Mamme Coraggio

ZIA FLO, RACCONTAMI UNA FAVOLA…

Posted on: 23 maggio 2010



Stamattina è sbocciato il sole, si è steso adagio e pesante sulla città e ci ha lasciato senza fiato.
ieri era inverno, oggi è estate piena. Ieri il golfino di lana, oggi a malapena una maglietta scollata.
-Che caldo!- sbuffo, poi mi ricordo che solo ieri dicevo: – uffa fa freddo.-

Era ormai tardi per andare verso il mare, schiacciata in quelle interminabili file di clacson, di asfalto e tensione.
Così ho deciso di recarmi in libreria. Ad accompagnarmi, una coppia di amici e la loro meravigliosa nipotina.

Che meraviglia certe librerie, ci starei giorni interi a sfogliare i libri, guardare le illustrazioni sempre indecisa su cosa comprare e sempre più decisa a comprare tutto. Ci sono dei meravigliosi salottini, dove puoi sederti, leggere e guardare la gente che viene e che va.
Stamattina cercavo un unico libro, con rammarico non l’ho trovato, così ho pensato di raggiungere la mia amica nel piccolo anfiteatro che la libreria dedica ai bambini.

Ci sono i genitori seduti sui piccoli spalti colorati di cuscini, un grande schermo con le immagini mute di un cartone animato e, nella piccola arena, tanti bimbetti con le gambette scoperte che aprono libri, cercano, cercano, sfogliano, chiudono, riaprono, con gli occhi sbarrati dalla gioia, i sorrisi intensi e la mente in attività.

Mi siedo vicino alla mia amica, con in mano un paio di libri d’arte che voglio sfogliare.
Ma lo spettacolo dei bimbi è troppo bello da guardare.

C’è n’è uno che ha scelto un libro sul corpo umano, va a sedersi vicino al padre, hanno entrambi gli occhiali, sono magri e molto somiglianti. Il papà inizia a spiegare a quel bimbetto di sette anni o poco più, la circolazione venosa e quella arteriosa, gli mostra le immagini, segue col dito il percorso indicato sul libro. Io allungo le orecchie e li osservo: un pò di ripasso alla mia età non guasta. Mamma mia! Mi colpisce il fatto che il bambino ascolti interessato, un giorno diventerà sicuramente un dottore come il padre…perché quell’uomo è di certo un medico…lo osservo meglio… si credo sia un medico…

Ci sono tanti genitori accoccolati vicino ai loro cuccioli e leggono loro le storie dei libri che sono stati scelti.

E c’è Sara, la nipotina della mia amica, che gira, gira, cerca, cerca, non è mai stanca di curiosare.
Mi incanto a guardarla, è troppo bella, con quei suoi grandi occhi oceanici, quel volto che sembra rubato ad un angelo.

-Nonna, nonna, guarda…-
E’ talmente emozionata dal gran ben di Dio che le sta di fronte, che alza il tono della voce per farsi sentire e non smette mai di parlare.
Tutti si voltano a guardare la nonna e sono stupiti.

-Signora, mi scusi, non è mica lei la nonna… forse ho capito male…- chiede una donna che sta seduta di fianco alla mia amica.
Io rido, sono ormai abituata a questa scena giornaliera.

-Sì, lei è la mia nonna e quello laggiù è mio nonno. Mamma e papà sono in cielo….mia mamma mi ha avuta giovane….-risponde prontamente Sara.
Questa bimba continua a raccontare la sua storia, senza tralasciare nulla. Quando vede la signora frastornata e stupita alquanto, Sara mi manda un segnale di sbuffo che io comprendo velocemente, e torna a giocare.

La vedo riandare in esplorazione e cerco di non notare una lacrima appostata all’angolo degli occhi della mia amica.
Sara è una bimba che ha tanto, ma che ha anche tanto sofferto.

Come è diversa dagli altri bambini lì intorno, molto carini, ma un poco viziati, abituarti a sentirsi dire sempre sì, che montano un piccolo ricatto, un pianto a comando, uno sguardo infuriato, se i genitori non corrispondono in tutto alle loro richieste.
Sara no, sembra una donnina, piccolo batuffolo di sette anni.

Sara non pretende nulla, non urla, non piange, non minaccia, se le piace qualcosa chiede se può averlo e, se non è possibile, ubbidisce.
Sara è una bambina incredibile: buona, dolce, affettuosa. A volte la sofferenza ed il dolore rendono certe persone speciali.

E Sara è speciale.

-Sara- le dico- vieni qui. Allora, oltre al libro che ti hanno promesso i nonni, te ne regalo uno anch’io, mi raccomando, bello grosso.-

-Oh, zia Flo…- mi bacia con un calore che lascia senza fiato ed in quel momento le comprerei la luna, se me lo chiedesse. Neanche se mi regalassero un diamante avrei quella espressione di gioia che ha lei!

La guardo, la mia amica cerca la mia mano, e tutte e due pensiamo alla mamma della bimba, è come se la vedessimo vicino alla sua Sara. Noi siamo le sue braccia, il suo sorriso, noi siamo l’amore che lei vorrebbe dare alla sua figlia.

Si, la mamma è l’angelo custode di Sara. Ne siamo certe.

Io e la mia amica ci capiamo al volo: abbiamo pensato la stessa cosa.

