Mamme Coraggio

L’ASCOLTO DEL BAMBINO E’ UN DIRITTO:COME E’ FACILE DIMENTICARSENE….SOPRATTUTTO NEI TRIBUNALI

Posted on: 21 ottobre 2010

il giorno 8 ottobre, ho partecipato ad un convegno a Roma, nella bellissima cornice di Palazzo di Mattei di Paganica, a piazza della Enciclopedia Italiana, uno dei luoghi più suggestivi del quartiere ebraico di Roma.

Il convegno è stato organizzato dal Movimento per l’Infanzia e dall’Associazione 21 Luglio, i cui presidenti sono rispettivamente l’avv. Andrea Coffari e Carlo Stasolla, che mi pregio di conoscere e di cui ho potuto apprezzare l’impegno e la passione nel difendere strenuamente, mettendo in gioco la loro stessa vita, i bambini che hanno bisogno d’aiuto.

Il tema del convegno mi interessava fortemente:“QUANDO L’ASCOLTO E’ UN DIRITTO”.

Quando sono arrivata, la sala era già gremita e tutti i posti occupati. Un centinaio di persone, credo.

I relatori erano tutte persone di spessore, ed erano presenti anche autorità del mondo giudiziario, quali ad esempio la dott.ssa Montaldi Presidente del Tribunale d’Appello minorile , il PM della Procura di Roma, dott.ssa Montenapoleone (di cui si sentono grandi cose) e il dott. Francesco Alvaro, Garante per l’Infanzia Lazio.

Gli interventi sono stati tutti molto interessanti, a partire da quello di Carlo Stasolla, che ha introdotto il tema della serata, ricordando che troppo spesso si dimentica che uno dei diritti fondamentali del bambino è l’ascolto, ascolto che noi adulti abbiamo enormi difficoltà a riconoscere come basilare e a garantire in ogni ambito ed occasione.

Sulla carta il diritto all’ascolto del minore è ben radicato, con gli importanti riconoscimenti nella Convenzione per i diritti dell’Infanzia di New York del 1989 e nella Convenzione di Straburgo del 1996.

Nella realtà, in questo caso nella realtà italiana, tali Convenzioni internazionali non hanno trovato, né trovano terreno fertile e rimangono pura carta straccia, a causa di una scarsa cultura minorile in sede giudiziaria ed anche a causa della scarsità di figure professionali realmente preparate a tale compito. Di fatto, l’ascolto del bambino avviene in maniera facoltativa e spesso non se ne comprende la necessità.

Il minore viene considerato alla stessa stregua di un minorato, e quindi sono i grandi, quelli che pensano di avere tutte le capacità e competenze per arrogarsi tale diritto, a decidere.

Non è quindi necessario ascoltare il bambino…il grande sa cosa sia buono per lui.

In campo giudiziario, questo modo di procedere,conduce purtroppo a distruggere il minore, a togliergli il diritto fondamentale che ogni persona deve avere: difendersi e far sentire la propria voce, raccontare le proprie esigenze e necessità.

Proprio a supportare la necessità di tutelare l’infanzia attraverso lo strumento privilegiato dell’ascolto, Roberta Lerici, che si occupa del Movimento per l’Infanzia Lazio, ha letto una delle tante lettere a lei pervenute, di una madre disperata, perché i suoi due figli, allontanati da lei e portati in una casa famiglia perché è stata loro diagnosticata la PAS, nonostante le denunce nei confronti del padre abusante, sono ora costretti ad andare con lui i fine settimana con il bollo ed il beneplacito del Tribunale dei Minori.

Questo è grave, questo è assurdo, questo è aberrante.

Questo è solo uno dei tanti errori giudiziari provocati da una sindrome, la PAS, che non esiste, che è stata importata nei tribunali, senza alcuna garanzia di veridicità da parte della psichiatria internazionale, e che sta distruggendo l’infanzia di molti bambini.

I bambini in questione non sono stati ascoltati in maniera adeguata, non sono stati creduti e sono stati quindi rimessi nelle mani di colui che era accusato di essere un orco.

