Mamme Coraggio

LA SINDROME DEI MARITI MALEVOLI

Posted on: 25 aprile 2010

Ieri pomeriggio, avevo appuntamento con una mia carissima amica per un aperitivo in uno dei posti più belli del mondo.
La mia amica era stravolta e sapendo di cosa mi occupo, mi ha chiesto consiglio su una cosa che le sta molto a cuore. Diciamo che l’aperitivo non è stato condito da chiacchiere piacevoli e mi sono trovata a parlare di ciò di cui scrivo ultimamente.

Insomma, la mia amica è un’insegnante di matematica di una scuola media statale, situata in una bellissima zona della città in cui viviamo.

La settimana scorsa ha avuto i colloqui pomeridiani con i genitori dei suoi alunni. Si è presentata una mamma, che lei aveva già conosciuto in precedenza in un altro colloquio, fine e di bell’aspetto.

Quando la mia amica le ha detto di aver notato un cambiamento nel figlio, sia nel rendimento scolastico, sia nell’atteggiamento, entrando nei particolari e facendo alcuni esempi, la madre dell’alunno improvvisamente ha iniziato a piangere e le ha confidato di avere gravi problemi in casa, legati al rapporto con suo marito. Aveva sperato che il figlio non venisse coinvolto in queste problematiche, invece, evidentemente, lui ne soffriva molto.

La cosa, mi raccontava la mia amica, sarebbe finita lì se non le fosse accaduto di incontrare pochi giorni dopo la donna in un supermercato della zona: il suo bel volto era mascherato da occhiali neri enormi, che però non riuscivano a nascondere dei grossi lividi.

In una discussione poi degenerata, era stata picchiata a sangue dal marito. Si vergognava da morire del suo stato e cercava di nascondere in ogni modo i segni.

Ebbene la mia amica mi diceva di essere sconvolta, di aver provato, alla vista di quel volto deturpato, un odio terribile verso il marito della donna che lei nemmeno conosceva personalmente, un odio di cui non riusciva a liberarsi nemmeno ora, dopo giorni dall’incontro.

Un odio che non aveva mai conosciuto. In effetti suo marito è una persona splendida, un padre affettuoso, con pregi e difetti, che si arrabbia, che litiga, che fa pace, che ride, che gioca, insomma un uomo normale.

Un uomo che non ha mai alzato un dito su di lei, neanche nei peggiori litigi, che sono comuni a qualsiasi coppia. Un uomo che ha rispetto di lei come persona, che la ama e la stima.

Anche tra le coppie di amici che frequenta, sì ci sono quelle più stabili, quelle con maggiori problemi relazionali, ma mai nessun amico ha mai alzato un dito sulla moglie.

La mia amica frequenta un mondo normale, bello, fatto di gioie e di dolori.

Non si era mai incontrata col dolore della violenza, che in fondo l’aveva solo sfiorata attraverso quella povera madre del suo alunno.

Non si era mai interessata più di tanto alla mia attività, ai miei racconti, pensando che quelle ‘brutte cose’ appartenessero ad ambienti degradati e lontani.

“Come fai a superare l’odio? Come fanno le donne che conosci a resistere all’odio? Se accadesse a mia figlia, se qualcuno un giorno dovesse ridurla così, credo che ammazzerei quella persona!”

Questo mi ha detto la mia amica ed io l’ho guardata quasi stupita perchè so che è cristiana fino alle midolla.

E ho pensato ad ogni giovane donna che ho conosciuto, che ha ricevuto botte e botte e botte. Ad ogni donna che deve lottare per essere creduta, che deve superare l’odio, perchè se odia non rinasce, non può ricominciare a vivere.

Avrei dovuto spiegarle le mille cose che lei non ha mai voluto ascoltare e che ora era così urgente per lei conoscere.
Avrei dovuto, ma non l’ho fatto, ero stanca, ogni violenza che era passata sul corpo delle donne violate, sembrava quasi poggiarsi su di me.

So cosa sia l’odio di cui parla la mia amica. Ogni volta che mi trovo con una donna violata, provo la grande tentazione di rispondere con la violenza alla violenza. Ma so anche che l’odio va superato, che la vera forza sta nell’insegnare alle donne che la vita non finisce qui, nella cloaca della violenza maschile, ma che si ricomincia, dopo aver curato le ferite, facendosi aiutare ed appoggiandosi senza vergogna a chi in quel momento è più forte di te.

