Mamme Coraggio

MIO FRATELLO STA MORENDO, UNA STORIA VERA

Posted on: 4 maggio 2010

Maria ha diciotto anni, è piccola, bionda, col nasino all’insù ed un’espressione sempre imbronciata. Due occhi che, anche quando ride, piangono.

E’ uscita presto da scuola , dopo le prime due ore di assemblea d’Istituto, ha lasciato le sue amiche e si è incamminata da sola, verso l’autobus che la riporta a casa. Non aveva voglia di ascoltare le chiacchiere allegre, non aveva voglia di parlare di ragazzi e fingere di essere felice e spensierata.

La mattina sua madre armeggiava con la lavatrice che non funzionava, altri soldi da pagare per l’idraulico, soldi che non bastano mai.

Pazienza, aveva pensato tra sé, anche stavolta devo rinunciare alla gita scolastica a Praga. Intanto era uscita di casa lasciando la madre che borbottava a più non posso che non ne andava mai bene una.

E’ strano, ma quella lavatrice a cui adesso stava pensando mentre percorreva il lungotevere, le aveva innescato un tale sconforto che il cuore sembrava le si spaccasse. Cominciò a piangere, un pianto incontenibile, tutte le lacrime represse, ricacciate  con forza. Le lacrime di una vita.

Una lavatrice le aveva ricordato che la sua storia stava andando a rovescio.

Tutto non funzionava più nella sua vita, inutile fingere.

Maria decide di non proseguire verso la fermata dell’autobus, ma di attraversare il ponte e scendere fino al Tevere, sull’isola Tiberina. Lascia cadere lo zaino e vi si siede vicino.

E’ una bellissima giornata di sole, come solo Roma sa donare, volge il volto umido per lasciarsi inondare di luce.

Altro che lavatrice, altro che soldi che mancano sempre, altro che madre sempre a pensare come cavarsela, perché non c’è un’anima che ti dia un aiuto.

Maria in realtà piange per suo fratello, il suo amato fratellino di cinque anni più giovane, lontano da lei, lontano dalla madre, lontano …in casa famiglia.

Non ce la fa Maria a sopportare il dolore di stare distante da lui, ma soprattutto di sapere che sta male che è infelice.

“Io mi ammazzo, mi ammazzo, se sto ancora lì dentro mi ammazzo!”

Queste le frasi che ancora le risuonano, questo il grido d’angoscia profonda di suo fratello Luca, la sera prima quando, dopo aver trascorso la domenica a casa con lei e la madre, doveva per forza o con la forza ritornare in casa famiglia.

Vergognoso, ma ancora più vergognoso non avere uno straccio di possibilità di aiutarlo, nessuno che ascoltasse la loro disperazione.

Maria sente crescere dentro di sé un odio, così profondo, così viscerale da non riuscire ad immaginarlo staccarsi da sé, un odio verso tutto e tutto. Odio verso il mondo intero e pure verso Dio.

Dio lassù, ti ricordi che noi siamo quaggiù in balia di gente senza cuore, senza scrupoli senza ragione?

Maria piange.

Piange per sua madre, una donna sola, abbandonata, trattata come una cosa inutile , una pezza.

Piange per il padre che le è capitato, non riesce neanche a sopportarne il ricordo, tanto i conati di vomito la soffocano.

Un padre che ha distrutto tutto: amore, onore, rispettabilità, sacralità.

Un padre che ha giurato a sua madre di fargliela pagare, che è riuscito ad ingannare tutti, anche la legge, al punto da riuscire ad avere in affido, anni fa, lei e suo fratello.

Perchè lui rispettabile all’esterno lo era e lo è davvero. Povero marito, pensava la gente, quante storie racconta sua moglie, un uomo così amabile….

Quanto aveva pianto quando l’avevano allontanata da sua madre, quanto l’aveva odiata e giudicata perchè non era riuscita a tenersi i suoi figli!

Quanto l’aveva odiata quando non aveva saputo difenderla dalle mani sporche di suo padre

Maria non piange più ora, lo sguardo fisso avanti, le mascelle rigide.

Qualche giorno prima era andata a casa di una sua compagna di classe. Frequentava spesso la sua casa, le piaceva molto l’aria che si respirava. Le piaceva soprattutto il padre della sua amica, così affettuoso, abbracciava la figlia, la coccolava, rideva di lei e poi salutava tutti e ritornava al suo studio notarile.

