Mamme Coraggio

VITTIME: non voltiamoci dall’altra parte…

Posted on: 23 settembre 2010

Scrivo sotto l’onda della delusione cocente, perché un gruppo di persone, familiari di donne uccise in maniera barbara dai loro compagni, i quali girano, dopo una condanna dannatamente breve, per le loro città, liberi come l’aria, hanno cercato di organizzare delle manifestazioni nella capitale ed in altre città d’Italia,  per far udire la loro voce e chiedere la certezza della pena per gli assassini.

Ebbene, per vari motivi, le manifestazioni non sono proprio partite…soprattutto non si è trovato il magma, la giusta sensibilità...insomma non ci sono state tante adesioni…si rischiava di andare in un gruppuscolo sparuto con i cartelloni a coprire i pochi…

Che tristezza.

A Roma, quando arrivano i sindacati, le piazze si riempiono che è una bellezza…tutti reclamano (giustamente) un tenore di vita migliore…accalcati uno sopra l’altro, gli slogan in bocca, le bandiere al collo, non riesci a passare in bici neanche se fai la gincana.

Ma se c’è da dare solidarietà alle vittime di ingiustizie…guardate lo vedo spesso qui davanti a Montecitorio, quasi ogni giorno…quattro gatti.

E qualche giornalista che passa di lì per caso, getta una domandina giusto per pietà.

Vittime: ma chi sono?

Che vogliono? Che cercano? Che chiedono?

Perché non serrano la loro bocca invece di raccontare le loro raccapriccianti esperienze?

Perchè girano per le città, vanno a lavorare, magari al cinema o a tentar di trovare cose divertenti da fare?

Perché esistono?

Penso ad una splendida donna, splendida davvero con quel suo sorriso impertinente, con quella sua voce squillante e chiacchierina.

Una donna di nome Francesca Baleani, che mi onoro di chiamare amica, che qualche anno fa, fu quasi uccisa barbaramente dal suo ex marito, una persona di tutto rispetto per i più, direttore artistico dell’arena della sua città.

Picchiata a sangue, portata come un sacco fuori di casa, senza che nessuno si accorgesse di nulla…strano…gettata come spazzatura tra la spazzatura, perchè creduta morta.

Ma quella donna che non meritava di vivere perché cercava una nuova dimensione, una nuova indipendenza, libera dai legacci di un uomo che si era rivelato per quello che non sembrava, quella donna, dicevo, non era destinata a morire.

Un angelo, Andrea, un giovane, che passava lì vicino, per caso, per puro caso (se così vogliamo chiamarlo, ma io non credo al caso), perchè sarebbe dovuto essere da tutt’altra parte, sentì flebili lamenti provenire dal cassonetto…si avvicinò pensando forse di scoprire un animaletto.

Quello che trovò, io non riesco neanche a immaginarlo…

Francesca si è salvata, la sua tomba rimarrà vuota per molto tempo, Francesca ora è viva.

Ma ha combattuto per rinascere, per riacquistare tutto di sé, la parola, i movimenti, la forza, la bellezza, la volontà.

Anno dopo anno, mese dopo mese, giorno dopo giorno, ora dopo ora.

Soprattutto ha duto recuperare la volontà, perché Francesca vuole vivere…chissà, dopo tanto dolore, cosa le regalerà il futuro…come minimo mi aspetto per lei un mare di felicità travolgente.

Chissà…

Intanto, il mancato assassino, che ha ricevuto la condanna a nove anni e quattro mesi di reclusione e che dovrebbe risiedere presso una comunità per scontare la pena, gira indefessamente per la città, vaga vicino alla casa dei parenti di Francesca e forse…potrebbe pure pensare di farle una visitina di cortesia, così, giusto per capire di che pasta è fatta quella donna che non ha voluto proprio morire.

Non si capisce perchè giri libero, ma non si capisce perchè sia stato affidato ad una comunità. Forse per recuperare la sua anima?

Bèh, sarei d’accordo, ma prima penso che dovrebbe scontare la sua pena e poi, dopo, parlandone un poco, si potrebbe decidere per la sua povera anima.