L’aperitivo ieri non era eccezionale come gli altri giorni, il meraviglioso panorama mi sembrava meno splendente. Tornata a casa ho deciso di mettermi a tavolino ed inventare UNA NUOVA SINDROME: LA SINDROME DEL MARITO MALEVOLO.

Dopo aver scritto MADRI MALEVOLE, titolo ironico alquanto, ho deciso che non potevo non occuparmi dei mariti malevoli.

Il termine ‘malevolo’ significa: colui che vuole fare del male. Ebbene si può applicare al marito che fa del male, molto male.

Ebbene da oggi c’è una nuova sidrome. Che c’è di male in fondo? Anche la sindrome di PAS, Gardner l’ha inventata a tavolino e, se leggeste come la stanno abbellendo e infarcendo i novelli GARDNER!!! Una bellezza. Oh, poi funziona ai tribunali, ci credono!!! Non ha alcuna valenza oggettiva a livello psichiatrico, ma vedeste come la usano bene alcuni ctu e operatori sociali!!!

E’ nata a tavolino anche la sindrome della madre malevola, e allora perchè non inventare la SINDROME DEL MARITO MALEVOLO? Non è difficile, perchè in fondo non è un’invenzione, ormai è dimostrato che i mariti violenti sono malevoli.

Potrei farmi affiancare da un grande nome nel campo della psicologia, potrebbe uscirne una teoria con i fiocchi e contro fiocchi.

SINDROME DEI MARITI MALEVOLI: suona bene….

Ci penserò. E’ un’idea.

Intanto un abbraccio forte a tutte le donne che sono state violate con l’augurio di poter ritornare a sorridere e a credere e a sperare.

Flo il direttore




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31 Risposte to "LA SINDROME DEI MARITI MALEVOLI"

La penso anch’io come te: è tempo che anche noi coniamo qualche assurda “sindrome” ai nostri compagni/padri malevoli, non foss’altro che per difenderci dalle loro calunnie…

Cara Frida,
eccoti una Sindrome coniata fresca fresca per l’occasione…già proposta nell’articolo “mamme malevole”.
E’ carina, spiritosa, efficace, e già dai termini semplici, molto immediata, di facile comprensione…
Dovremmo solo trovare qualche medico/ricercatore americano (si, perchè se lo certifica un americano allora ha più valore…) compiacente che si prenda la briga di divulgarla…Rimango in attesa di Vostri consensi… :D

Sindrome del Caxxo Confuso

La CCS (Confused Cock Syndrome- ci piacciono tanto i termini americani….) o SCC è una malattia che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il mondo negli ultimi 30 anni.
I soggetti infetti presentano delle caratteristiche
comuni, la principale delle quali è l’incapacità di prendere decisioni in vari ambiti, dal lavorativo al sentimentale.
La fascia d’età più colpita va dai 25 ai 40 anni, anche se le prime avvisaglie della sindrome possono già notarsi in fase adolescenziale e protrarsi fin oltre i 50.
Il soggetto malato appartiene nell’80% dei casi al genere maschile, il restante 20% è occupato da donne che possono contrarre una variante di questa sindrome, ma più lieve e passeggera.
La patologia allo stato cronico è al 100% maschile. (non si è mai sentito parlare infatti di “sindrome della fica confusa”.)

vedo che la negazione della PAS e della Sindrome della Madre malevola passa attraverso una controproposta alquanto goliardica e ironica. Premetto che le sindromi di cui sopra non sono fatte a tavolino nè sono uomini cattivi che l’hanno inventata per poi passare il tutto ad una firma autorevole della psichiatria, come invece fate voi con il vostro simpatico e violento CCS.
sicuramente esiste l’uomo violento e la sindrome a lui legata. sarebbe giusto lavorare seriamente su questa cosa, ma con tutto il rispetto verso le persone, uomini e donne, che soffrono ingiustamente.

più seri di così…è la sindrome che non è seria…

Non c’ è differenza alcuna tra uomo e donna (o, se si preferisce, tra maschio e femmina). Malevola è solamente buona parte dell’ intera umanità. Con ogni probabilità la più stupida. O quella che ha avuto la sfortuna di essere il prodotto di un miscuglio cromosomico di scarsa qualità. In questa condizione inutile continuare a scrivere. Nel caso contrario non ve ne dovrebbe essere la necessità

