi abusi” nelle cause di separazione, una percentuale che, in realtà, molti autorevoli studiosi affermano essere bassissima.

La PAS non è attualmente riconosciuta come malattia mentale, ma in Italia sono molti i convegni in cui se ne discute.La pericolosità di un eventuale riconoscimento di questa sindrome, però, risiede nel fatto che diagnosticando nel bambino la PAS, si finisce per non crederlo, quando afferma di non voler vedere più uno dei due genitori, perchè ha abusato di lui.In alcuni casi, i giudici sottraggono il minore al genitore di cui egli si fida, per lasciarlo nelle mani del suo aguzzino.Oppure, in alternativa, il bambino viene allontanato da entrambi i genitori, e affidato a una casa famiglia, dove trascorrerà anche degli anni lontano dai suo affetti più cari.

Non è raro, infatti, che per “guarire” il bambino da una malattia inesistente, lo si allontani anche dai parenti legati al genitore che si ritiene abbia convinto il figlio a raccontare bugie e addirittura abusi sessuali.Ed ecco la sintesi delle teorie che i lettori del sito riconosceranno, per essere state usate anche in diversi casi di pedofilia extrafamiliare.
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…”Non aiuta certo la considerazione della teoria di Gardner ricordare le sue riflessioni sulla pedofilia come vantaggiosa per la specie e non intrinsecamente dannosa per il bambino. Gardner riteneva che denunciare molestie sessuali poteva significare danni psicologici per il minore, soprattutto in riferimento al senso di colpa e al naturale processo di desensibilizzazione.

In uno degli ultimi articoli che ha pubblicato, Gardner (2002b) risponde metodicamente alle numerose critiche che gli sono state mosse, e afferma di non essere mai stato un sostenitore della pedofilia e di ritenere anzi che l’abuso sessuale sia un sopruso esecrabile. Tuttavia, i suoi scritti precedenti sono in contrasto con queste affermazioni.Inoltre, anche se in alcuni articoli sostiene che ci sono casi veri di abuso sessuale del tutto diversi dalle false denunce nei casi di separazione (Gardner, 1999a), in altri luoghi ribadisce che gli incontri sessuali tra bambini e adulti non sono necessariamente traumatici e che la reazione di milioni di persone ai casi di abuso effettivamente avvenuto è esagerata.

Alcune citazioni sono illuminanti rispetto alla sua posizione.Per esempio, Gardner sostiene che la pedofilia sarebbe “considerata come la norma dalla grande maggioranza delle persone nella storia del mondo” e il padre abusante avrebbe avuto la sfortuna di vivere in un momento storico particolarmente punitivo verso questa pratica.L’autore ribadisce che la società in futuro dovrebbe modificare l’attuale atteggiamento di condanna verso i pedofili, evitare le punizioni nei loro confronti e riconoscere invece il loro ruolo importante per la sopravvivenza della specie umana.Molto spesso, secondo Gardner, il bambino abusato non ha bisogno di psicoterapia.

I principali danni non deriverebbero dall’abuso in sé, ma dalle reazioni innescate nella società una volta scoperto.Particolarmente pericolose sarebbero le reazioni “isteriche” della madre: “Se la madre ha reagito all’abuso con isteria (…) allora il terapeuta farebbe bene a cercare di calmarla (…) la sua isteria contribuirà a far sentire al bambino che è stato commesso un crimine ignobile e quindi diminuirà la probabilità di un qualsiasi riavvicinamento al padre. Bisogna fare di tutto per aiutarla a considerare il “crimine” nella giusta prospettiva. Deve essere aiutata a comprendere che storicamente nella maggior parte delle società questi comportamenti erano diffusi ovunque e tuttora lo sono”.