Un uomo che non ha chiesto mai perdono.

Un uomo, che la sua città, Macerata dovrebbe condannare, e che invece protegge.

Un uomo di cui qualcuno ha detto, che ha compiuto il gesto efferato per troppo amore.

C’è qualcosa che stona in tutto questo.

Il carnefice diventa vittima e, poverino deve scontare la pena…ma perché in fondo…Francesca neanche è morta, perchè deve stare in carcere…è stato un momento d’ira…

Falso buonismo, falso moralismo, falso cristianesimo…

La vittima, Francesca, diventa ingombrante, dovrebbe fare meno storie, stare di più al suo posto, fa una brutta pubblicità alla città.

Per fortuna Francesca può sopportare tutto questo perché ha una famiglia meravigliosa ed amici che la supportano e l’appoggiano.

Vittime: dovrebbero essere protette, ascoltate, amate.

Dovrebbero essere al centro della nostra compassione.

Cum-patire, patire insieme, nel senso che il peso dell’uno diventa il peso dell’altro, perché la sofferenza diventi più sopportabile…

Vittime lontane, sconosciute, i cui sguardi, le cui parole feriscono la nostra sensibilità e lasciano un vuoto di domande inespresse.

E quante vittime, mentre ci addoloriamo per quelle che ci presentano i giornali, ci vivono accanto e magari non le riconosciamo come tali.

Vittime che hanno i colori dell’infanzia…dove ogni gesto costruisce un pezzo di umanità. O lo distrugge.

I bambini che le maestre crescono ogni giorno, al sicuro delle aule scolastiche, che portano i lividi delle percosse, che chiudono in se stessi le loro paure, che nascondono dietro ad una cortina di ferro, orrendi segreti.

E quando la barriera si frange…esce un fiume purulento che non si vorrebbe riconoscere.

I giovani, che coprono dietro i segni della loro trasgressione esteriore, l’insicurezza e la rabbia, le lacerazioni e gli inganni dei grandi.

Quando, a certe ore, passo a Piazza del popolo a Roma, magari di sabato, mi sembra quasi di attraversare un girone dantesco infernale e l’amaro che mi lascia me lo porto dentro per un pò… e non passa neanche quando arrivo a Piazza di Spagna in mezzo ad un mare di persone allegramente in vacanza e con la macchinetta digitale incorporata all’occhio….neanche quando entro nel mio negozio preferito.

Girone infernale.

Tanti, tanti giovani, che come un tam tam, si cercano e si richiamano da ogni parte della città, per incontrarsi lì, tra le tre chiese più famose di Roma, dove se entri rimarresti in estasi a guardare Caravaggio…per ore, ve lo assicuro.

Un mare di nero, di borchie, piercing, a centinaia, a ferire il corpo, le braccia segnate dalle lamette, catene da tutti i pizzi, capigliatura lasciata da un lato lunga, dall’altro rasata a zero…creste che, per farle rimanere lì, ci vorrà ogni mattina una seduta di tre ore, occhi dipinti di rosso intorno, o di nero…

Ai demoni del nostro immaginario collettivo, questi giovani gli fanno un baffo…

Potrebbe essere una scena di carnevale, ma un carnevale noir, molto noir…che si ripete ogni giorno…per ore ed ore.

Emo, truzzi, dark, metallari, schene queen, punk, gothik, lolita, poser cospleyer, rapper, gabber, zecche, brutallari, psycko, alternativi, chi più ne ha più ne metta…forse ne manca qualcuno…e pensare che io conoscevo solo i pariolini e le zecche col montgomery.

Giovani che non solo mettono in scena la morte dello stile, della bellezza e della classe, con una crudezza esasperante, ma che, annebbiati dall’alcol e  dalle droghe, ti guardano passare attraverso i loro occhi spenti e neanche hanno la forza di manifestare il loro disprezzo e il loro giudizio.

