Mamme Coraggio

EMMA GENTA: GIUSTIZIA INGIUSTA

Posted on: 3 luglio 2010

A s s a s s i n i o e f f e r a t o, o m i c i d i o, a c c o l t e l l a m e n t o, s t r a n g o l a m e n t o, r e c i s i o n e d a p a r t e a pa r t e, t or t u r a, o m i c i d i o c o l p o s o…

Parole gravate dal peso dell’orrore, macchie che imbrattano la bellezza della vita, che assalgono con la loro violenza, eppure così presenti nei nostri discorsi, da perderne, a volte, la portata angosciante.

Per questo scandiamole bene, imprimiamole con l’inchiostro, perchè dietro ognuno di questi orribili lessemi ci sono infinite tragedie umane, vite che volevano vivere, distrutte e deturpate.

Dietro ogni suono pulsa il dolore di chi rimane.
Come Patrizia Genta, che versa le proprie lacrime bagnate di rabbia e rancore perché, per l’ennesima volta, la giustizia è stata ingiusta.

Patrizia piange sua figlia Emma.

Mi scrive il suo dolore, mi racconta le sue cadute nel baratro della disperazione da cui spesso non vorrebbe risalire, ed il suo rialzare il capo e provare ad incontrare nuove ragioni di vita.

Perché Emma era la sua ragione di vita.

L’aveva partorita a vent’anni, e l’aveva cresciuta con tutto l’amore di cui era capace.
Sola. O meglio con l’aiuto di una grande e problematica famiglia, ma sola.

Il padre di Emma, non se l’era sentita di rimanere accanto a loro e le aveva abbandonate.

Un abbandono molto doloroso per Emma che amava quell’uomo irresponsabile e che si trovò a fronteggiare una situazione non certo semplice per una ragazza madre che viveva a Napoli.

Fu così che ad un certo punto Emma e la sua famiglia d’origine decisero di trasferirsi a Foligno in Umbria, con la speranza di garantire speranza di vita migliore per tutti e soprattutto per la bambina.

Emma, comunque, crebbe bella, gentile e buona d’animo.

Era anche una ragazza molto fragile ed insicura, perché aveva sempre desiderato di essere amata da quel padre che l’aveva abbandonata ed aveva dovuto superare una delusione dopo l’altra.

Aveva una madre, che la proteggeva, ma suo padre…non valeva forse l’amore di suo padre?

Sognava una famiglia, un uomo da amare e da cui essere contraccambiata, a cui affidare il suo futuro, le sue speranze, desiderava dei figli su cui riversare quell’amore troppo grande da contenere per sé.

Amava gli animali…la sera se ne andava in giro per il quartiere a lasciare di quà e di là il cibo per loro.
Era una gattara…o meglio un’animalara (mi permetto di coniare un termine nuovo).

Generosa, sincera, sognatrice…ma anche molto ingenua.

Comunque, ormai trentenne, trovò un uomo, un marocchino, di cui si innamorò, al punto da desiderare di sposarsi, di andare a vivere con lui, nonostante tutte le perplessità della madre, sempre preoccupata per la felicità della figlia.
Fu così che, proprio il giorno del matrimonio, per festeggiare, incappò nel ristorante, il cui proprietario divenne il suo assassino.
L’uomo si offrì di affittare ad Emma ed a suo marito un appartamentino, una soffitta situata proprio sopra la sua abitazione.

Ad Emma parve che il futuro le spalancasse le porte del paradiso: una nuova vita e sotto i migliori auspici ora che aveva trovato una casa…

Purtroppo la maggior parte delle volte la realtà cammina esattamente all’opposto delle favole, su binari diversi ed in direzione contraria.

I rapporto tra proprietario ed inquilini furono da subito difficili a causa delle continue vessazioni del proprietario, che non smetteva mai di rimproverarli, per ogni cosa, per motivi più o meno futili.