Ma veramente era un bravo padre, si domandava, o era come il suo, che ormai grazie a Dio, non frequentava da anni?

La sua amica sembrava contenta, adorava suo padre e parlava di lui spesso. Ma la sua esperienza personale la portava ormai a dubitare  di tutto e di tutti, a pensare che non esistessero le persone buone, le persone vere.

Anche ora, lì sulla riva del Tevere, Maria viene rapita dalle coppie che camminano portando i loro figlioletti in braccio o in passeggino. Forse sono stranieri in vacanza. Osserva un padre alto, giovane e biondo che rincorre il figlio, lo prende, lo solleva e lo riempie di baci, lo riporta alla madre ed abbraccia anche lei.

Osserva anche un altro uomo che stringe un batuffolo rosa, come fosse un trofeo ed intanto si gode il panorama con la moglie.

Maria si stupisce sempre del fatto che tutti gli uomini che incontra con lo sguardo siano persone normali.

Non come suo padre, che ha inquinato, deturpato, sfigurato, la bellezza della vita.

Della sua vita.

Un giorno era riuscita a raccontare tutto a sua madre, non sapeva neanche con che coraggio, le aveva sputato tutto in faccia, con rancore, per farle ancora più male.

Sua madre l’aveva portata  a parlare con un esperto, ma nessuno le aveva creduto. Incredibile, avevano pensato che sua madre l’avesse costretta a raccontare calunnie per riprendersela in casa con sé.

Tutti erano assolutamente convinti che sua madre accusasse il padre per rendergli la vita impossibile e che avesse la denuncia facile a causa della forte conflittualità con lui.

Ma lei non era comunque e per fortuna, mai più tornata dal padre, aveva puntato i piedi, fatto il diavolo a quattro. Alla fine il padre stesso aveva detto che era lui a non volere più quella bugiarda in casa e l’aveva cacciata.

Bugiarda! Come avrebbe voluto che fosse stato vero il fatto che avesse inventato tutto. Finalmente avrebbe dormito tranquilla, non avrebbe avuto incubi terribili ogni notte, che la facevano svegliare affranta, sudata e dolorante.

Suo fratello invece era rimasto col padre, non aveva mai saputo perché lei se ne era andata.

Ma due anni fa, gli assistenti sociali decidono che è il caso di seguire da vicino Luca e di allontanarlo dal padre.

Lo portano a forza, tanto non ci si può ribellare, in una casa famiglia.

Per quasi due anni Maria non ha più potuto rivedere suo fratello, neanche a sua madre è stato consentito, se non per brevi momenti.

Luca si domandava il perché di quello che gli stava capitando e il perché se lo domanda ancora adesso.

Solo da qualche mese è stato consentito a Luca di riprendere a tornare a casa del padre per il week end e la domenica pomeriggio fino a sera a casa sua e della madre.

Maria sorride inavvertitamente, lo sguardo si distende, suo fratello è un simpaticone. Che gioia poterlo riabbracciare, bisbigliare chiusi nella loro camera, raccontarsi anche le favole, sognare di essere sempre insieme. Quanto ride suo fratello insieme a lei!

Quanto è bello suo fratello,  il volto dai lineamenti delicati.

Gli dice talvolta “quanto sei bello! Non era meglio che nascessi io così affascinante, visto che sono donna?”

Poi gli scompiglia i capelli e lo abbraccia stretto stretto. E lui si lascia coccolare, si lascia prendere in giro.

Abbracci lunghi, sinceri, belli, puliti, abbracci tra fratello e sorella, abbracci forti che devono bastare per gli interminabili giorni della settimana, per le ore ed i secondi, in cui delle persone che non c’entrano nulla con la loro vita, li tengono divisi senza pietà.

Senza umanità.

Che dolore lasciarsi la domenica sera, riportarlo insieme a sua madre  in quell’orribile posto, in quella prigione dei desideri familiari.

Che dolore stringerlo ancora, per l’ultima volta, vederlo incamminarsi, magro ed esile, per gli stenti a cui è sottoposto, verso il portone verde dell’istituto.

Che dolore fingere sorrisi e saluti gioiosi, mentre dentro Maria vorrebbe solo decidere di farla finita con la vita.