A volte però, la vita ti porta a conoscere più a fondo qualcuno di quei giovani e, se hai occhi per vedere, se ti levi la maschera del ribezzo e del giudizio, scopri che dietro quel vestito di scena, c’è un’anima che palpita e che si cerca disperatamente, che forse non ha mai conosciuto l’amore…e se hai pazienza, se il tuo interesse supera la iniziale curiosità per i fenomeni da baraccone, ti senti dire che sei  una sporca borghesaccia, una che gira col naso in sù, ma che, in fondo, non sei poi così male…

Puoi scoprire che magari sanno scrivere, che hanno dei sogni che neanche loro conoscevano, di cui neanche si ricordavano la presenza…sogni…che sono? ti chiedono…ed io …vai lì sotto al fiume…guarda passare le anatre, rimani a d osservarle, guarda la corrente, porta via tutto, guarda …guarda..e lasciati guardare…

Guarda e lasciati guardare.

Puoi scoprire che puoi insegnare loro che possono buttare fuori le emozioni…scrivendo, disegnando, non è importante, libertà, libertà.

A volte scrivono ed esce il dolore, e tu non vorresti sentire, non vorresti vedere…ma senti, ma vedi. E quel dolore devi accoglierlo…compassione…cum-patire…patire insieme.

E imparare che la sofferenza tutta, anche la più orrenda, quella che la puoi solo accennare per non morire, la puoi scavalcare, metterci i piedi sopra come su un cadavere, per passare oltre…per imparare a guardare il mondo, per imparare a cercare la speranza…a cercarla se questa non è in te.

Vittime.

Mentre scrivo  ricordo, or ora, chissà perchè , il mio cane, morto da tanto tanto tempo…Rin.

Rin come Rin Tin Tin che da piccola mi piaceva da morire e che la notte lo sognavo.

Ebbene, avevo dodici anni, tornavo da scuola con mio cugino e vidi in mezzo alla strada, ferito e lacero, un cucciolo, un piccolo pastore tedesco che guaiva sotto le sassate di un gruppo di ragazzini…

Scacciammo la banda e ci chinammo a guardarlo guaire…fu amore a prima vista.

Io ho una paura terribile degli animali, non posso prenderli in braccio, mi piacciono molto, ma da sempre li guardo a distanza ravvicinata, gli sorrido, ma non mi avvicino e guai a loro se lo fanno.

No, guai a me, perché scappo a gambe levate.

Non potevo prenderlo e raccoglierlo dalla strada, non potevo, pur se cucciolo, la mia paura era troppa.

Ma mio cugino lo fece per me, lo portammo da un veterinaio, ci chiese un milione di vecchie lire per operarlo, altrimenti era spacciato. Chiesi al dottore di aspettarmi che avrei trovato il gruzzolo richiesto.

A casa, mio padre mi disse che no, non potevo  raccogliere i randagi dalla strada, un milione?…scherzavo forse?…

Fu l’unica volta in cui mio padre disse mi disse un no. Un no secco.

In lacrime tornai dal veterinaio, il cagnolino lì a morire e piansi e dissi al dottore che se aveva un cuore lo avrebbe dovuto operare gratis.

Il dotttore,  sorrise e non si fece pregare: lo operò.

Il cagnolino guarì, lo nascondemmo in cantina ed ogni giorno gli andavo a fare le punture.

Per amore, solo per amore e compassione, perchè io non posso toccare gli animali. MIo cugino lo teneva fermo ed io lì a bucarlo..poveraccio quanti tentativi mal riusciti…

E quel cagnolino divenne grande e venne a vivere nel nostro giardino…sempre appresso a mio padre che lo portava ovunque.

Rin, non ha mai potuto leccarmi una mano, non mi sono mai rotolata con lui nel prato.

Rin sapeva la mia paura, si avvicinava piano piano e si lasciava accarezzare, ma quando io ritraevo la mano, lui si accucciava buono buono.

Lui sapeva che gli volevo bene e che gli avevo salvato la vita. E quando mi vedeva erano feste.

Rin…ecco, bisognerebbe ritrovare il cuore dei bambini.

Bisognerebbe tornare un pò bambini…per tornare ad essere meno aridi e più solidali, più attenti…

Come bambini.