Caro Sergio,
credo sia inutile scrivere in forum e blog che aizzano donne contro uomini e uomini contro donne a solo ed esclusivo vantaggio di chi da quei forum e da quei blog riceve un tornaconto personale in termini di sostentamento o di fama o di successi personali.
Ho imparato che gli avvocati aizzano i clienti per lucro (d’altronde è il loro mestiere…); ho imparato che i periti di parte ctu, ctp e coccodè, aizzano le parti per loro guadagno (d’altronde è il loro mestiere…); ho imparato che gli assistenti sociali aizzano le parti per loro tornaconto (d’altronde è il loro mestiere…).
Ci sono molte categorie che guadagnano dai nostri litigi, dalle nostre incomprensioni di genitori separati.
Basterebbe che i genitori separati venissero accompagnati per un periodo della loro nuova condizione in un percorso fatto di comprensione e nuovi equilibri e credo che molte separazioni sarebbero meno cruente.
Ma molte delle categorie sopra citate sarebbero a corto di lavoro…….
Meditiamo gente…meditiamo…

Brava Loana, hai ragione.
Peccato che per quanto mi concerne direttamente, ben onsapevole di tutto ciò, io sono due anni che faccio DI TUTTO per trovare un accordo con il mio ex, credimi sulla parola, persino forzare mia figlia di tre anni a sostenere incontri per cui non è pronta, farla strillare e piangere, pur di evitare la sindrome di PAS e…nonostante ciò, il mio ex continua con atteggiamenti conflittuali e presenta ricorsi uno dopo l’altro, racconta bugie su bugie, passando brillantemente sopra suo figlio. E la cosa che mi angoscia è che non posso fare niente: se accondiscendo alla sue richieste continua ad alzare il tiro, perchè l’accordo NON LO VUOLE, se non accondiscendo sono ostruzionista e presenta ricorso.
E a fronte di tutto ciò, mi dicono che comunque i giudici considereranno conflittuale anche me, che pur di evitare guai peggiori a mia figlia, tra un po’ mi prostro a tappetino…Come puoi fare un accordo con chi te non te ne dà la possibilità?

Cara Lena,
ti sono vicina e ti capisco. Se siamo qui a scriverci, a consolarci, a comprenderci è perchè chi in un modo, chi in un altro, siamo tutti passati dalla medesima via.
Oggi mia figlia ha 17 anni. Ma ne aveva 4 quando ci ha travolte il dramma della separazione.
Penso di essere in grado di capire…
E’ difficile quando ci si scontra contro l’ignoranza o la malafede dell’altro. E’ difficile sentir piangere i nostri figli perchè loro stessi non hanno ancora elaborato il “lutto” della separazione dei genitori. E’ difficile e richiede una forza sovrumana gestire il nostro dolore e il loro….
Non disperare…sii sempre giusta come lo sei adesso e vedrai che, nel tempo, le lacrime tue e quelle della tua piccola, verranno ripagate…
Ti abbraccio

Cara Luana,
è risaputo ormai da tempo, la civiltà dei consumi. Bisogna consumare sempre di più, se si vuole progredire. Noi invece siamo ancora quì a discutere se la colpa è dell’ uomo o della donna, ecc ecc. Stpidaggini e banalità di poco conto, come di poco conto è anche il Q.I. di chi di queste cose ne fa una bandiera, un motivo di “vita”.

No, c’è bisogno di continuare a scrivere perchè oggi sono colpiti da sindrome da deficienza collettiva giudici, assistenti sociali, CTU e psicologi, vari, che con le teorie del caxo sulle madri malevoli e PAS varie, stanno rovinando una intera generazione di bambini. E QUESTO NON SI PUO’ ACCETTARE IN SILENZIO.
Per non parlare delle violenze anche psicologiche, non solo fisiche, sulle madri. Andare in Tribunale, parlare con un assistente sociale o con un CTU sentendo che, a priori, per pregiudizi inculcati da questa mentalità, non si è creduti, è VIOLENZA psicologica.
I padri raccontano bugie allucinanti e se non vengono creduti immediatamenti, gli si lascia il beneficio d’inventario. Inoltre, se sono conflittuali, questa è l’ultima che ho sentito, è sempre colpa delle madri che li portano a tanto!
Quindi i padri sarebbero per assioma perfetti e senza colpe, tutti desiderosi di accudire con amore i propri figli.
Stiamo costruendo su un castello di bugie.
Però la domanda giusta è: CUI PRODEST? A chi va il vantaggio, specie quello economico?