Mi domando, da persona che crede di usare un poco di sano buon senso…ma nel dubbio, non è il caso di agire con la massima prudenza e propendere per una tutela del bambino attraverso la negazione degli incontri col padre, presunto abusante?

Anche nel dubbio?

Io ritengo assolutamente sensato solo questo modo di procedere.

Sembra che non tutti siano d’accordo con me, a giudicare dalle numerose sentenze, in varie parti d’Italia che, in nome di un rapporto col padre che va sempre garantito, permettono gli incontri col padre stesso, anche quando i figli si rifiutano ed anche quando c’è il sospetto o più di un sospetto che il genitore sia abusante.

Il problema è che, anche quando i bambini vengono sentiti, in realtà non vengono ascoltati.

Deve essere assolutamente frustrante per un bambino non essere creduto ed essere invece considerato un minorato non in grado di distinguere la fantasia dalla realtà.

Anche Andrea Vitale, Psicologo, psicoterapeuta, Presidente dell’Associazione Psicologia del deficit parentale e Docente alla scuola di specializzazione in Psicologia clinica, ha fatto un ottimo intervento , partendo dagli studi della svizzera Alice Miller, soffermandosi sui traumi infantili, un tema di grande interesse ed un campo di studio ancora in fieri.

MI vorrei soffermare però sugli interventi del dott. Luigi Cancrini, Psichiatra psicoterapeuta, Direttore scientifico del centro di Aiuto al Bambino Maltrattato e alla Famiglia e dell’avv. Andrea Coffari.

L’analisi dello psichiatra in questione è stata emozionante ed ha offerto spunti di riflessione proprio a partire dagli aspetti critici del problema, che è stato in grado di porre in evidenza con grande coraggio.

Egli afferma infatti che l’ascolto del minore che ha subito un trauma, richiede competenza a livello psicoterapeutico,richiede  una particolare sensibilità e predisposizione per l’ascolto letterale e per la comunicazione gestuale del bambino (il famoso linguaggio del corpo), richiede inoltre attenzione per l’emozione che suscita in chi l’ascolta.

Tutte queste capacità sono difficili , allo stato attuale da incontrare e riconoscere nelle figure professionali che si occupano dell’ascolto dei bambini nei tribunali.

Luigi Cancrini ha avuto il coraggio, per alcuni l’ardire, di confessare ad alta voce che il livello di preparazione di chi ascolta i bambini, il livello dei periti è assolutamente non accettabile in moltissimi casi.

Mentre la professionalità e l’esperienza dovrebbe essere massima proprio perché è in gioco la vita del bambino .

Non è infatti concepibile quanto accade nei nostri tribunali, non è ammissibile che vengano chiamati a periziare un minore giovani psicologi inesperti, senza alcun possesso del diploma in psicoterapia.

Non è concepibile, peraltro, che i periti lavorino in assoluta solitudine, senza il confronto di uno o più colleghi.

Non è concepibile che non vengano videoregistrati i colloqui con il minore.

E non finisce qui.

Lo psichiatra Cancrini affonda un altro coltello nella piaga della malagiustizia minorile, sollevando un  problema fortemente sentito: non è possibile, per un perito  serio, in pochissimi incontri, forse due, poter giungere a dare un giudizio  motivato ed attendibile sul minore, né in un senso, né in un altro.

L’ascolto del bambino richiede tempi che non sono quelli dei tribunali, richiede che avvengano presso centri di grande esperienza, per poter costruire una relazione di fiducia col bambino stesso.

Insomma, mancano norme chiare su come si conduce l’ascolto del bambino ed avvengono ingiustizie aberranti.

Bisogna avere il coraggio di USCIRE DAL SILENZIO, perché l’ascolto del minore è una problematica della società civile attuale.

Quando un bambino dà segnali di sofferenza, non dobbiamo tappargli la bocca e fingere di aver capito male.

Bisogna ascoltare, ascoltare veramente il bambino.

Vi assicuro che l’intervento di Luigi Cancrini è stato di alto livello, non perché abbia finalmente udito dalla viva voce di un esperto, quello che chi vive le problematiche minorili riconosce ogni giorno sul campo, ma perché mi è parso importante che ascoltassero queste parole veritiere e sentite, giudici, psicologi ed esperti presenti in sala in modo da  divenire veicolo presso i propri colleghi e  portatori di una nuova cultura: la cultura del bambino.