FLO

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26 Risposte to "VITTIME: non voltiamoci dall’altra parte…"

E di stamane la triste notizia che un figlio hà ucciso la propria madre 68enne, togliendosi poi la vita.
E ti pareva , mi sono detta che oggi sarebbe stata una giornata tranquilla senza notizie simili.

SI !! Perchè gli omicidi sono diventati ormai , all’ordine del giorno, anzi ,non passa giorno che non si venga a conoscenza di atroci delitti.
Sono una delle due persone che hanno organizzato le manifestazioni di protesta e per avere “LA CERTEZZA DELLA PENA ” che avrebbe, ……ripeto , avrebbero dovuto svolgersi in 4 città Italiane. ROMA, TORINO, MILANO E NAPOLI città cuore della nostra bella Italia.

Due mesi di TAM TAM giornaliero per sensibilizzare l’opinione pubblica, molte risposte affermative nel Social Network di FB ma in concreto solamente una piccola parte di queste persone , hanno aderito veramente, lasciandoci l’amaro in bocca.

Tante belle parole dettate sull’onda delle emozione e del disgusto nel sentire che, solamente nel mesi di Luglio e Agosto ben 13 Donne sono state MASSACRATE, uccise per mano di Assassini crudeli.

Come al solito, non cè stato quell’interesse che ci saremo aspettate, solamente UNA manifestazione è stata possibile fare, Napoli hà risposto al nostro accorato appello, ma……………………

Già, chi partecipò a quella manifestazione ?solo alcuni familiari di vittime della strada e della violenza, un piccolo gruppetto di persone circa una trentina ,che nonostante il loro senso della Giustizia, non sono riusciti coprire un umero sufficente, per dare valore alla loro protesta.

Che dire ? sono delusa e amareggiata, la data era stata scelta con cura, il giorno era Sabato 18 Settembre .
Quel giorno la gente non si reca al lavoro, non avremmo chiesto il sacrifico di rinunciare nemmeno ad un giorno lavorativo , sappiamo benissimo la crisi che cè, ma al Sabato la gente esce a far Shopping, spese al supermercato, si dedica alla pulizia della casa và in pizzeria o al cinema , le manifestazioni in questo caso sarebbero state l’ultimo dei loro pensieri.

Ebbene voglio dirvi una cosa importante, a chi mi scrive INDIGNATO per il massacro di queste donne, per il modo in cui sono state UCCISE risparmiatemi i vostri commenti intasando la posta con minacce di questo tipo, ” Hà se fosse successa a mè una tragedia simile……….oppure io mi sarei fatta Giustizia da sola, ……..altro ancora ….. appena esce dal carcere mi troverà sul portone e lo faccio fuori……….. non è questo che vi chiadiamo noi madri che abbiamo perso una figlia , ma la vostra partecipazione alle manifestazione , per gridare TUTTI insieme ” VOGLIAMO LA CERTEZZA DELLA PENA ”

E non vi chiediamo nemmeno una spalla su cui piangere, abbiamo la nostra famiglia che ci dà conforto, da voi cittadini onesti e consapevoli, avremmo voluto altro, un minimo di CONSAPEVOLEZZA, che a manifestare contro una Giustizia ingiusta, avrebbe potuto avere l’effeto desiderato, un modo per risvegliare la coscenza di Legislatori addormentati, capaci di Legiferare solo ed esclusivamente per tutelare i dirittti dei Politici, dimenticando le vittime della violenza.

Paola C.

paola…hai ragione…non si chiede la giustizia fai da te, ma la giustizia giusta…la certezza della pena…..risvegliamo le nostre coscienze..un pensiero a tua figlia e tutte le ragazze che ci guardano da lassù….flo

Sono esterrefatta….
Ma dove sono le donne?
Rimbambite dalla pubblicità, dai serial televisivi, dal Grande fratello?
Speranzose di trovare anche loro il Principe della finanza che se le sposa e le tratta da regine? Con stuoli di tate e baby sitter.
Può succedere, ma il prezzo da pagare rimane alto. Non dovranno più esseri pensanti, ma bambole teleguidate.
Sveglia, ragazze, sveglia..!!
Se non ci difendiamo noi, ci ridurranno nuovamente in schiavitù.

