Mamme Coraggio

FEDERICA RIVUOLE SUO FRATELLO!

Posted on: 20 giugno 2010

Federica vive in una storica città del nord Italia, dove il ritmo del tempo batte veloce, scandito dalla laboriosità delle fabbriche, dove le periferie sono un brulicare di vita intensa e disordinata.

E’ giovanissima donna di vent’anni o poco meno, che dalla mattina alla sera si divide tra vari lavori e lavoretti, un giorno da una signora per fare le pulizie, un giorno in una famiglia con tanti bambini a fare la baby sitter, le sere in una pizzeria del quartiere a servire ai tavoli, qualche appuntamento come parrucchiera a domicilio…

Una ragazza che sa sbarcare il lunario, alla faccia di tanti bamboccioni…

Federica ha pochi grilli per la testa…la sera torna a casa talmente stanca, che riesce a malapena a pensare di chiamare qualche amica…

Ogni tanto esce anche lei, meno di quanto desidererebbe, un giro in discoteca, una cena con amici, talvolta il boowling…ma pochi divertimenti e molto distanziati nel tempo.

Non ha ancora un ragazzo fisso…per adesso si guarda intorno, si fida poco.

Dovrebbe incontrare un santo, uno che potesse riuscire con dolcezza, pazienza e una grande dose di amore a creare una falla nella barriera imponente in cui lei è arroccata, anima e corpo.

Dovrebbe incontrare un uomo buono, che non ama i confronti serrati e faticosi, che lasci un poco correre, che non si attacchi a discutere ogni frase, ogni velatura nei gesti e nelle parole.

Dovrebbe essere un uomo niente affatto pesante.

Il gruppo di amici di Federica è comunque quello delle scuole superiori, con cui lei è rimasta in contatto, ragazzi e ragazze giovani, affabili ed allegri.

Ma un’amica vera, quella che tutti desiderano, quella che è preziosa come un tesoro, ebbene non ce l’ha…una a cui confidare i pesi del cuore, da cui essere sollevata dai problemi con un volo di parole speranzose e con un sorriso complice od un abbraccio affettuoso.

Federica desidererebbe tanto avere un’amica così.

Ma non l’ha ancora trovata.

Dovrebbe incontrare una ragazza, capace di ascoltare, di non stancarsi dei suoi silenzi, delle sue paure, del suo improvviso chiudersi in un a sorta di mondo immaginario, dove vaga sola per giorni, impossibilitata a tornare indietro, senza una mano amica.

Dovrebbe insegnarle a ridere, a lasciarsi andare, a divertirsi un poco, a lasciar uscire da sé tutto un sommerso di affetto, passione, dolcezza, tutto ciò che racchiude in uno scrigno  che non condivide , ma che metterebbe in luce la sua bellezza interiore.

Non ha ancora incontrato un fidanzato speciale, né un’amica altrettanto eccezionale.

Per adesso però si accontenta di ciò che ha…

Federica, in una delle sue serate solitarie e stanche per i piedi gonfi e la schiena dolorante, in uno di quei giorni un pò no, che attraversano il tempo della nostra misera umanità, navigando su facebook, per un caso fortuito, si è imbattuta in un mio articolo scritto tempo fa, riguardo la storia di una ragazza che chiedeva aiuto per suo fratello rinchiuso (è il termine esatto) in una casa famiglia.

Ho trovato una sera, la storia di Federica nella mia posta, uno sfogo carico di lacrime, di rabbia, stupore, parole semplici un poco sgrammaticate, ma che mi sono andate dritte al cuore.

Le ho risposto, e da allora è iniziato un carteggio breve ma gravato di dolore e di fatti per cui chiede una parola, un aiuto, un consiglio.

Federica attraverso quel primo articolo ha scoperto di trovarsi in un mondo in cui il dolore, quel suo stesso dolore è condiviso da tantissime altre persone ed ha cominciato pian piano ad aprire il suo cuore.

Federica pensava di essere l’unica a portare nascosti i segni vergognosi di un’infanzia drammatica, e non sapeva che tanti bambini si trovano in casa famiglia, pur avendo delle persone che possono tranquillamente provvedere loro, pur avendo delle madri che li aspettano e li piangono.