L’intervento dell’avv. Coffari non è stato meno incisivo e portatore di novità rispetto alle tematiche affrontate.

Devo dire che lo si è ascoltato con grande partecipazione e non era possibile non emozionarsi quando ha portato all’attenzione dei presenti, alcune  storie veri di bambini che vivono in case famiglia, a causa di sentenze in molti casi discutibili.

L’avvocato ha iniziato la sua discussione affermando che a monte della questione sul diritto all’ascolto c’è un sistema di approccio errato, che lui chiama ADULTOCENTRISMO.

Tale termine sta a significare che il punto di vista da cui si parte per la comprensione del vissuto del bambino, non è il bambino stesso, ma l’adulto.

La realtà cioè viene decodificata ed interpretata sempre a partire dalla visione  dell’adulto, partendo dai suoi valori di riferimento, dai suoi principi, dalle sue valutazioni, dai suoi modelli, dalle sue norme e dai suoi convincimenti preordinati.

L’adulto è al centro di tutto.

Mentre, quando si parla di infanzia, di diritto all’ascolto, il cuore dovrebbe essere il bambino stesso.

L’adulto dovrebbe quindi imparare a guardare al bambino partendo dal bambino, dal suo linguaggio, dai suoi gesti, dalle sue emozioni, dal suo vissuto….

Anche in ambito giuridico, pendono sul bambino delle sentenze dall’alto, come la spada di Damocle, senza che il bambino stesso abbia potuto avere garantiti i suoi diritti, senza che siano tenuti in alcun conto le sue necessità.

E tutto qesto avviene senza rendersi condo di giungere spesso a decisioni disastrose per il bambino, senza alcuna malafede, ma solo perchè il punto di partenza è sbagliato: l’adultocentrismo.

Adultocentrismo che porta a porre in evidenza alcune tematiche sicuramente importantissime ed a considerare minoritarie altre tematiche.

L’avvocato Coffari ha fatto alcuni esempi partendo dalla pena di morte, altamente sentita nel mondo degli adulti.

Sono circa 500, infatti, le persone che ogni anno muoiono attraverso questa tortura e se ne parla, se ne discute, si litiga, si fanno comizi in tutto il mondo, giustamente, peraltro.

Ma dei 50.000 bambini che vengono ammazzati ogni anno, dei 300.000 bambini soldato, delle centinaia di minori che vengono impiegati in lavori altamente usuranti….di loro chi ne parla?

Chi da loro voce?

Chi combatte per loro strenuamente?

Chi va oltre un reportage, un servizio televisivo?

Chi smuove il mondo per questi piccoli?

Pena di morte: 500 persone circa l’anno.

Bambini ammazzati, e violati nei loro diritti: migliaia e migliaia….e non ci sono sanzioni, non esistono moratorie verso quegli stati che si macchiano di tali nefandezze.

Adesso capite cosa sia l’adultocentrismo di cui parla l’avvocato?

Adultocentrismo che per esempio, nel mondo occidentale, si ritrova nella rimozione ipocrita della violenza sessuale dall’immaginario collettivo.

Lo si fa anche attraverso l’ipotesi sempre più acereditata, ingiustamente, dei falsi abusi.

Eppure In Italia sono state effettuate due indagini, una condotta dal prof. Pellai, del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università di Milano,nel 2001, l’altra effettuata dall’Associazione SOS Infanzia, in collaborazione col Movimento per l’Infanzia, nel 2005, sottoponendo un campione elevato di studenti delle scuole superiori.

Le ricerche sono giunte alla conclusione che su circa 1200 studenti, circa il 10% di loro ha dichiarato di aver subito abusi durante l’infanzia.

Le ricerche sono serie e verificabili e quello che riportano è allucinante…tantissimi ragazzi violati.

Poiché i dati servono per aiutarci ad interpretare la storia, la realtà in cui viviamo, se ne può ragionevolmente dedurre che la violenza sui bambini è un fenomeno sociale serio e preoccupante.