Avevo un blog. “Spirito di dopnna” di chiamava. Parlavo di vittime, di violenza, di carnefici. Parlavo del “dopo”, parlavo del quando. Dell’intorno.
Ho trovato persone che hanno condiviso e persone infastidite sinceramente dal discorso.
La violenza fa paura.
Non so perchè fa più paura la vittima del carnefice.
Talvolta ho precepito una sorta di “ingestibilità” da parte delle persone intorno verso chi ha subito. COme se il dolore fosse troppo grande e allora è meglio allontanarlo. Fingere. Dire: dai! muoviti! datti una scrollata! c’è gente che vive drammi peggiori del tuo! non fare la lagna! cosa vuoi che sia, sai quante donne!
Provo sempre un vento di gelo incredibile.
TI abbraccio perchè ogni parola che hai scritto… “l’ho sentita”.

flo nn ho parole tu riesci sempre ad emozionarmi x le cose che scrivi io nn so piu’ a chi santo volttarmi nn so’ piu’ a chi credere nn riesco neanche piu’ a credere il mio avvocato l’assassino di emma ha 69 anni sto’ aspettando ancora le deposizione del processo di apello lui l’assassino e stato dentro solo 90 giorni e la pene mancco a dirllo 14 anni ed 8 mesi allora qualcuno mi puo dire emma quanto avra’ un po di giustizia ? sopno sicura che i giudici stanno puntando a fargli fare meta’ pena fuori mha allora emma e stata ammazzata su comissione ? xche emma quella sera doveva morire a tutti i costi ? agli atti lui sempre l’assassino a dichiarato al pm che emma doveva l’asciare assolutamente il suo apparttamento . S.O.S qualcuno mi a’hiuta a capire xche dopo quasi 3 anni io ancora nn so mia figlia xche e stata uccisa. scusatemi mha io nn comprendo patrizia genta .

patrizia…anche io non comprendo..per me l’assassino deve stare al suo posto…in galera…un abbraccio…flo

e dovrebbero buttare la chiave…….

Vorrei ci fossero pene più severe qui in Italia…vorrei la pena di morte per chi abusa di donne e bambini….vittime innocenti, umiliate e massacrate… In America viene inflitta per crimini molto meno efferati.. Non si può sopportare che un assassino (mostro) vada in giro libero o dopo aver fatto pochi anni di galera… mentre i parenti delle vittime rimarranno straziate per tutta la loro vita…. Questo è il mio pensiero……

basterebbe la galera…a vita….flo

Cara Flo,
sapessi come mi hai commosso… anche se ributtandomi nei miei dolorosissimi ricordi. Il troppo amore l’ho conosciuto… è quell’amore che ti annienta l’anima, che lascia tracce indelebili nel fisico e nella mente. Che ti cambia per sempre… perchè cambia il corso della tua vita, e non dimentichi la paura, la solitudine, la fintà cecità degli altri.
E, soprattutto, non ti perdoni. Come hai potuto essere lì e rimanere lì e poi ancora lì. E ricordi solo che non avevi scelta, perchè credevi davvero che quella fosse la vita che ti meritavi, che in fin dei conti fosse colpa tua… quella gelosia, sei tu che sbagli tutto!
E “in fin dei conti se l’è cercata” è il pensiero dominante, quello che scarica le coscienze, quello che ti fa girare dall’altra parte. Non so perchè… dovrebbero spiegarmelo gli altri. Forse per sopravvivere al senso di impotenza o, magari, per non accettare che nostro figlio o fratello o amico siano mostri? Perchè allora significherebbe ammettere che mostri siamo anche un po’ noi, che abbiamo cresciuto quel figlio, avuto quel fratello o quell’amico…
Perchè siamo tutti colpevoli quando in giro ci sono donne umiliate, picchiate, terrorizzate…
Poi, un giorno, se ti va bene… reagisci. E lì la tua vita ricomincia davvero. Ricomincia da te, con te, per te. Ed è ancora più dura. Sei ancora più sola. La paura è più forte. Paura che lui ti trovi, che ti segua, che rovini il tuo nuovo amore, la tua nuova vita, che ti ammazzi. E passano gli anni. E oggi sei una nuova donna e sei serena e felicemente sposata e soddisfatta del tuo lavoro… ma, a volte, all’improvviso, un sobbalzo, e ti guardi alle spalle, e lui è li, dietro di te, che ti guarda in quel modo, che ti minaccia… anche se non c’è.
Scusami Flo, non so se sono riuscita a seguire un filo logico, ho provato a raccontarmi perchè il dolore è grande quando senti di nuove vittime, nuove donne, nuove piccole donne, che questo mondo dimentica. E vorrei che tutti potessero sentire questo dolore, perchè questo dolore non puoi dimenticarlo, non puoi far finta di non sentirlo.