Finché l’uomo, decise di sbatterli fuori di casa con ogni mezzo, adducendo a giustificazione il fatto che l’affitto non era stato onorato.

Emma chiedeva almeno il tempo di potersi cercare un’altra sistemazione, ma nulla da fare…e le violenze verbali erano all’ordine del giorno, al punto che, una volta, alcuni agenti delle forze dell’ordine, accorsi sul posto, consigliarono ad Emma di denunciarlo per le aggressioni verbali e per la gestualità violenta ed aggressiva.

Emma non lo fece…

Fu così che, la sera del 28 aprile 2008, Emma rientrata a casa, trovò la serratura cambiata e le sue cose buttate fuori in sacchi della spazzatura.

Corse a rendere conto al proprietario di casa, arrabbiata, molto arrabbiata per essere stata trattata come una persona senza dignità e a cui non si doveva il giusto rispetto.

Entrò come una furia nel ristorante gestito dal proprietario di casa, seguita da una sua amica, unica testimone (il marito era fuori città per lavoro).

Nacque un diverbio, l’uomo si recò in cucina, prese un coltellaccio di 32 centimetri di lama e colpì, durante una colluttazione la povera Emma.

Fu colpita al fianco, una ferita mortale.

All’età di 31 anni Emma, perse la vita.

E con lei, morì nell’animo, sua madre.

Vite spezzate, distrutte dalla furia omicida di uomini senza freni, armati fin dentro al cuore di violenze, omicidi, brutture.

Ci fu un processo lo scorso anno, col rito abbreviato, naturalmente.

Il Pubblico ministero Daniela Isaia, chiese 30 anni di galera.

Non potè richiedere l’ergastolo perchè, essendo il processo con rito abbreviato, bisognava considerare un terzo di sconto della pena, quindi 30 anni erano il massimo.

Sconto della pena...
Mi suona strano in questi casi in cui una vittima è lì a terra senza vita.
Non pare anche a voi?

Comunque la conclusione del processo portò alla pena esemplare, ma proprio tanto esemplare, di 14 anni e 8 mesi.

14 anni e 8 mesi.

Lo ripeto, perchè non riesco proprio a capire come poi, pochi mesi dopo, alla conclusione definitiva del processo, l’assassino, grazie alle attenuanti generiche, si sia ritrovato a scontare la pena agli arresti domiciliari, con la possibilità di lasciare la sua abitazione a orari prestabiliti.

Io ancora sono costernata.
Voi come state?
Tranquilli? Tutto ok, tutto ok?

Non credo.

Comunque oggi la mamma di Emma, che dovrà proseguire i suoi sogni in paradiso, non perché l’abbia deciso Qualcuno più in alto di noi, ma per volontà di un individuo, dicevo, la madre, dovrà sempre vivere con l’incubo di incontrare l’assassino di sua figlia.

Anzi è già successo mentre portava a spasso il cane.

Se lo è trovato dinnanzi in uno dei suoi orari prestabiliti, lui è stato minaccioso e l’ha trattata con arroganza.

Lei, la madre della vittima.

Cari lettori, tutto ok, tutto ok?
Non credo.

Patrizia non esce quasi più di casa, è sola nel suo dolore, arrabbiata, a me pare che sia stata anche un poco abbandonata e che non ci sia molta solidarietà intorno a lei.

Patrizia è chiusa ne suo dolore e sola, molto sola.

Ha scritto una lettera al Ministro Alfano, denunciando quello che è accaduto, cioè che l’assassino di sua figlia gira indisturbato per il paese e che lei trema ogni volta che ne percepisce la presenza.

Sarà mai degna di una risposta?

Ecco, ora lo chiedo io, a tutti ed in primis al Ministro Alfano:

Ministro, mi permetta, non crede che qualcosa debba cambiare in questa nostra giustizia ingiusta? Un suo interessamento a questa e ad altre vicende della stessa portata, sarebbe indispensabile. La ringrazio per l’attenzione.-

Sarò degna di una risposta?