Chi ci guadagna?
Giudici, assistenti sociali, case famiglia, centri di ascolto, centri di accoglienza, psicologi e psichiatri, cancellieri, usceri, fattorini, imprese e cooperative addette alla manutenzione degli uffici e stabili, case farmaceutiche, produttori di generi per bambini (pannolini, cremine ecc, biberon), programmatori PC e chi più ne ha più ne metta!
Un bel business, certamente.
La colpa è del sistema, di questa cultura, di Dio che ha fatto l’ uomo così: con pregi e difetti, tra cui il più dannoso è la stupidità.

Ci guadagnano i nuovi PADRI da tutto questo. E, a loro volta, fanno guadagnare tutti gli altri che Sergio ha nominato.
Come nelle peggiori culture arretrate, i padri, con le nuove leggi coniate da loro e per loro, diventano gli unici tutori dei figli, gli unici ad avere diritto per legge di accudirli.
Le madri sono semplicemente il loro “strumento” per generare.
Non è forse loro la frase “non c’è nulla che non possa fare un padre rispetto a una madre che partorirli”?
Secondo questi padri noi madri siamo solo dei freddi organi riproduttivi. Non hanno nemmeno la più pallida idea di cosa sia la MATERNITA’. Ci stanno calpestando e, quel che è peggio, stanno calpestando i loro stessi figli.

Danno la colpa al sistema e a tutti i professionisti che vi ruotano intorno, quegli stessi professionisti che essi stessi STANNO INDOTTRINANDO con la PAS e altre fesserie, alimentandone l’odio verso le mamme.

grande Lena, sono pienamente d’accordo con te!!

ciao,io purtroppo sn una di quelle mamme e mogli che hanno subito violenza sia fisica che psicologica dal proprio marito,scrivo xchè penso che la mia esperienza possa servire a tantissime donne che subiscono questo tipo di violenza
la mia storia inizia quando avevo solo 17 anni,ero una ragazzina che aveva tutto,un giorno ho conosciuto un ragazzo,veniva da una famiglia disastrata ma x me era xfetto,il mio principe…all inizo una favola,poi un giorno x una banale litigata mi ha tirato uno schiaffo,mi sn sentita violata,ma mi sn data la colpa,pensavo che era colpa mia,che ero io a farlo innervosire,i mesi passano,e io avevo paura anche di aprire bocca,da una parte un ragazzo fantastico,dall altra una xsona che io odiavo,era diventato tutto quello che avevo sempre odiato,i mesi passano,gli anni pure,un periodo era cambiato,era un uomo buono,mille attenzioni,ci siamo sposati,la gravidanza dovrebbe essere il periodo più bello x una donna e invece è diventato un incubo. E’ nata la mia prima figlia,le cose sn migliorate,ma ogni minima cosa era un attacco,un offesa,adesso nn mi picchiava,ma mi riempiva di parolacce,offese….io che ero sempre stata un leone mi sn ritrovata una pecora,l amavo troppo x lasciarlo,dopo poco arriva la seconda bambina,un dono dal cielo,dopo la nascita della seconda ho inziato a soffrire di depressione,anoressia e mi tagliavo,mi vergognavo,questa situazione mi stava divorando dentro,un giorno,una litigata furiosa,l unica cosa che ha fatto è stata inginocchiarsi e chiedermi aiuto………gli ho dato un ultima possibilità tanto ormai ero sola,nn avrei voluto far crescere le mie bambine senza padre,si è fatto curare,ha iniziato una teapia che gli ha riportato a galla tutto,il padre che lo picchiava,la madre stesa sul letto in un bagno di sangue,ogni giorno cintate e occhi neri……adesso ho 23 anni,sn sposata da 5 anni e mezzo,ho passato di tutto ma nn lo auguro a nessuno.Mio marito è cambiato tanto grazie alla terapia,ma tornado indietro,cn la testa di adesso nn avrei passato un solo momento insieme a quest uomo….Adesso è un papà fantastico,nn ha mai alzato un dito sulle mie figlie,ed è diventato un marito attento……Scrivo queste righe xchè donne che hanno passato tutto questo nn commettano l errore di passare un solo momento cn uomini del genere,l amore accetta tutto ma nn la violenza,quella nn esiste,x amore si cambia ma nn tutti sono disposti a farlo,chiunque voglia parlare cn me mi mandi una mail

grazia, la tua testimonianza è importante, grazie per aver avuto la forza di raccontare e tanti auguri di cose belle per te e la tua famiglia.