non scusarti…il tuo filo è molto logico…grazie …flo

Leggendo l’articolo mi e’ venuta la pelle d’oca….noi donne ci siamo ma spesso siamo piegate in due dal dolore e seppure gridiamo la voce ci esce talmente piano che nessuno ci sente neanche le istituzioni che dovrebbero essere quelle che ci tutelano. Quando ti vedi negata la giustizia a volte si reagisce chiudendosi in se e pensando che niente mai cambiera’ quindi che protesto a fare? Ed e’ la cosa piu’ sbagliata che si possa fare finisce la voglia di lottare di indignarsi xke’ ti chiedi come e’ possibile che quelli del piano di sotto si lamentano dei rumori magari di una sedia spostata e non fanno un fiato quando qualcuno ti rincorre grida rovescia di tutto e qualcun’altro piange con i muri di cartone delle case moderne? Io ho passato un momento in cui ho pensato “non serve a niente” quando PM e GIP mi hanno negato la giustizia dicendo che prevaleva l’episodicita’ sull’abitualita’ e tutto questo senza aver sentito un solo testimone e nenache me!!!! Ma e’ stato solo un attimo ho scritto a tutti riviste quotidiani doppia difesa Pari Opportunita’ ma non e’ servito a nulla…ripeto e’ stato solo un attimo oggi sono pronta a lottare come e’ giusto che sia….

nessuno sente, nessuno vede, nessuno parla…ma tu hai visto, hai sentito sulla tua pelle ed hai parlato….hai già vinto….flo

cara Flo per la delicatezza dell’argomento che non mi tocca (fortunatamente) personalmente ho pensato un pò prima di esprimere un mio parere e chiaramente d’accordo sulla “certezza della pena”, non volglio commentare la richiesta di maggiore adesione alle manifestazioni di solidarietà ma mi viene da chiedermi dove erano quei familiari e quegli amici che oggi supportano e appoggiano ma che non sono intervenuti “prima “che ammazzassero quasi quella poveretta, dove erano? non sapevano? non vedevano?

maria…credimi…non è così semplice…rimane il dolore e il rimorso di non aver capito…ma spesso le vittime nascondono bene per non far soffrire i familiari…ho solo parole di cordoglio per i parenti delle vittime…grazie ciao…flo

Bisogna educar sin da piccole le nostre figlie a non accettare mai la violenza.
A fuggire rapidamente ai primi segnali, insegnare loro quali sono..
Bisogna fuggire al primo schiaffo, non accettare un rapporto sessuale forzato, anche se poi vengono conditi con paroloni di pentimento e di amore. NON SI TRATTA DI AMORE.
Un giorno una persona mi ha detto una frase che non dimenticherò più: “Amore e dignità devono andare sempre di pari passo.Altrimenti non si tratta di amore.”
Dovrebbe essere scritta a lettere cubitali nel cuore di ogni donna.

la cosa che più mi colpisce è che la nostra generazione di donne indipendenti e femministe non ha saputo trasmettere alle figlie queste cose…