Federica non sapeva che il suo dramma è una orribile fotocopia di tante storie tutte uguali, accomunate da odio, rabbia, litigi e distruzione.

Perchè Federica ha un fratello di quattordici anni chiuso contro la sua volontà in una casa famiglia.

E non immaginava proprio quanti ragazzi siano nella stessa condizione di suo fratello…

E’ entrata in contatto con tante mamme che vivono il dramma della prigionia del figlio, senza che ce ne fosse un reale bisogno.

Ha conosciuto ragazzi che aspettano il ritorno dei propri fratelli.

Federica ha scoperto di non essere sola e di poter gridare tutto il suo pianto a chi la può comprendere  senza quasi spendere troppe parole.

La sua è una vita iniziata all’insegna dell’infelicità.

Sua madre, con cui lei ancora vive, è una fragile donna, molto semplice, poco istruita, ma con un cuore grande, due occhi sempre imploranti e delle rughe precoci, scavate sulle guance.

Rimase incinta di lei a sedici anni, matrimonio riparatore, poca conoscenza del marito, una veloce e non ben identificata passione iniziale, finita tra le ceneri di una vita grama, in cui le fu ben presto chiaro il suo ruolo di schiava, di valvola di sfogo, di catalizzatore dei più bassi istinti animaleschi, in cui tutto d’un colpo, si sono infranti i sogni e le speranze.

La povera madre era stata una ragazza ingenua, così desiderosa di provare precocemente le forti emozioni della vita, da cadere tra le braccia del primo arrivato, un belloccio con un pò di muscoli, con le magliette attillate ed il pacchetto di sigarette sempre in mano, uno che ti guardava e sembrava ti si infilasse dappertutto.

La madre pensò di aver incontrato un seduttore e si diede da fare per conquistarlo…con tutta la sua ingenuità di piccola donna e la superficialità che le veniva da letture non molto edificanti di romanzetti in cui le protagoniste venivano sedotte da uomini che poi le rendevano le regine del cuore e del loro castello.

Altro che castello!

La madre di Federica si ritrovò in una prigione di menzogne e per giunta incinta, evidentemente incinta.

Dopo la nascita della bambina, lei sola a combattere le notti insonni per i pianti della piccola, a destreggiarsi con quattro soldi per campare, con un marito sempre in giro a molto bighellonare e poco lavorare.

La prima sera in cui lui tornò ubriaco, la violentò.

E poi ancora, e di nuovo, e di nuovo…

Giovane donna, giovane madre, ormai disillusa, con la morte nel cuore e tutti i desideri sepolti nel luridume della violenza.

Abortì di nascosto… una, due volte, forse tre.

Quando i segni sul volto erano evidenti, quando il ventre le doleva come se l’avessero investita, non usciva di casa, evitava, per non farsi compatire.

E la bimba cresceva… urla botte, improperi, e la bimba cresceva. E vedeva…vedeva tutto…e pensava fosse normale, pensava fosse il mondo dei grandi.

Era una bimba silenziosa, una spia l’avvisava che era meglio che facesse finta di non esserci, imparò i giochi solitari e immaginari.

Era una bimba pensosa, Federica, quel mondo che la rifiutava, la spingeva a crearsi una terra  incantata in cui si rifugiava per giorni interi.

La madre era troppo persa a difendersi da quello sterile amore che si era trasformato in odio. Era troppo intenta a compiangere la sua vita distrutta, la sua giovinezza, la sua bellezza. Troppo immersa in desideri di fuggire e trovare un principe che la conducesse via dalla bestia che la teneva prigioniera.

Ma a lei, nonostante tutto, la curava, la vestiva come una bambolina, la coccolava…

I vicini, i familiari, fingevano di non sentire, di non sapere, di non conoscere.

Alzavano la radio se le urla correvano veloci tra le pareti, non commentavano il volto livido della madre…

Nessuno mai tese una mano, un fazzoletto per piangere, nessuno mai disse una parola.

La madre rimase di nuovo incinta e stavolta non riuscì ad abortire.

Nacque un maschio, uno splendido bambino dalle gambe lunghe e dagli occhi di brace.