Di conseguenza, i principali interventi terapeutici da effettuare sarebbero i seguenti (Gardner 1999a): • tenere a bada l’isteria della madre e la sua eccessiva pudicizia che l’ha resa probabilmente una partner sessuale poco soddisfacente; • rassicurare il padre abusante e il bambino sulla normalità dei rapporti sessuali tra adulti e bambini in altre culture e contesti storici; • aiutare il bambino sessualizzato a gestire l’erotizzazione eccessiva incoraggiandolo alla masturbazione.

Gardner sostiene pure che i giudici che perseguono gli abusanti hanno degli impulsi pedofili repressi e traggono una gratificazione voyeuristica nel condurre questi processi. In sintesi, anche se ammette che ci siano casi di abuso sessuale intrafamiliare, il teorico della PAS sostiene che siano facilmente distinguibili dalle false denunce e che non si tratti comunque di un evento dannoso per il bambino.

Colpisce il parallelismo tra il discorso dello psichiatra Gardner e le teorie dei movimenti filopedofili, in cui si ribadisce l’innocuità dell’abuso sessuale, che non solo non verrebbe mai praticato con la forza (in effetti all’abusante basta ricorrere all’ascendente che ha sul minore e/o all’incapacità di comprendere di quest’ultimo), ma provocherebbe piacere al bambino senza conseguenze negative.

Queste spiegazioni corrispondono alle razionalizzazioni tipiche degli abusanti: essi tendono a negare l’abuso anche ai propri occhi, a mancare completamente di empatia nei confronti della vittima e a giustificare la ricerca della propria gratificazione negando la sofferenza di quest’ultima (Crisma e Romiti 2007).

Secondo altri, le affermazioni di Gardner riguardo alla pedofilia sarebbero estrapolate dal contesto in cui lo psichiatra fa riferimento alle teorie freudiane di attaccamento complesso dei bambini ai loro genitori e di ” perversione polimorfa ” dei bambini. “Perversione” perché il bambino è capace di perseguire il piacere indipendentemente da scopi riproduttivi, e “polimorfa” perché lo persegue mediante i più svariati organi corporei.Freud teorizza che lo sviluppo sessuale dei bambini è legato alla relazione con ciascun genitore a seconda del sesso del bambino e che lo sviluppo è correlato direttamente agli stili genitoriali che potrebbe o anticipare la maturazione sessuale dei bambini o, al peggio, arrestarlo, con gravi conseguenze nell’età adulta (Bessette 2008).

Solo uno studio è stato condotto per una ricerca empirica sull’evidenza della PAS, facendo un confronto tra i terapisti che l’ammettono, adottando lo schema fornito da Gardner e concludendo circa una omogeneità di risultati.Il limite di tale studio è che si dà per scontato che tale schema sia valido, inoltre gli psicologi coinvolti sono solo 18, già d’accordo con le teorie di Gardner (Rueda C., An inter-rater reliability study of Parental Alienation Syndrome. American Journal of Family Therapy 2004; 32(5) 391-403 cit. in Meier 2009).

Si può quindi concludere circa l’esistenza dell’alienazione parentale ma non sull’esistenza della Sindrome. Non esiste nessuna prova scientifica dell’esistenza della PAS. Nessuna associazione professionale ha accettato la PAS essendo senza fondamento scientifico.Al limite essa può essere usata per descrivere un particolare disturbo del rapporto tra adulto e bambino le cui cause possono essere le più varie. Essa non può essere descritta come disturbo psicologico e addotta come valido argomento legale.

Nonostante ciò la teoria di Gardner ha fortemente influenzato le corti di giustizia e coloro che devono decidere circa l’affidamento dei figli. Purtroppo ciò ha portato anche a un certo scetticismo nei riguardi delle accuse di abuso sessuale nei contesti di controversia tra ex-coniugi, dando per scontato che esse potessero essere false. La PAS viene spesso invocata anche in altri contesti, ad esempio quando una madre si oppone a un cambiamento delle disposizioni circa l’affido dei figli o quando un padre si difende da accuse di abuso (non solo sessuale).Meier cita un caso in cui un perito ha postulato l’alienazione nel contesto di accuse di abuso sessuale, dopo avere assistito in uno spazio neutro all’incontro tra padre e figlio. L’incontro è stato giudicato molto affettuoso e caloroso, al punto da escludere la possibilità di abusi (e affermare nel contempo la presenza di PAS).