Però, quando torna a casa, in quella sua casa silenziosa senza la voce di suo fratello, quando si addormenta, quella è l’unica notte in cui non sogna mostri e, se si sveglia, si rigira nel letto, allunga la mano verso il letto del fratello assente e si riaddormenta al ricordo degli abbracci e delle frasi sussurrate: “Luca, un giorno andremo a vivere insieme. Vedrai, troveremo un lavoro, saremo felici, avremo tanti amici e saremo finalmente sempre insieme”:

Luca: il primo periodo in casa famiglia per lui è stato terribile.

Via il cellulare, che ci devi fare, non puoi chiamare.

Via il computer, no ,no, con chi devi chattare?

Via le uscite con e senza permesso.

Le porte si chiudono a chiave, se vuoi uscire per andare a trovare degli amici o semplicemene per fare una passeggiata nel quartiere, non è possibile: potresti fuggire.

Luca si trova in prigione. Perché solo una prigione può tenerti contro la tua volontà, altrimenti, se la porta fosse aperta, Luca avrebbe salutato tutti, arrivederci a mai più e sarebbe tornato a casa.

Gli operatori sono molto giovani, non sono sposati, non hanno figli.

Sono giovani, ma inflessibili.

C’è un mondo in casa famiglia. Ci sono ragazzi di tutte le nazionalità, di tutti i tipi, ce ne sono alcuni che sanno usare bene i coltellini per taglieggiarti. Bisogna stare attenti in casa famiglia.

Maria pensa a suo fratello: così ordinato, meticoloso nelle sue cose. Chissà quanto ha sofferto nel non poter avere un’intimità neanche rispetto ai sui oggetti personali.

Luca non ama mangiare certi cibi, è stato sempre un poco schizzinoso.

Ebbene lo hanno costretto a mangiare quello che passa il convento. Non mangi? Che problema c’è. Vai a letto senza cena.

Non mangi quello che si trova nel piatto? E chi sei, il figlio del re? Per punizione,  sei pregato di lasciare sul tavolo l’uovo di Pasqua che ti ha mandato tua madre.

Il suo amato uovo di cioccolato di cui è così ghiotto.

Maria non ha ragione di dubitare dei racconti del fratello: lui l’uovo non l’ha mangiato, se lo sono divisi tra loro gli operatori.

Così per ogni cosa: se non ubbidisci, stai attento che ti leviamo gli spazi di libertà.

E così Luca, tutto il suo disappunto l’ha riversato sulla scuola. Luca è una frana. Si è lasciato bocciare lo scorso anno e di nuovo lo sarà quest’anno se continua a non studiare.  Non è che prima fosse un grande studioso, ma adesso era peggiorato sicuramente.

Luca è disperato. Vuole lasciare la casa famiglia, vuole riappropriarsi della sua libertà, del diritto di frequentare i suoi amici, di vedere sua madre e sua sorella.

Luca non può e ha pensato di morire.

Luca vuole farla finita. Il suo è un grido di angoscia.

Ma è anche una richiesta di aiuto: fate qualcosa per me, sembra dire.

Maria ha il cuore stretto dall’ansia. Come può aiutare suo fratello?

Perché la verità è che nessuno li ascolta.

Perché le assistenti sociali non credono a sua madre, perché la considerano una donna che farebbe di tutto, anche usare i suoi figli, per far del male al suo ex marito? Possibile che non riescano ad uscire dai loro schemi e a guardare le persone con gli occhi dell’obiettività?

Una nuvola ha coperto il sole, che non riesce più ad asciugare le lacrime sul suo bel volto. Maria comincia a sentire freddo, si stringe il golfino , tira su di naso.

Fratello mio, devi vivere, ce la dobbiamo fare, abbi pazienza, sii coraggioso. Non può essere per sempre, non possono tenerti sempre rinchiuso come un cane senza diritti, come uno schiavo dello stato.

Fratello mio resisti, non buttare la tua vita, non farti del male per farla pagare a chi ti fa del male.

Fratello mio, combatti per te, per me, per nostra madre, che non ha potuto difenderci e che continua a lottare come una leonessa nonostante l’abbiano distrutta.

Maria sente il desiderio di parlare con Luca, sente che c’è bisogno di guardare avanti, che Luca deve avere la prospettiva che la prigionia finirà e che troverà lei e sua madre ad attenderlo.

Sale la scalinata e va verso il pullman che la riconduce a casa.