La madre lo adorò dal primo istante.

Per lei, lui divenne tutto.

E lo tirò su bene.

Al punto che all’improvviso ebbe la forza di ribellarsi.

Una sera il marito ubriaco tentò come sempre usarle violenza, l’odore fradicio di sudore, vino, fumo, le mani come artigli a spogliarla e a percorrerla con gesti veloci, il respiro affannoso ed il fiato acido sul collo.

D’improvviso il bimbo si affacciò alla porta…la madre se ne accorse, ma non riusciva a liberarsi dalla morsa dell’animale.

Il suo piccolo, no, lui non doveva sapere quello che facevano alla sua mamma.

Trovò una forza sovrumana, diede calci, pugni, uno nell’unica fragilità dell’uomo, e riuscì a svincolarsi per raggiungere il figlio con gli occhi spalancati.

Ma fu raggiunta dall’uomo, il suo dolce tesoro era in pericolo, si diresse a forza, col figlio in braccio verso la porta, la spalancò e cominciò ad urlare con tutto il fiato che aveva in corpo, alimentato da anni ed anni di silenzio.

Quello che avvenne dopo fu terribile.

Accadde che il padre riuscì a cavarsela con dei rimproveri limitatamente pesanti. La madre invece, si ritovò in un incubo senza fine. Venne considerata troppo debole, incapace di dedicarsi con continuità ai suoi figli e fu lasciata sola, avvoltolata in giudizi di incapacità genitoriale.

Federica in men che non si dica si ritrovò in casa famiglia con il fratellino…

Nelle sue lettere Federica non mi ha raccontato tutto il dramma, mi ha fatto intuire che stare senza la madre è stato intraducibile per l’orrore.

Mi ha parlato invece del suo dolore di oggi, perché ora che lei è maggiorenne, ha potuto scegliere di tornare dalla madre, ma suo fratello è ancora lontano da lei, in un a casa famiglia in cui viene tenuto in maniera coatta.

Ogni giorno, tra un lavoro e l’altro piange tutte le sue lacrime. Ha pochi soldi, non tanti per pagare le spese legali di un bravo avvocato, non tanti per chiedere consiglio a chi i consigli li sa dare.

La sua mamma, questa fragile donna che li ha partoriti, nonostante i suoi drammi una madre lo è stata, una brava madre, tutta sola nella sua prigionia. Per il fratello si sarebbe buttata nel cuore, gli avrebbe dato tanto amore, tutti i giorni, il meglio di sé, avrebbe lavorato ovunque per mantenere i figli.

Invece questo amore le è rimasto lì nel cuore, con l’obbligo, per favore, di non mostrarlo.

L’hanno punita per la vita in cui si è cacciata alla ricerca dei suoi sogni e le hanno tolto i figli, l’unica ragione di vita, l’unica possibilità di lottare per essere migliori.

Le hanno tolto suo fratello…Quante volte, ancora oggi, dopo essere ritornata a casa, la scopre sul letto a piangere abbracciando il suo dolore tra il petto, lanciando flebili lamenti.

Una donna distrutta…che ha dovuto imparare a vivere senza i figli.

Federica può vedere raramente suo fratello: una volta a settimana possono incontrarlo all’istituto.

Trattano lei e sua madre come degli insetti da tollerare.

Possibile che non ci sia tra loro un operatore che abbia un cuore e l’intelligenza per capire?

Federica rivuole suo fratello.

Perchè non può stare a casa con lei e sua madre?

Lui adora entrambe, ha una rabbia repressa perchè non vuole rimanere in quello che non è il suo rifugio.

Studia poco, è spesso triste, arrabbiato, è controllato su tutto, non ha amici.

Come potrebbe farseli, gli amici?

Non è libero di uscire dopo la scuola.

-Aiutatemi, voglio uscire di qua!- dice spesso a lei e sua madre

Negli ultimi tempi lo dice meno spesso, perchè gli operatori minacciano che non gli faranno incontrare più  la sua famiglia, che lo induce a strani atteggiamenti, lo rende rancoroso…

Ormai Federica non spera neanche più… sa che dovrà aspettare che suo fratello abbia diciotto anni per potersi liberare dalle decisioni  degli uomini che amministrano la giustizia minorile.