grazie mille x gli auguri,ce ne servono………spero che la mia storia dia forza a tutte le donne che hanno sofferto e soffrono come ho sofferto io

vi giro cosa mi hanno inviato via mail…..
La solita campagna economica e politica contro le donne, da rivoltare lo stomaco…Per opportuna informazione, leggete anche l’art. pubblicato dal “Il Giorno” del 28.04.10. La campagna mediatica continua…

Separazione, figli con la mamma, tempi contati, nessuna quotidianità: storie ordinarie di padri che perdono la famiglia. Una, intensa e commovente, ce la racconta Vito Bruno ne “L’amore alla fine dell’amore. Una lettera dalla parte dei padri”

Per una volta provate a mettervi tutte dalla loro parte, operazione difficile e scomoda, ma onesta, e cercate di capire come evitare – almeno per il bene dei figli – le guerre davanti ai giudici nel momento degli addii. E come non privarli del bene prezioso di un rapporto continuo col papà, anche da separati.

Quando una famiglia si sgretola – marito e moglie si separano – i figli restano sempre (o quasi) nel domicilio coniugale con la mamma. Punto. Anche se il papà è il più amorevole dei padri e la mamma ha un altro uomo. È così che decidono i giudici, basandosi sull’imprescindibilità della figura materna nella crescita del bambino. E il magistrato procede in questo solco già segnato dalla consuetudine senza neppure guardare in faccia i coniugi, alla prima udienza di separazione. Contro questa insindacabile tradizione si scaglia il nuovo libro di Vito Bruno L’amore alla fine dell’amore. Una lettera dalla parte dei padri (Elliot edizioni), la storia vera di un padre che si vede costretto ad abbandonare la propria casa e soprattutto che si trova a essere suo malgrado separato dal proprio figlio adorato. Una lettera intensa, struggente, dolorosa e al tempo stesso piena d’amore a quella che ora sta per diventare la sua ex moglie, l’amore per lei (che ha vent’anni meno di lui) dopo sei anni intensi passati insieme, e per il bimbo, che – a neanche due anni – non ha ancora parola in ciò che sta accadendo tra i genitori.
Un libro in cui non manca il racconto dei momenti felici, rivissuti attraverso il ricordo: il protagonista rievoca le stagioni del loro innamoramento, la nascita del figlio, la scoperta del ruolo di padre e quindi la brusca fine della storia d’amore (quel “Non ti amo più” pronunciato dalla moglie così, come una pugnalata gelida nella schiena, all’improvviso e senza alcun appello), l’allontanamento forzato dalle due persone che ama di più al mondo, sua moglie e suo figlio.
Una lettera, la sua, intima e personale ma anche generale e universale, perché come dice il sottotitolo del libro, si tratta di Una lettera dalla parte dei padri, che esprime la rabbia e l’amarezza di tanti uomini – ma che parla anche alle donne – che da quelle angoscianti vicissitudini ci sono passati e ogni giorno combattono tra le pieghe delle leggi, contro ex mogli diventate spesso nemiche che ostacolano i rapporti con il proprio figlio o cercano di evitarne sempre più i contatti. Spesso senza una ragione. Lasciando i padri con un senso di vuoto improvviso difficile da colmare. E che porta a condurre lunghe battaglie legali dai risultati spesso già scritti, ovvero a loro sfavorevoli.
Un tema caldo, questo, spettro di sempre più padri, considerato che secondo i dati diffusi a dicembre dall’Ami (Associazione matrimonialisti italiani) le separazioni in Italia in un anno si aggirano intorno alle 160mila e i divorzi intorno ai centomila . Una lunga schiera di famiglie infrante che si incontrano in tribunale davanti al giudice a decidere del destino dei propri figli con armi spesso troppo affilate, ma non di rado per alcuni del tutto spuntate.