Non dobbiamo dimenticare da quanto poco tempo le donne hanno il diritto di voto.
Cosa sono 2-3 generazioni a confronto di millenni di sottomissione e dipendenza dall’uomo?
Ancora questi veleni li abbiamo insiti nel DNA e ci spingono ad accettare rapporti che dell’amore hanno solo la vaga parvenza.
Ma che sono violenza, fisica o psicologica che sia, e mancanza di rispetto per l’altro, che viene a tutti gli effetti considerato un essere inferiore, da domare come un cane o un cavallo.
Anche con qualche carotina ogni tanto…
Ma questo non ci deve affatto scoraggiare, in poco tempo abbiamo ottenuto molto, e questo conferma invece la nostra capacità e la nostra forza..
Ricordiamoci che chi ha sempre gestito le case, i figli e le famiglie senza peraltro far pesare questi noiosi problemi sugli impegnatissimi maschietti per secoli siamo state noi. Pensate all’immagine della donna anni ’50.
Cerchiamo uomini che ci rispettino. Ci sono.
Ed educhiamo i nostri figli al rispetto e le nostre figlie a pretendere di essere rispettate. Sempre. Senza alcuna eccezione.

Lascia un’amarezza immensa leggere che tutto il male subito da una donna non desta l’indignazione che naturalmente meriterebbe… che un mostro simile qual è il marito sia considerato quasi vittima di un amore da cui non vuole staccarsi…che la gente è indifferente al dolore delle vittime e delle loro famiglie, se non addirittura infastidita.
Sono stata testimone diretta di violenze rivolte a una donna, ho toccato con mano il terrore, sono stata presente all’arresto dell’uomo, ho constatato la pochezza del provvedimento (dopo due giorni era in libertà, dopo violazione di domicilio con scasso e tentato omicidio), il ritorno del terrore nella vittima che dovette nascondersi a lungo…ho dato il mio appoggio testimoniando davanti al giudice. Fortuna – credo solo fortuna – che poi non è successo nulla di grave, confesso che anch’io ho temuto per la mia incolumità, essendomi esposta, sottolineo, per mia scelta.
Posso capire tutta l’amarezza di questa storia e mi indigno verso la “giustizia” che a volte appare un fatto casuale…
I giovani, poi, non dovremmo vederli tutti come potenziali persone perdutesi in falsi valori. A proposito di sensibilità, in occasione di qualche concorso di poesia ho conosciuto adolescenti scrittori che hanno sorpreso non poco per la loro ricchezza interiore, da grande encomio, commovente e da coltivare…anche dove potrebbe non apparire. E se è troppo sepolta, cerchiamo di scavare, noi adulti…che campiamo a fare, se non ne abbiamo voglia? il futuro deve starci a cuore, e il futuro sono i nostri giovani.
Grazie, Flo, per la tua dedizione
Rita

grazie a te rita…che comprendi e puoi fare tanto con la tua poesia….flo

scusa Flo ma io non sono così celestiale, quando ho detto che ci ho pensato un pò ad esprimere il mio parere era perchè mi aspettavo questa tua risposta che non posso accettare e condividere perchè vedi ….io mi sono ribellata ad una mentalità che vedeva il mio futuro già pianificato, in quanto donna, in un modo che non mi sentiva partecipe, all’età di 13 anni ho pianto, minacciato e fatto la guerra in famiglia pur rimanendone dentro, ancora oggi che sono riuscita a realizzare il mio modo di vivere la vita, spesso mi assale quell’angoscia che per anni è stata mia amica….mi fa ancora male parlarne………..non posso accettare nè la sottomissione, nè la compassione…………

lo comprendo…ma la compassione è un sentimento positivo…è un andare verso l’altro …e questo si impara piano piano…maria…grazie perché hai condiviso questa tua esperienza ,,,grazie…veramente…flo

Flo mi lasci senza parole, scrivi sempre delle cose giuste, sei grande, certo tante persone non sanno cosa vuol dire perdere un figlio assassinato, ne sente parlare, ma non lo auguro a nessuno ci mancherebbe altro, ma dico cosa ci vuole a pensare vado alla manifestazione, non so cosa può esserci dietro l’angolo riservato per me,perchè perdere un figlio è come avere il cuore strappato, è come perdere un arto, non sai descrivere, ma il non avere giustizia è la cosa peggiore ed è quello che dobbiamo avere GIUSTIZIA

scrivo quello che ho imparato anche da donne come te…quando scrivo di vittime, un peniero va sempre anche alla tua meravigliosa figlia…grazie letizia…flo

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