Al contrario, la ricerca indica che non si può valutare la veridicità delle accuse, osservando le interazioni tra le parti; la maggior parte dei bambini abusati infatti continuano ad amare i loro genitori abusanti e bramano attenzione amorosa da loro.Questo modo di vedere le cose può portare non solo a non credere al bambino e alla madre ma anche ad affidare il bimbo al genitore abusante.

Invece, si parla di “alienazione parentale” (= PA) o “bambino alienato” come di un concetto valido, che descrive un fenomeno reale vissuto da una minoranza dei bambini nel contesto delle controversie in materia di divorzio e l’affidamento. Un “bambino alienato” come colui che esprime liberamente e con insistenza, irragionevoli sentimenti negativi (come rabbia, odio, rifiuto e / o la paura) nei confronti di un genitore, sproporzionate rispetto alla reale esperienza.Si parla di PA in riferimento ad una particolare vulnerabilità del bambino unita a comportamenti di entrambi i genitori, al contrario della teoria della PAS che vede un unico GA come agente principale.

Gli studi compiuti hanno portato al risultato che spesso gli uomini alienanti sono persone che maltrattano le mogli in presenza dei bambini.Non si può accettare la terapia suggerita da Gardner di sottrarre il bambino al GA nei casi più gravi, ma ritiene sia necessario concentrarsi sulle necessità del minore piuttosto che sul diritto dei genitori. L’obiettivo, da raggiungere attraverso la terapia, è quello di favorire una relazione sana con entrambi i genitori, anche perché gli studi di psicologia dello sviluppo mettono in evidenza che l’alienazione come conseguenza del divorzio (a meno che non si sia in presenza di abuso da parte di un genitore) è una fase che si esaurisce con la crescita.

Il concetto di PA può permettere un approccio più equilibrato al concetto di alienazione, anche se nella pratica molti fanno confusione tra PAS e PA e alcuni intenzionalmente parlano di PA nei Tribunali, per non correre il rischio di ricevere critiche riguardo l’infondatezza scientifica dell’assunto.Il problema è che sia gli assertori della PAS che quelli della PA rischiano ancora di non distinguere tra i minori ostili nei confronti di un genitore a causa di abuso o di trascuratezza e coloro che sono stati alienati a causa di un condizionamento.

Questa confusione contribuisce inevitabilmente ad oscurare l’abuso come una ragione per il rifiuto dei bambini di un genitore, e la tendenza a caratterizzare erroneamente i bambini abusati come patologicamente “alienati”, ignorando la realtà che essi sono effettivamente abusati.Va notato che anche i bambini che subiscono violenza passiva ricevono un abuso e possono reagire con un atteggiamento ostile nei confronti per esempio del padre che maltratta la madre. Anche nel caso di genitori alienanti, solo il 6% dei bambini mostrava un rifiuto categorico e il 20% atteggiamenti negativi in modo costante. Esclusi i casi di vero e proprio abuso, soltanto il 10% risulta essere stato “alienato”.

Quindi le ricerche hanno messo in luce che i casi di alienazione (che non facciano parte di un comportamento abusante) sono rari. La tendenza dei sostenitori della PA a trattare l’alienazione come il problema dominante che affligge i bambini di divorzio/separazione continua la tendenza iniziata dalla teoria PAS ad emarginare e mascherare il vero e proprio abuso e trascuratezza.Si è così passati dalla PAS alla PA per escludere il concetto di sindrome ed affermare tuttavia la possibilità che un bambino possa essere condizionato a comportarsi negativamente contro un genitore senza alcun fondato motivo (Surface 2009).