Dopo spasmodica ricerca, Sara torna da me tutta raggiante:-Zia Flo, ho trovato…ecco guarda…-
Mi mette in grembo un enorme libro con l’immagine di Cenerentola. Lo apro…

-Ma è un quaderno…cerca un libro piuttosto.-
-Sì, zia Flo è un quaderno. Ho deciso. Ti ricordi tutte le favole che inventi per me, da tanto tempo?-
Annuisco.

-Ho deciso che le voglio scrivere per non dimenticarle più.-

Sono commossa. Per darle un poco di allegria, le racconto tante, ma tante storie, tutte carine, con il lieto fine, le racconto mimando, facendo le boccacce, gesticolando…e lei ride ride, sogna, spera…

Voglio insegnarle che la vita è meravigliosa, voglio che lei possa sognare e desiderare cose belle.
E la mia amica è felice quando racconto le favole alla nipote, mentre lei è intenta ad affaccendarsi per casa. Anzi, credo che anche lei ami le mie favole, perché l’ho vista spesso sorridere di nascosto.

Così siamo uscite dalla libreria con un bel libro e un bel quaderno.

Il pomeriggio Sara ha voluto scrivere la prima favola, una di quelle che le era piaciuta di più:

“C’era una volta una bimba bellissima che tutti chiamavano Cioccolatino, perché le piacevano da morire i cioccolatini e ne mangiava tutto il giorno, a colazione, a pranzo, a merenda ed a cena. Non voleva sentir ragioni. I poveri genitori non sapevano più come comportarsi perchè Cioccolatino era ferma ed ostinata nel suo proposito di mangiare solo cioccolatini.
Un giorno Cioccolatino, dopo essersi svegliata, entrò nel bagno, si guardò allo specchio e…lanciò un urlo:- AHHH, mamma, papà. Aiuto aiuto, che mi è successo?-
I poveri genitori accorsero spaventati e trovarono che la loro bimba era diventata proprio un cioccolatino, tutta marroncina, con tante bolle, grossa grossa, con pure i denti marroncini: sembrava un bacio perugina!
La portarono prontamente dal medico il quale chiese:-Cioccolatino, che hai mangiato ieri a colazione?-
– Latte al cioccolato, naturalmente.- Rispose.
-E a merenda?-
-Pane e cioccolato, naturalmente.-
-E a pranzo?-
-Pasta al cioccolato, naturalmente.-
-E a cena?-
-Polpettine al cioccolato, insalata al cioccolato e, per finire, poiché avevo un leggero languorino, tre fantastici cioccolatini, naturalmente.-
-Naturalmente.- Fece eco il dottore.
-Bene, anzi male, tu sei malata di cioccolatite acuta e potresti trasformarti in un enorme budino nero se continuerai a mangiare cioccolatini.
La povera bimba si spaventò.
-Dottore, dottore, la prego mi salvi, farò tutto quello che lei dirà.-
-Dunque, da domani, mangerai le cose che mangiano tutti i bambini, non farai più capricci riguardo alla cioccolata. Ti consento di mangiare, di sera, dopo le preghierine e prima di lavarti i denti, un bel cioccolatino. Ma solo uno, uno al giorno. Un cioccolatino al giorno leva il medico di torno. Va bene? Siamo intesi?-
-Si dottore, uno al giorno.-
Cioccolatino ubbidì al dottore e da quel giorno mangiò un solo cioccolatino, la sera, dopo le preghiere e prima di lavarsi i denti.
Nel giro di due mesi, Cioccolatino tornò ad essere una bellissima bambina dalle guance rosee e dal sorriso smagliante. Era guarita.
Non la chiamarono più Cioccolatino, ma dolcetto, perché era dolce, dolce e tutti l’amavano.”

Fine della favola e Sara tutta orgogliosa gira per casa con la sua prima favola.

-Zia Flo. Martedì vengono due mie amichette a casa. Perché non fai ascoltare anche a loro una favola?- mi chiede la piccola.
– Martedì, va bene, mi libererò, tu prepara le patatine e l’aranciata.-
Ormai sono incastrata: martedì un’altra bellissima favola per Sara e le sue compagne. Devo rinunciare ad un impegno già preso. Che importa? Per Sara questo ed altro.

La sera, prima di addormentarmi, ho aperto un libro che giace da qualche mese sul mio comodino:” L’eleganza del riccio”, un libro molto apprezzato dalla critica. Una mia carissima amica me lo ha regalato dicendo: -Flo è il libro più bello che abbia mai letto e l’ho scelto perché sono certa che ti piacerà tantissimo.-

Siccome è un’amica di vecchia data e conosce i miei gusti, intrapresi la lettura con la speranza di un’emozione. Che delusione, non riuscivo ad avanzare, il racconto non mi piaceva. Alla fine andai a verificare all’ultima pagina come finiva, perché sono troppo curiosa, e lo abbandonai, un pò arrabbiata con la mia amica che non aveva saputo scegliere bene e che forse non mi conosceva poi così bene.

Ho provato a rileggere qua e là, inutile, non mi attira, è troppo pretestuoso.
Lo richiudo e decido di pensare alla favola che racconterò martedì a Sara e alle sue amichette.

-Nonnina, com’era quella favola che mi raccontavi sempre quando ero piccola… non la ricordo, mi piacerebbe raccontarla a Sara…-
…Buonanotte…sognerò una favola.

Flo il direttore
(Fermiamoci a raccontare una favola ai nostri bambini).

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