Sa che solo allora potranno darsi la mano e percorrere insieme un altro tratto di vita: fratello e sorella…insieme.

Intanto, nell’attesa deve riuscire a gestire il pianto dirotto che grida l’ingiustizia e che ha sempre nella gola, come una morsa.

Intanto deve sopportare gli occhi pesti di lacrime della madre, la sua amabile madre, con le mani screpolate dalla fatica nelle case dei signori…

Io posso solo gridare con le mie parole quello che lei ha nel cuore:

“Ridatemi mio fratello!”

FLO

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21 Risposte to "FEDERICA RIVUOLE SUO FRATELLO!"

Ma in quanti saremo a vivere questa situazione? nn solo di madri sorelle /fratelli ad essere privati di un figlio /fratello. e nn solo ma anche a condividere la situazione di schiave dentro le mura domestiche ? io nn meritavo nemmeno mangiare… ero una lavorante a costo zero… , spero che il cielo si squarci dalle nubi di tempesta e spunti un raggio di sole per tutti/e Un abbraccio

anche a te.

Ciao, mi ha fatto piangere questa storia, scritta poi tanto bene. Tanta ingiustizia, tanta sofferenza inutile ed evitabile. Mi auguro soltanto che qualcosa si stia smuovendo nei tribunali. Vorrei vedere il lato umano di questa gente, vorrei vedere risposte umane, bambini finalmente sorridenti.
Emeline.

come vorrei anch’ io.
emeline sei un sostegno, anche con le tue ricerche, che mi danno l’imput.

è una storia tremenda,povera federica ha dovuto crescere con la violenza sotto gli occhi sempre.non riesco a capire perchè lui è stato:pesantemente rimproverato:,mentre quella poveretta di sua mamma ha dovuto pagare per delle colpe non sue,avrebbero dovuto aiutarla lasciandole i suoi figli e aiutandola a crescerli.so che niente ripaghera quello che hanno subito ma quando saranno finalmente insieme tutto si sistemera.bisognerebbe che qualcuno con possibilita o conoscenze aiuti questa ragazza,popolo di fb facciamo girare forse qualcuno ci aiutera.baci a federica e la sua mamma

anch io rischio di vedere i miei due figli separati a causa delle accuse che mi muovono di esser affetta dalla pas

pazzesco.non bisogna permetterlo, la pas non esiste.

LETIZIA che di tribunale ne ha visti e avvocati pure, questa cosa non la sopporta, togliere un figlio ad una mamma che ama con tutto il cuore, che ha rischiato la vita,per lui che era il padre che si umbiacava e che violentava questa povera donna ma dov’è l’intelligenza delle persone studiate? questoè sul kibro non nel cuore non negli occhi, per vedere la verità. Aquesta gente non glieli toglie nessuno i figli? Loro sono perfetti? non credo il signor perfetto deve ancora nascere, perchè un bambino deve stare male a casa d’altri?, tanto vale che sta male a casa sua con la propria famiglia, ora non corre più nemmeno il rischio di un padre violento, potrebbe essere un sostegno alla mamma e la sorella che lo amano , ma sono dei cervelli di gallina non cervelloni

brava, siamo guidati dalle galline….

sono daccordo con voi, altro che galline, a volte sono piu intelligenti capisci a me

Esatto proprio questo mi fa impazzire: queste persone (assistenti e operatori sociali, psicologi, CTU, mediatori) che decidono delle nostre vite e di quelle di bambini soprattutto (prendendosi la responsabilità di poter loro rovinare la vita), credono di poter dire a tutti dall’alto del pulpito sul quale i giudici li collocano, come si fa ad essere perfetti genitori!!! Ma loro lo sono? Hanno figli?
Chiunque abbia provato l’eccezionale esperienza di un figlio voluto e amato, sa che si sbaglia continuamente e si impara dai propri errori, e dagli stessi figli e che non esistono metodi infallibili validi per tutti i bambini ( a partire dai vari manuali tipo “Fate la nanna”).
Ed invece oggi è tutto un proliferare di diktat, per esempio i consigli della TATA.
Ma perchè non studiano per fare bene il loro mestiere, così delicato, anzichè cercare di sostituire i genitori? Visto il grado di approssimazione con cui gestiscono situazioni delicate,molti ne avrebbero bisogno.
E parliamo tanto di bigenitorialità, ma qui abbiamo terzi che vogliono fare i genitori, mettendo in un angolo i genitori naturali