C’è sua madre che l’aspetta, la sua mamma forte e bella. Pazienza per la lavatrice, si aggiusterà e si tirerà un pò la cinghia.

Si, farà un bel sorriso a sua madre.

Dai mamma che ce la faremo. Anzi, pensiamo a qualcosa di divertente da fare per il week end prossimo, quando verrà a casa Luca.

“Luca, fratellino mio, coraggio ce la faremo “.

Luca non ammazzarti, resisti.

Flo il direttore

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13 Risposte to "MIO FRATELLO STA MORENDO, UNA STORIA VERA"

esattamente questo……Maria ti capisco e ti sono vicina….e solo perchè non sono una mamma biologica non vuol dire che io non soffra la mia bimba vive esattamente queste cose ma senza neanche i week end a casa ….sola lontana da tutti i suoi affetti …
ora basta mi sento male….

tu sei una mamma vera. Punto

maria,io oggi uomo di 60 anni mi ha fatto ricordare la mia triste storia e di mio fratello,insieme a mia madre. mi hai fatto piangere,il destino ha voluto che mio fratello più grande di me è morto a 18 anni,io da uomo non sono riuscito a sapere tutto da mia madre ma la mia storia e la tua storia sono uguale a distanda di molti anni.l’unica cosa che è diversa tu un fratello e una sorella più grande io due fratelli e io ero il più piccolo lui lo stesso non aveva mai accettato e non voleva imapare per non capire .posso solo dire che devi avere tanta forza ,cerca di trovarla nello Spirito Divino,solo così potrai aiutare anche il tuo fratellino,tu devi lottare e vincere le guerre per lui.io a suo tempo più piccolo ho lottato per vincere insieme,ma poi ho perso l’unica persona a cui potevo aggrapparmi. ho pianto tanto con questa tua e mia storia rivissuta dopo anni posso dirti che prego per te come prego per i m iei figli ciao maria.

grazie gigino per la tua toccante testimonianza

Ma non possiamo raccogliere delle firme o fare qualunque cosa per Luca e la sua Famiglia? Ma ci sarà qualcosa che si può fare, e cmq gli assistenti sociali devono accertarsi delle condizioni psicologiche in cui versano i bambini affidati alle case famiglia! Ma non è meglio stare con la propria famiglia ? Non è meglio dare aiuti alle famiglie vere anzichè le case famiglia? O anche qui parliamo sempre di business!

per il piccolo matteo ha funzionato…

Ma, mi domando è possibile che l’operato degli assistenti sociali non possa essere messo in discussione?
Quale è l’organo di controllo superiore? Possono fare quello che vogliono o debbono rispondere delle loro azioni, delle loro relazioni e degli errori gravi?
Queste persone hanno effettivamente la competenza per trattare casi tanto delicati? Hanno lauree in psichiatria infantile oltre che in pedagogia e sociologia? Hanno alle spalle percorsi di affiancamento e tirocini?

Leggo la storia di Maria e non riesco trattenere le lacrime.
Quante ” Maria ” ci sono in Italia che vivono lo stesso dramma ?
Tante, troppe purtroppo.
Personalmente ne conosco alcune, altre conosciute via mail ,nella mia posta cè spazio per tutte le donne che chiedono aiuto.
Si !!!
Ricevo lettere simili, premetto che non sono ne una donna in carriera Politica, ne un’addetta alla tutela dei minori, sono semplicemente una madre con un dramma alle spalle,e per questo motivo dedico il mio tempo al Volontariato, quello con la V maiuscola.
Proprio oggi hò riaccomapgnato a casa un ragazzo ospite di una casa famiglia, si parlava del più e del meno ,del profitto allo studio, che a scuola proprio non và ! dice lui, perchè non volevo studiare, avrei fatto di tutto per starmene fuori da quella casa famiglia, è un LAGHER !!!
Cosi, quest’anno verrà bocciato non perchè manca d’intelligenza, ma per un grave disagio vissuto in una casa famiglia che di famiglia NON hà proprio nulla.

Penso che la lettera di Maria, dovrebbe essere esposta nella bacheca del Tribunale dei Minori di ogni città, magari qualche Giudice di buon cuore, si farà un esame di coscenza prima di decidere di strappare i figli alle loro madri.