In un tratto commovente del libro si legge: Per tutto quel mese, non avevo fatto altro che occuparmi di lui, giorno e notte, senza un attimo di noia, senza alcuna fatica, anche se la sera crollavamo tutti e due morti di stanchezza sui rispettivi lettini. Mi ero così abituato alla sua presenza al mio fianco che era diventato impossibile immaginarmi senza di lui. Figuriamoci immaginare qualcuno che deliberatamente volesse portarmelo via, separare un padre da un figlio: la cosa più assurda e innaturale del mondo. E invece, proprio questo stava accadendo adesso. E per mano non di uno sconosciuto, ma della donna che ho amato di più al mondo….
Dubbi e domande si affacciano alle coscienze anche delle donne quando ci si trova davanti a storie come queste. E di storie così ne è piena la società. In caso di divorzio, infatti, secondo la sentenza emessa dal giudice, in linea di massima è sempre il padre che deve uscire di casa , pagare il mantenimento, più le spese accessorie e avere sempre i minuti contati per vedere e frequentare i propri figli. Ma molti padri si chiedono se alla luce della rivoluzione culturale che ha interessato l’identità femminile nella nostra società (la donna spesso lavora ed è autonoma economicamente), è così automatico che a occuparsi dei figli sia per forza la madre, e soprattutto quanto sia giusto limitare i contatti tra i padri e i figli, che troppo di frequente vengono usati come strumenti per guerre tutte adulte piene di rancori. Faide che non di rado terminano con ex mariti che escono dalla propria casa e dovendo pagare il mantenimento della ex famiglia oltre a un nuovo appartamento faticano a mantenersi a galla. Tutto ciò anche quando la decisione di separarsi ricade tutta della donna. Questo è il caso dell’autore che vuole, in questo modo, solo porre la questione all’attenzione anche dell’universo femminile per indurlo a una riflessione seria e non aprioristica o di parte sul tema.

Tagliente, su questo aspetto, il libro nella parte in cui l’autore chiede alla moglie come pensa di mantenersi in seguito alla separazione e le si rivolge brutalmente: «Che farai la puttana?». E lei risponde secca: «Anche se facessi la puttana, la legge è dalla mia parte. Ti butto fuori di casa e non ti faccio vedere più mio figlio». Erano prove tecniche di manipolazione, le tue. Avevi una pistola puntata alla mia tempia e potevi fare quello che volevi. Potevi decidere tranquillamente non solo del tuo destino, ma anche di mio figlio e soprattutto del destino di nostro figlio. Tre persone in pugno di cui disporre a tuo piacimento: da far perdere la testa a chiunque. E poi si chiede, ancora: Far sparire dall’oggi al domani un uomo dal proprio orizzonte domestico per buttarlo in qualche posto anonimo, fuori dalla sua storia e dalle sue coordinate esistenziali, lontano dall’affetto dei figli, vuol dire tutelare i figli? Vedere una madre amoreggiare con un altro uomo, profanare quello che fino al giorno prima era stato un talamo coniugale, vuol dire tutelare i figli?

Ecco perché alla fine tende la mano e chiede il dialogo, quello che evita le guerre, almeno per il bene del bambino. Dobbiamo intenderci un’ultima volta, come quando mi amavi, o toccherà farci la guerra – una guerra insensata in cui perderemo tutti, non solo io, amore mio.

qui stiamo discutendo dell’assurdità della sindrome di PAS e di padri violenti, non di padri amorevoli che esistono e sono un bene prezioso fper i loro figli.

Quanti libri potremmo scrivere noi donne sull’argomento? Per lo strazio e il dolore che proviamo nel veder soffrire i nostri figli a causa di provvedimenti ingiusti?
O nel dover sopportare per anni, a volte tutta una vita, violenze psicologiche, fisiche o stalking?
Per non parlare della violenza del non essere mai credute a priori dalla istituzioni o assistenti sociali o psicologi? Del vivere sotto il ricatto psicologico della PAS?
Ho riportato l’articolo di cui sopra solo perchè penso che certi episodi, che se veri sono, meritano tutto il nostro rispetto, credo stiano venendo strumentalizzati a favore di una violenta campagna mediatica contro le donne. Infatti vorrei sottolinenaare il passaggio ” Ma molti padri si chiedono se alla luce della rivoluzione culturale che ha interessato l’identità femminile nella nostra società (la donna spesso lavora ed è autonoma economicamente), è così automatico che a occuparsi dei figli sia per forza la madre” . Credo che questa frase sia esemplificativa della vera ragione alla base di tutta questa rabbia degli uomini. Finchè stavamo a casa a curare 24 ore su 24 i loro figli, mentre loro erano in giro per il mondo a lavorare e non, gli andava benissimo cosi. Dov’erano allora tutti questi padri desiderosi di occuparsi della prole?