Tuttavia il termine PA descrive un bambino che dimostra forte avversione o antipatia per un genitore e tale atteggiamento può essere una risposta adattativa e salutare a comportamenti violenti o comunque non idonei dei genitori.Un bambino può diventare alienato da un genitore che è infedele, violento, inaffidabile, che abusa di droga o alcool, o che ha abbandonato la famiglia. Allo stesso modo, PA può porsi all’interno di un normale processo di sviluppo dei figli.
L’alienazione può essere legata anche al comportamento di un genitore che vorrebbe imporre il proprio modo di vedere le cose, la propria Weltanschaaung, o la propria idea di educazione, di regole, di disciplina e così via e ciò contro le opinioni dell’altro genitore. Tutto ciò anche all’interno di una famiglia “intatta”.
Allontanamento dei figli dall’altro genitore.

La PAS può essere considerato un sottoinsieme patologico di PA (Hoult 2006 ). Si prendono le distanze da Gardner quando afferma che il GA è colui o colei che consciamente mette in atto un deliberato programma di condizionamento, ritenendo piuttosto essere l’alienazione frutto di comportamenti inconsci o legata a problematiche psicologiche del GA (come ad esempio profonda sfiducia o paura nei confronti dell’ex-coniuge).

Spesso infatti i genitori alienanti ritengono davvero che l’ex-coniuge possa essere pericoloso per i bambini. L’attenzione che si rivolge a questi temi è sproporzionata all’incidenza dei casi e distoglie da ciò che è veramente importante: l’abuso, il maltrattamento e la negligenza nei riguardi dei minori.Più che di bambini “alienati” occorre parlare di bambini “allineati” con il genitore a cui sono affidati in un’ostilità contro l’altro, ostilità che in ogni caso scompare nel giro di due anni. Sarebbe preferibile utilizzare il termine “allineamento” (Johnston 2003) di un bambino con il genitore preferito e il suo conseguente “rifiuto” dell’altro.

I rapporti dei bambini con i genitori dopo la separazione e il divorzio sono visualizzati su un continuum da positivo a negativo, con la maggior parte dei bambini che hanno relazioni positive con entrambi i genitori. A differenza di Gardner, le forme più lievi di”allineamento” con un genitore e il rifiuto mite dell’altro sono considerati relativamente normali. In ragione di temperamento, età, sesso, interessi condivisi, comportamenti dei genitori, rapporti con i fratelli, ecc., i bambini possono gravitare più verso uno dei genitori piuttosto che l’altro, anche se tale affinità di solito cambiano con il tempo adeguandosi alle mutevoli esigenze di sviluppo e alle situazioni diverse.

Più raro è un certo grado di rigetto di un genitore dopo il divorzio; questi sono bambini che dimostrano un chiaro “allineamento” o preferenza per un genitore durante il matrimonio o la separazione e cercano un contatto limitato con il genitore non preferito dopo la separazione.La maggior parte dei bambini “allineati” non respingono l’altro genitore e non cercano di interrompere tutti i contatti, anzi tendono a manifestare una certa ambivalenza esprimendo rabbia, tristezza e amore.

Al fondo del continuum vi sono bambini che hanno allineamenti estremi con uno dei genitori dopo la separazione e il divorzio e che esprimono un rifiuto stridente nei confronti dell’altro genitore, senza apparente ambivalenza o senso di colpa. Hanno fortemente resistito o rifiutato il contatto con un genitore. Mentre questa posizione estrema più spesso si verifica in contesti di elevata conflittualità per l’affidamento, si ipotizza che sia un evento piuttosto raro tra la maggior parte dei figli del divorzio.

I fattori di fondo sono quelli che si ipotizza possano influenzare il bambino nella relazione genitore-figlio. Includono una storia di intensi conflitti coniugali e conflitti successivi al divorzio che possono essere alimentati da professionisti e parenti in una famiglia allargata.Essi comprendono anche le personalità dei genitori “allineati”, in particolare la loro vulnerabilità alla perdita e al rifiuto inerenti la separazione coniugale che lascia in essi una sensazione di umiliazione e perdita.