Vorreri lottare per queste disumane ingiustizie. sono in lacrime perche per evitare che queste situazioni potessero succedere ai miei figli ho avuto la peggio…. cioe’ mio figlio e’ rimasto con il padre che compra anche i sentimenti e il cervello e la bambina con me. mi sono sentita dire che tutto quello che avrei fatto in un tribunale per mio figlio lui lo avrebbe fatto contro mia figlia, avrebbe fatto di tutto per portarmela via. ho avuto paura per le sue minacce e le conseguenze. mi sono documentata e ho letto tante testimonianze come la tua che mi hanno fatto sempre riflettere su che cosa dovevo fare. intanto sono passati 4 anni e mio figlio ora e’ convinto che la strega sono io e che tengo prigioniera mia figlia.
avrei molte altre cose da raccontare e so che non serve piangere ma e’ quello che faccio la sera, mi addormento con le lacrime e mi sveglio con l’angoscia e finto sorriso. piango mio figlio perche i suoi ricordi di me e di sua sorella insieme gli stanno morendo dentro. suo padre gli e li ha deturpati …. lo cerco sempre ma oramai mi chiama quella. ho cresciuto i miei figli insieme fino all’eta di 10 anni , non ho piu sopportato il padre padrone e mi sono ribellata e lui me l’ha fatto pagare. ora mi sento sola perche la giustizia non tutela ne me e ne i miei figli. lui e’ ricco e una persona socialmente colta e squisita. io sono una qualunque, ma sono una mamma e lui in 12 anni di matrimonio non mi ha mai permesso di fare la mamma. scusate lo sfogo ma ho subito tanta ingiustizia e mi hanno rubato un figlio .
che fare? ho pensato di tutto , ma le persone per bene in questo mondo non sono nessuno. ti sono vicina con tutto il cuore, brava sarai una mamma incredibile perche’ questa tua forza e questo tuo coraggio aiuteranno te e tuo figlio un giorno a vivere meglio.

non arrenderti, i tuoi figli crescono, parlaci, spiega, dimostra il tuo amore.
L’amore arriva …anche al di là delle reazioni più evidenti, che spesso sono un maschera che i bimbi indossano per proteggersi.
e se trovi i muri, le porte chiuse, continua a cercare, sei la loro mamma, li hai portati nel ventre, non mollare MAI

Mi trovo in una situazione uguale identica a quella sopra descritta e oggi a mio figlio viene detto che deve dimenticare sua sorella e che devono vivere la loro vita staccandosi anche affettivamente dimenticando il grande amore che li unisce,come se fossero due perfetti sconosciuti.

Ma questa gente ce l’ha un cuore e un cervello? quanto male stanno facendo queste persone ai bambini, a una generazione di bambini? quanta sofferenza stanno causando all’umanità?

E noi, che permettiamo ai nostri politici di pagare questi “professionisti” con i NOSTRI SOLDI senza chiederne conto in merito e pretendere che ci rispettino e che rispettino i nostri figli, cosa siamo noi? Visto che legiferano tanto, perchè non fanno una legge per togliere a tutti questi scapoloni tanto potere sui nostri figli?

Siamo da considerare solo quando c’è da votarli questi politici che permettono poi la nostra distruzione?

hai proprio ragione, soprattutto sul fatto dei finanziamenti pubblici a certe associazioni, che hanno comportamenti scorretti e assolutamente di parte (politica e di sesso). Inoltre, hai pienamente ragione quando dici che spesso chi decide il futuro di questi bambini è scapolo, non si è mai sposato e non ha mai avuto figli! E cerca di applicare “TEORIE”, spesso discutibilissime, a situazioni delicatissime che non ha mai avuto modo di vivere direttamente. Infatti, chi i figli ce li ha , fa già ragionamenti diversi.
Penso ad una mia conoscente psicologa che collabora in centri di mediazione che non solo non ha figli, ma odia tutte le mogli e relativi pargoli, perchè da anni è relegata nel ruolo di amante da un uomo sposato con tre figli, che ovviamente per evitare che la moglie “cattiva” non gli faccia più vedere i bambini, si sacrifica ed evita di lasciarla, portando avanti le due relazioni da un decennio…. Provate un po’ a pensare come tale vissuto incida sulla professione di tale psicologa… Lo so per certo, visti i consigli che ritiene di dispensare. C’è tanto odio e tanta freddezza verso le mamme e i bambini stessi…

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