Peccato che i padri amorevoli siano trattati, nei tribunali e dalle (alcune) donne allo stesso modo dei padri inadeguati.
Dove discutete di madri inadegaute? Posso andare a fornire il mio contributo.

La PAS e’ la Sindrome di Alienazione Genitoriale, che non distingue tra madri o padri.
Ci possono essere anche padri che alienano i figli, anche se le statistiche dicono che sono le madri in maggioranza.
Se per Lei la PAS e’ assurda deve considerare come assurda anche la sua tesi di Marito Malevolo, perche’ Lei vorrebbe nascondere le Mogli Malevoli, molto violente, anche se psicologicamente e non fisicamente.

No, trovo strumentale sia il modo in cui è stata formulata la teoria della PAS ( creata ad hoc da uno psicologo che con questa trovata si è fatto un sacco di soldi ed altrettanti ne ha fatti gaudagnare a tutti i soggetti che girano intorno a queste tragedie come avvoltoi – psicologi, assistenti sociali,legali, CTP e case famiglia. Uno psicologo che trovava naturale la pedofilia e che è morto suicida) sia l’uso che se ne fa. Trovo che oggi venga usata come una spada di Damocle che colpisce solo le madri. E questo sotto banco…
Ci sono senz’altro donne indegne, ma quello che trovo orribili sono queste campagne mediatiche che alimentano lotte di Genere, vergognose, in cui pagano soprattutto i bambini.
Preciso inoltre che la mia teoria di marito malevolo è volutamente ironica…Esistono uomini e soprattutto padri indegni di questo nome, che odiano le donne e usano i figli per vendicarsi dei veri o presunti torti subiti. E cercano di mettere i figli contro le madri oppure, più spesso, di allontanarli da esse.
La chiami come le pare..

Definizione di PAS
Origine: The American Journal of Forensic Psycology, 2001, 19(3):61-106
Autore: Richard A. Gardner

• La Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS), è un disturbo che insorge principalmente nel
contesto delle controversie per la custodia dei figli…

In presenza di reali abusi o trascuratezza dei genitori, l’ostilità del bambino può essere giustificata e, di conseguenza, la Sindrome di Alienazione Genitoriale come spiegazione dell’ostilità del bambino non è applicabile.

Non avevamo bisogno di un’altra definizione da WIKIPEDIA…
Provi a leggere quelli che sarebbero secondo questo “psicologo” i sintomi della PAS… praticamente qualsiasi segno di disagio del bambino si può catalogare come PAS. Anche perchè alla fine si conclude che non è necessario che ci siano tutti i sintomi elencati, ma sono sufficienti alcuni di essi..
Quindi, come sta accadendo già presso i Tribunali, qualsiasi madre, anche piena di amore per suo figlio, come madre natura vuole, può essere accusata di PAS.
Magari solo perchè suo figlio, che è dotato non solo di intelligenza, ma si sa da sempre, di una forte dose di intuizione, si è accorto che il suo secondo genitore è un pessimo individuo dal punto di vista umano, è negativo, incapace di dargli vero affetto e pronto a denigrare la madre…
Non tutti i padri sono belle persone, amorevoli e protettivi nei confronti della prole, sa?
E dunque il figlio non ha alcun desiderio di stare oltretutto giorni interi con costui, per quanto sia sua padre.
Perciò, piange scalcia e urla e rifiuta di andare con il padre, e sostiene che non gliel’ha detto la madre, ma che lo pensa lui… Se lo costringono, come accade, rifiuta di mangiare e dormire, come segno di protesta, perchè i bambini hanno una personalità, ecc…tutti considerati sintomi della PAS…
E questo accade anche se la madre dovesse cercare di sostenere che il padre è il miglior papà sulla faccia della terra che gli potesse capitare…I bambini non sono degli idioti, per fortuna..