Esiste cioè, una violenza sommersa, non elaborata, che conduce a traumi devastanti per i ragazzi stessi e che devasteranno a loro volta, altre persone.

Esiste quindi una catena di violenza che si può spezzare solo rompendo il silenzio: la violenza sessuale sui minori esiste e non va nascosta, va invece denunciata.

Alte indagini compiute a livello internazionale, hanno dato all’incirca la stessa percentuale di ragazzi abusati.

Eppure, coloro che dovrebbero conoscere tali dati, giudici, avvocati, operatori vari, non ne sanno quasi nulla.

Questi dati non fanno notizia, non vengono diffusi, o meglio, non vengono pubblicizzati.

Perchè tutto questo fa paura agli adulti stessi.

Perchè questo è un problema che la collettività vuole rimuovere.

A tal riguardo, aproposito della rimozione, questo accade spesso alivello personale.

L’avvocato ha raccontato di essere stato avvicinato da un’assitente sociale, al termine di una sua conferenza, la quale era conosciuta per la  durezza con cui si confrontava con i bambini , che non venivano da lei creduti se raccontavano di aver subito abusi.

Ebbene tale assistente sociale ha confessato all’avvocato di avere questo tipo di atteggiamento nei confronti dei bambini, perchè non aveva mai accettato, negandolo perfino a se stessa, di aver subito abusi nell’infanzia.

L’avvocato Coffari ha raccontato con grande commozione questo episodio, ricordando che, per ascoltare il bambino, bisogna innanzitutto parlare del bambino dentro di noi.

Moltro altro è stato detto al convegno, molti altri pregevoli interventi.

In genere, lo confesso, mi annoio ai convegni.

Importanti docenti, professori, esperti parlano degli argomenti loro affidati, spesso senza passione, senza reale desiderio di mettere in comune la propria esperienza e competenza.

Gli interventi sono spesso logorroici, ripetitivi, noiosi direi….

La maggior parte delle volte quindi, rimango delua, perchè dai grandi personaggi mi aspetto di ascoltare cose grandi….

Stavolta non è stato così, il convegno mi è piaciuto e soprattutto mi ha arricchito.

Direi che le parole dei relatori hanno lasciato nel cuore di chi ascoltava, il desiderio di conoscere e capire, ma anche tante domande irrisolte….

E per cambiare quello che non va nella realtà, si parte sempre dalle domande e dai quesiti….

Almeno così credo.

Tra le persone presenti nella sala, c’erano alcune mamme, che combattono la dura battaglia per far sì che, i propri figli, a cui è stata diagnosticata la PAS e quant’altro, vengano ascoltati da persone adeguate e competenti.

Mamme coraggio, che lottano in prima linea per salvare i propri bambini,  per consentire loro di esercitare il proprio primario diritto:

il diritto all’ascolto.

Flo

Advertisements

18 Risposte to "L’ASCOLTO DEL BAMBINO E’ UN DIRITTO:COME E’ FACILE DIMENTICARSENE….SOPRATTUTTO NEI TRIBUNALI"

è una vergogna assoluta che i bambini non vengono ascoltati uin presenza di un psicologo, e tenere conto di cio che dice, perchè se il padre abusa di loro, gli danno la possibilità di avere un continuo di abuso, il bambino sfiduciato diventa un aggrssore violento, sono queste autorità che rovinano la vita di un bambino ma che si vergognino e tornano a scuola direi

invece di aiutare il bambino lo finiscono di rovinare, ma che schifo

Condivido tutto, Flo.
Soprattutto la concezione di ADULTOCENTRISMO che domina non solo nei Tribunali ma fra gli esperti del settore.
Io, madre di una bambina di tre anni, quando riportavo le difficoltà di mia figlia nell’incontrare un padre che aveva conosciuto a due anni e mezzo, sono stata accusata di essere eccessivamente ansiosa, di “interpretare” la realtà.
Non importa se una bimba così piccola urla come una pazza ogni volta che deve passare un week end con il padre. Mi hanno detto ” non si nega mai il week end al padre”. cioè all’adulto, poco importa se la piccola non è ancora pronta.
Va tutto bene. Il padre dice che va tutto bene.
Gli operatori sociali dicono che in fondo alla fine ci dorme.
Certo, perchè a tre anni potrebbe imporre davvero la sua volontà? Potebbe aprire la porta e tornarsene a casa da sua madre. Potebbe telefonarmi e chiedermi di intervenire, se ha paura?
Ai giudici interessa che gli ADULTI trovino un accordo e se questo non si trova, perchè come madre non posso passare sopra il dolore e il disagio e la PAURA di mia figlia, allora sicuramente è colpa della madre che ostacola il rapporto con l’altro genitore.
L’importante è che ai due genitori sia garantita la spartizione del figlio al 50%. Nei tempi e dunque a livello economico.
Tagliamola a metà mia figlia, così gli ADULTI non devono neanche più incontrarsi.