Quindi si ipotizza che tali genitori possano essere dispettosi e vendicativi, consciamente o inconsciamente, e comportarsi in modo tale da ledere il rapporto del bambino con l’altro genitore, operando un abuso emotivo. In particolare, si usa il bambino per sostenersi emotivamente e come arma nel conflitto con l’ex-coniuge.Tra i fattori di fondo ci sono anche le predisposizioni tipiche della personalità del genitore rifiutato, come la passività e la revoca di fronte a conflitti familiari e la tendenza ad essere auto-centrati e immaturi. I genitori respinti sono spesso eccessivamente critici, esigenti e negativamente reattivi di fronte al rifiuto dei figli. Tra i fattori predittivi che riguardano i bambini ci sono l’età e le capacità cognitive.

Preadolescenti e adolescenti rischiano di essere più sensibili perché hanno raggiunto uno stadio di sviluppo quando sono più pressato dalle richieste di fedeltà da parte dei genitori in conflitto e tendono maggiormente a ribellarsi all’autorità. A questa età, sono in grado di mantenere una posizione coerente di rabbia e esprimono rigidi giudizi morali nei confronti dei genitori.I bambini più piccoli di solito non rifiutano la relazione in modo totale e coerente, a meno di non essere influenzati da fratelli più grandi. Inoltre un temperamento ansioso, pauroso, dipendente, o emotivamente instabile è più difficilmente in grado di sopportare lo stress inerente al conflitto tra i genitori e quindi più facilmente “allineabile”.

E’ generalmente riconosciuto che le ansie di separazione nei bambini piccoli in età prescolare non sono insoliti o anormali e possono manifestarsi attraverso stress emotivo e comportamenti di protesta al momento del passaggio da un genitore all’altro.

Inoltre è da attendersi un atteggiamento di rifiuto da parte di quei bambini coinvolti in una storia di abuso, trascuratezza e deficit genitoriale. E’ stato osservato che è più comune un “allineamento” con la madre e il rifiuto del padre dato che per la maggior parte delle volte è la madre ad avere l’affidamento. Lo studio ha messo in luce che nei casi in cui un bambino rifiutava il padre, questi appariva inadeguato nel relazionarsi al figlio e non provava piacere nel trascorrere tempo con lui. La madre al contrario si dimostrava più adeguata. L’altra faccia della medaglia è che una madre sola appare più dipendente dall’essere approvata e supportata dal figlio.

La madre sola tende a usare il figlio per scongiurare la depressione e rispondere ai propri bisogni emotivi ed è facile che interferisca nella relazione del figlio con il padre, sabotandola e controllando esageratamente le attività e il tempo che il figlio trascorre con il padre. Come detto, le angosce di separazione sono normali nei bambini più piccoli, ma sono aggravate dalla conflittualità che perdura dopo la separazione dei genitori.

In conclusione, lo studio di Johnston mette in luce che l'”allineamento” di un bambino a un genitore unitamente al rifiuto dell’altro è determinato da più fattori: vi sono coinvolti entrambi i genitori e la vulnerabilità del bambino stesso. I genitori rifiutati, non importa se padre o madre, sono i principali artefici della loro stessa alienazione. E ciò a causa delle loro carenze genitoriali.
I genitori “allineati” (in particolare le madri), contribuiscono a alienare l’affetto di un bambino dal padre. Il comportamento della madre può sabotare il rapporto padre-figlio, più che il comportamento del padre possa sabotare il rapporto madre-bambino. Il legame dei bambini con la madre è più intenso, le madri hanno più accesso ai loro figli e più possibilità di esercitare influenza, sottolineano la necessità di interventi terapeutici orientati alla famiglia e comprendono tutte le parti coinvolte nella dinamica: il bambino ed entrambi i genitori.