Veramente dovrebbe esserne più degna Patrizia, la madre.

Comunque al massimo saremo in due a non esserne degne.

Perchè io voglio stare dalla parte delle vittime e mai degli aggressori.

Che dite, cari lettori: tutto ok, tutto ok?

FLO

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2 Risposte to "EMMA GENTA: GIUSTIZIA INGIUSTA"

come è possibile che una xosna che uccide,se ne sta a casa cn i domiciliari?domiciliari è la stessa cosa di libertà,xchè tu hai la libertà di stare cn i tuoi cari,di stare cn i tuoi figli,e tu essere immondo che hai ucciso la figlia di un altra xosna come dormi la notte???come puoi guradare in faccia i tuoi figli e nn aver dolori allo stomaco,incubi ricorrenti dopo che hai tolto a una madre la propria figlia??queste cose succedono solo in italia,solo qui chi uccide è libero,nelle altre parti del mondo esiste la pena di morte,io fino a qualche anno fa ero contraria,ma da qualche anno a questa parte no,l italia fa davvero schifo,solo qui la giustizia ce l hanno gli assassini,di qualunque tipo,xchè la giustizia sta dalla loro parte non dalla parte delle vittime.Io nn riesco a immaginare il dolore straziate di questa mamma e di molte altre,xchè troppe mamme devo preparare un funerale,troppe mamme devono vedere le proprie figlie in una bara,troppe mamme soffrono questa tragedia,molte,anche troppe,nessuna mamma dovrebbe sopportare questo,nessun essere umano,ma io parlo da mamma,nn riesco nemmeno a immaginare un dolore simile,io che guardo le mie figlie,che quando si fanno anche un piccolo taglio dico in mente mia,come vorrei soffrire io al posto loro.Sono vicina cn il pensiero a questa mamma,spero davvero che la giustiza prima o poi faccia il suo corso ma nn è così,l italia è un paese corrotto,è un paese che fa schifo,in troppi sensi.Grazie Flo x i tuoi articoli,mi piaciono sempre tantissimo…Patrizia Genta anche se le parole non servono a molto ti sn vicina,con il pensiero sopratutto xchè in una tragedia del genere non si dovrebbe essere mai soli…..

No! non è tutto ok, è una cosa allucinante quella successa a Patrizia.
Da qualche anno, seguo con interesse le varie storie di donne che hanno subito violenza , donne uccise per mano di assassini assetati di sangue, ma una vicenda simile, giuro non l’hò mai sentita.
E una vergogna per l’Italia intera, un Giudice incapace di Giudicare e condannare severamente , fà scandalo, non accetto questa sentenza è VERGOGNOSA, mi son chiesta,
” Perchè il Giudice ( donna oltretutto, ) hà emesso questa sentenza ?
“Perchè concedere gli arresti domiciliari a questo ASSASSINO ?
Mi sorge un dubbio atroce che sia stata, diciamo ……..Convinta o cosa , per essere stata cosi lassiva ?
Penso sia il caso di approfondire di più su questa sentenza che sà di GROSSO ERRORE GIUDIZIARIO.
Sig. Ministro Angelino Alfano, Ministro della Giustizia, non crede che dovrà intervenire su questo Processo e rivedere gli Atti?
La invito a guardare la questione con occhi bene aperti, troverà molte lacune in questo Processo, inoltre indaghi su CHI! hà condotto le indagini, chi erano gli Avvocati difensori del colpevole , chi hà deciso una sentenza simile, una sentenza che NON sà di Giustizia, ma di condanna verso una donna colpevole solo del fatto di non aver saldato il conto della rata d’affitto.
Tremo al solo pensiero che in Paese un uomo/assassino, passeggi tranquillo e spavaldo per le vie , mi auguro solo di NON incontrarlo mai , potrei essere la prossima vittima

NO !! NON E TUTTO OK PER NIENTE CE’ DA RABBRIVIDIRE DI QUESTA STORIA.

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