carissime amiche,
leggendo questo racconto mi sn davvero commossa oltre ad aver introiettato tutta la disperazione e quanta ne esiste. sn un operatore sociale, o meglio, studio per diventarlo e nel frattempo dopo il tirocinio continuo a fare volontariato presso i servizi sociali del mio paese. ne ho viste tante di storie disperate e ogni volta è un pezzo di cuore portato via. le ingiustizie esistono, inutile negarlo. esiste la leggerezza dei giudizi proprio da parte di chi dovrebbe oculare tanto e avrebbe la vita in mano di altri. ma sappiate che nn è facile quel lavoro, è fatto da esseri umani nn robotizzati, che devono scegliere quali le priorità per un minore. so di essere impopolare dicendolo, però abbiate la pazienza di credere che quando un giudice e degli operatori decidono di sottrarre un minore alla custodiia dei genitori è per tutelarlo non per ferirlo. purtroppo posso immaginare che saranno state tante le considerazioni, dall’episodio in cui il minore assiste a scene di violenza sulla madre (ragione abbastanza grave in sè da rendere preoccupante la futura crescita del bambino) alla prevenzione (chi assicura che la madre nn avrebbe fatto nuovamente scelte sbagliate?), fino ad arrivare all’instabilità emotiva dello stesso genitore. purtroppo parliamo di violenza nn di povertà e basta. vi assicuro che prima di prendere una decisione in questo senso sono davvero tante le cose che vengono esaminate attraverso colloqui ed indagini. d’altro canto è anche chiara la volontà dei figli in comunità (perchè vale per tutti) di stare con i genitori e a casa propria. ma abbiate sempre ben presente che la comunità non è un carcere è una possibilità in più per un minore al quale evidentemente viene negata la spensieratezza della sua età e tutto ciò che ne consegue.

marianna ti assicuro che tante tue colleghe non hanno questi scrupoli…fermo restando i casi gravi che esistono…ti assicuro che le mamme a cui levano i bambini sono per la maggior parte meravigliose…ti prego di considerare questo aspetto e sarai un bravo operatore.

Cara Marianna, le Case Famiglia, altrimenti dette Comunità,
SONO M O L T O P E G G I O del carcere! Dal carcere il detenuto sa quando uscirà e ha un avvocato che lo difende, i Bambini invece non sanno quando usciranno e sono in balia di educatori, assistenti sociali, psicologi, giudici che…chissà come mai, quasi sempre NON HANNO FIGLI!

A un bambino rinchiuso in un carcere-comunità viene distrutta l’infanzia e/o l’adolescenza.

Gli vengono impartite continue punizioni per futili motivi (tanto nessuno controlla i suoi educatori nè li contesta!) e gli vengono imposte visite protette con la sua famiglia (in presenza di operatori che ne “studiano” il linguaggio e il comportamento x poi scrivere un sacco di demenzialità) oltre che alle telefonate protette…e il cibo è davvero razionato…

Non mi fare parlare troppo Marianna e pondera quando dici “la comunità non è un carcere è una possibilità in più per un minore al quale evidentemente viene negata la spensieratezza della sua età e tutto ciò che ne consegue” perchè è evidente che NON SAI DI CHE STAI PARLANDO!