L’eziologia della PAS sarebbe legale e non medica: essa nascerebbe dalla paura dei GA di perdere l’affidamento dei figli, all’interno di battaglie legali assai aspre, ma non esisterebbe alcuna correlazione scientifica tra litigi giudiziari e patologie specifiche ( ciò non significa che non ci si possa ammalare nelle aule dei tribunali, ma non occorre inventare categorie patologiche nuove, quando basterebbe fare riferimento a depressione, fobie, e così via).

Una patologia medica è correttamente diagnosticata dall’osservazione di sintomi personali. Gardner invece opererebbe una diagnosi sui GA osservando i figli e viceversa.L’unico a non ricevere una diagnosi di PAS è il GB. Non ci sarebbe alcuna evidenza scientifica che GA e figli mostrino sintomi patologici. Inoltre certi atteggiamenti che i GA presentano, considerati patologici da Gardner, potrebbero essere ascritti alla libertà della persona di esprimere dispiacere, dolore, rabbia legati alla separazione, e anche il proprio libero pensiero riguardo l’ex-coniuge. Il trattamento che Gardner propone sarebbe non un trattamento terapeutico ma legale.
Quando un trattamento medico e della salute mentale hanno successo, i sintomi della malattia sono alleviati e ciò consente al paziente di vivere una vita normale. Al contrario, la terapia proposta da Gardner consisterebbe nel costringere il GA ad astenersi dall’esprimere opinioni negative sul GB, costringendo anzi, assieme ai figli, a manifestare affetto. Per ottenere ciò si ricorrerebbe a misure del tribunale, minacciando la perdita dell’affidamento e così via.Tuttavia la coercizione può fare cambiare comportamenti ma non guarire.

L’affetto e il rispetto non si ottengono con le misure legali (come non basta una legge sull’affido condiviso per creare collaborazione tra ex-coniugi). Il ricorrere alle misure legali sarebbe la prova più stringente che la PAS non è affatto una patologia. La PAS quindi non sarebbe ammissibile nei Tribunali per mancanza di basi scientifiche, oltre che per motivi politici e culturali, in particolare la società patriarcale userebbe la PAS per impedire alle donne la giusta affermazione dei loro diritti e dei diritti dei bambini di adattarsi con il rifiuto, ad una situazione di grande sofferenza. Per non parlare infine del fatto che molti uomini potrebbero continuare ad usare violenza ai deboli della società, assicurandosi l’impunità.

La teoria di Gardner della sessualità umana, che vede il contatto sessuale adulto-bambino come buono e vantaggioso per la riproduzione della specie (anche se corretto dallo stesso Gardner negli ultimi scritti) non rende la sua teoria al di sopra di ogni sospetto. Anche l’uso del termine PA al posto di PAS (per aggirare gli ostacoli) non cambierebbe la sostanza: anche la PA potrebbe essere usata per non prendere in considerazione le accuse di abuso.

Alcuni vedono la PAS come parte del sistema giudiziario caratterizzato dal contraddittorio più che dall’interesse di aiuto nei confronti delle famiglie. (Se questo è vero anche in Italia, si può comprendere come gli strumenti di intervento alternativi alle dispute, come la Mediazione familiare, facciano fatica a prendere piede).

Il padre che ritiene di essere vittima di PAS anche in buona fede è comunque spinto a ricercare negli altri e mai in se stesso le colpe di ciò che avviene, mentre se non facesse riferimento a quella categoria, potrebbe essere agevolato nel farsi aiutare, per esempio, a migliorare la relazione con i propri figli.

In ogni caso, l’attenzione deve essere primariamente volta ai bambini: perché faticano o rifiutano di vedere un genitore, cosa sta accadendo, sono vittime di condizionamento o hanno subito un abuso? Queste sono le domande a cui i vari professionisti coinvolti devono cercare di rispondere senza posizioni preconcette.

fonte http://www.bambinicoraggiosi.com/ 26 gennaio 2010

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