Le violenze fisiche o psicologiche sono sempre violenze ma sono le vittime che purtroppo non riescono a ribellarsi e permettono tutto questo per una sorta di senso di colpa, paradossale ma credo che sia qui il problema! Le vittime sono persone troppo e sottolineo troppo sensibili e buone.

io non credo di essere una persona debole, anzi..chi mi conosce sa che ho una tenacia invidiabile.
Ma chiunque, anche una leonessa, se accerchiata da cacciatori armati, lo diventa…
E questa oggi purtroppo è la condizione di sempre più donne.
Si è per forza deboli se si è costretti a difendere i propri cuccioli e sè stessi soli contro un sistema creato ad hoc per distruggere ed isolare le donne e i bambini.
Ce la possiamo fare solo insieme

a comprova di quanto sopra detto: torno ora da una seduta di mediazione familiare, (percorso promosso dalla sottoscritta e non deciso da un giudice), in cui sono stata sottoposta a violenza psicologica del mio ex senza che il mediatore facesse niente per evitarlo, anzi continuava a sostenerlo di fatto ad oltranza, per partito preso. Se lo interrompevo per precisare, venivo tacciata di maleducazione.Se aspettavo che finissero, e incominciavo a parlare io , mi interrompeva l mediatore SUL PIU’ BELLO e prima che potessi esprimere il mio pensiero, , dicendo che era lui a dover gestire gli incontri.
Chiedo un po’ gradualità negli incontri tra padre e figlio (3 anni) che ha conosciuto il padre un anno fa (era sparito e sono andata a cercarlo io), e mi si taccia di fare la mamma chioccia.
Ho letto una proposta di accordo , inviata alla controparte, e valutata positivamente dal mio legale e due psicologi entrambi esperti in bambini piccoli, di cui uno CTU conosciuto, ed è stata ritenuta dal mediatore una cazzata.
Ci ha invitato a trovarci a prendere dei caffè e risolvere tra noi.
Questo a fronte di due contenziosi assolutamente denigratori nei miei confronti del padre e della più totale disponibilità dimostrata dalla sottoscritta su tutti i fronti (ho le prove)
Ho dovuto impormi con forza per dire alla fine che in costanza di contenzioso non me la sentivo di proseguire la mediazione, in un clima di guerra voluta dal mio ex e non da me. Ho dovuto alzare la voce perchè mi si impediva di dire anche questo.
E poi mi volete dire che questi centri di mediazione sono NEUTRI?
Diciamolo ad alta voce che dietro ci sono certe associazioni di parte. Perchè è evidente.

diciamolo, senza tema di smentita.

come ci si può difendere dalla violenza psicologica esercitata con scritti legali di “professionisti senza scrupoli” che scrivono negli atti falsità, ingiurie, cattiverie senza limiti neanche di decenza, volgarità….Possono essere denunciati?
Il mio ex e il suo terrificante legale, non hanno scrupoli in questo senso, negano persino l’evidenza.
E portano avanti una campagna denigratoria nei miei confronti (ostativa nei rapporti tra padre e figlio), assolutamente lontana dalla realtà, che per fortuna è stata osservata anche da terzi, e dai servizi sociali ecc…
Come posso difendermi da tanta pretestuosa VIOLENZA?
E’ giusto che padri del genere che odiano a tal punto le madri e considerano i figli degli oggetti su cui rivendicano il diritto di proprietà e quello di vita e di morte, ottengano l’affido condiviso?

La sindrome PAS nasce quando uno dei genitori si serve consciamente o inconsciamente del conflitto di lealtà per influenzare il bambino in modo tale che rifiuti l’altro genitore ed interrompa il rapporto con esso.
Per questo …motivo si cerca di instaurare, con il bambino, un rapporto di esclusività.
Il bambino ha più bisogno di me /esso dipende esclusivamente da me. Viene rimosso il fatto che il bambino, per salvaguardare la salute psichica, abbia bisogno di sentirsi legato anche con quel genitore con cui non vive più.
Per rafforzare il proprio legame con il bambino, l’altro genitore viene svalutato e rifiutato e cioè come persona estranea: lui/lei è irresponsabile, un fallito, un bugiardo, impostore e come genitore: non si prende cura di te/ non ti capisce/ non si preoccupa di te.
Al bambino viene trasmesso il messaggio che l’altro sia un genitore irresponsabile e perciò non adeguato. Quando il bambino racconta le sue esperienze con l’altro genitore, il genitore manipolatore giudica queste esperienze banali, insignificanti o pericolose.

In questo modo il bambino impara che è rischioso e non leale avere vissuto un periodo bello con l’altro genitore.

questo è quello che si vorrebbe far credere e che non esiste….questo è quello con cui si nasconde l’incapacità del genitore violento ed abusante…la sindrome di pas non esiste, è un’invenzione di un americano con talmente tanti problemi da essersi suicidato in maniera violenta….flo

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