Siete voi operatori sociali che negate la spensieratezza e ciò che ne consegue ai bambini…

L’errore, grave, poi, secondo me, è credere che l’allontanamento dalla madre sia l’unica soluzione.
Se si pensa al bene del minore, allora forse Si dovrebbe pensare ad aiutare e sostenere chi è in difficoltà perchè magari ha subito una vita di violenze. Chi seglie uomini sbagliati o violenti, spesso, ha visto e spesso subito quella stessa violenza nella propria famiglia, dai propri genitori. Per cui sottrargli i figli significa distruggere ogni possibilità di riscatto nella vita.
Secondo me è giusto ACCOMPAGNARE eventualmente i genitori in difficoltà nel loro percorso, non isolarli e lasciarli al loro destino e soprattutto FAVORIRE in tutti i modi la continuazione del rapporto dei genitori con i figli. Ovviamente con esclusione dei genitori pericolosi e violenti. Le comunità invece usiamole per ciò per cui sono state concepite, ovvero aiutare chi purtroppo i genitori non ce li ha e non ha nessuno che possa prendersene cura.

sono a conoscenza di molti casi di questo genere in sicilia. questo è un fenomeno collaterale alla pedofilia e alla mercificazione dei bambini, a discapito dei legami affettivi con genitori che, molto più spesso di quello che si creda, si possono aiutare diversmente, invece li si uccide “dentro” togliendo loro i figli, e costringere i bambini nell’orrore di vivere senza la madre, che quasi sempre è vittima insieme a loro. purtroppo oggi la “casa-Famiglia” equivale a “buisiness”, dove, il più delle volte, finiscono interessi di gente senza scrupoli che vi lucrano, grazie a legami contigui e conniventi con i servizi territoriali e i T.M. …buisiness alimentato dal dramma di migliaia di giovani senza lavoro, come psicologi, assistenti, sociali ed “educatori” che, pur di guadagnare grami e discontinui stipendi, si fanno servi di un gioco perverso, in netto contrasto con quelli che dovrebero essere i principi ispiratori delle loro professioni…occorre fermare tutto ciò…ma chi è disposto ad ascoltare e ad agire oggi? come reagiscono a tutto ciò gli interlocutori istituzionali? ma non bisogna scoraggiarsi…è ora di dare un corpo organico alle azioni di lotta contro tale sistema di cose!

è ora che ci muoviamo in maniera organica…i bambini non hanno parola e non hanno voto…come mi diceva qualcuno…

Hai detto la cosa giusta: i bambini non votano…perciò ai politici non interessano.
Tanto, non sono figli loro….

capisco lo sconcerto, il dolore e comprendo il fatto che possano esistere comunità-lager in evidente conflitto cn i principi ispiratori delle professioni suddette. molto spesso gli “educatori” (professione che io stessa nn concepisco molto) sono conniventi e anche, perchè no, da educare essi stessi. un bravo operatore è semplicemnte una persona ponderata, con una propria coscienza che nello specifico delle comunità deve premunirsi e sondare prima di sceglierle. generalmente si fa così.o si dovrebbe. inoltre è dovere di un assistente sociale controllare nel corso del processo educativo che tutto per il minore vada per il meglio. io di comunità ne ho viste parecchie, alcune abbastanza deprecabili altre davvero meritevoli di lode. ma quel che vale per esempio per le maestre o le baby sitter vale anche per chi lavora nel sociale, nn si può pensare che sia il sistema sia sbagliato o nn si può fare di tutta un’erba un fascio, altrimenti aboliremmo anche le scuole. nn metto in dubbio che ci sia chi fa questo lavoro con leggerezza, ma se esiste è pur sempre contestabile. se parliamo di casa famiglia e di minori accolti perchè provenienti da stati di disagio che ne hanno evidentemente turbato la crescita è un vantaggio. ripeto, nn si mandano i minori in comunità per sciocchezze, perchè è chiaramente ed evidentemente una lacerazione, uno strappo, sia per i bambini che per la famiglia stessa. infine, è chiaro che una volta in comunità tutto dipenda dagli operatori. in tal caso, siccome per ciò che concerne un minore, c’è un tribunale al di sopra che ne sonda l’andamento si possono sempre fare segnalazioni e denunce. molti l’hanno fatto e cn successo.

Basta con le ipocrisie e la mercificazione dei nostri bambini.
Ho firmato la petizione presente in questo blog che mi sembra finalmente una buona iniziativa e spero che in molti altri la condivideranno. Perchè i fratelli non sono oggetti che vanno spartiti uno di quà e uno di là: i figli devono CRESCERE INSIEME.
http://www.petizionionline.it/petizione/dopo-il-divorzio-non-separate-i-figli-tra-i-due-genitori/1356

I fratelli non vanno separati. MAI!

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