Complimenti Flo, è come se fossi stato presente alla conferenza.
Posso testimoniare che è proprio così; non solo ma l’adulto, nel cosiddetto ascolto del minore, parte già col pregiudizio che qualsiasi cosa dirà il piccolo non potrà modificare il concetto che lui si è già fatto leggendo le carte.
Noto poi una sorta di arroganza interventistica in quasi tutti gli operatori che si occupano di minori; loro da poche battute sanno già cosa è bene per il minore, hanno igà capito tutto.
Occorrerebbe creare una sorta di authority per il minore che lo tuteli effettivamente, rispettando i suoi voleri, almeno per quelli più grandicelli.

grazie… è vero,la supponenza dell’adulto è da sradicare perchè molto pericolosa e deviante nella ricerca della verità…flo

Verissimo, si tratta di arroganza e supponenza..
assurda, perchè chiunque abbia avuto a che fare con i bambini, guardandoli con rispetto e con amore, non ha potuto fare a meno di meravigliarsi continuamente perchè i bambini ci sorprendono ogni giorno…
E spesso siamo noi che impariamo qualcosa da loro, perchè si, è vero, noi adulti abbiamo l’esperienza, ma loro non hanno tutti i nostri pregiudizi e le nostre sovrastrutture..e sono liberi di “intuire” la realtà più velocemente di noi.
E questo vale soprattutti per i bambini più piccoli.
Il fatto che non siamo a volte capaci di intrerpretare i continui segnali che ci inviano, è un problema e una incapacità nostra, non loro.
Per quanto mi riguarda, i bimbi dovrebbero essere “ascoltati” sempre, è una questione di rispetto per la loro individualità, che si delinea fortemente sin dalla nascita.

infatti, il diritto all’ascolto è un diritto inviolabile della persona…quindi anche del bambino…grazie…flo

Ho assistito alla scena di mio figlio di soli 4 anni, che con un filo di voce diceva alla CTU e alla CTP del Tribunale di Milano che voleva stare con la mamma. Risposta delle due sapientone allora vai a pranzo con il papà, andiamo a prendere il cappotto nell’armadio e se lo sono portati via, consegnandolo al padre.
Sono ogni giorno più cosciente, che non bisogna denunciare, si passa sempre dalla parte del torto. Io ho avuto il coraggio di denunciare e ora è il bambino che sta pagando. Ho ascoltato una puntata della Vita in diretta in cui la conduttrice diceva che Sarah avrebbe dovuto denunciare, chi l’avrebbe ascoltata…nessuno, le forze dell’ordine avrebbero fatto qualcosa…la madre…la zia…i vicini…i compaesani…
Non avrebbe fatto niente nessuno, anzi come meridionale e pugliese sono certa che l’avrebbero isolata, sarebbe passata per la P. del paese, con i grilli per la testa, esattamente la prima versione il giorno della scomparsa.

queste sono prevaricazioni belle e buone in nome della legge italiana…ma tu avevi il dovere di denunciare ed hai il dovere di proteggere tuo figlio…speriamo che le cose vadano meglio in seguito…fammi sapere…grazie….flo

cara Rosanna, ti capisco, anche mia figlia ha la stessa età e le scene sono sempre le stesse. Solo chi le vive in prima persona può capire fino in fondo quanto dolore possa esserci. Perchè tuo figlio ti chiede aiuto e tu non riesci a proteggerlo. E’ veramente terribile. E a parte te, il suo SOS o anche i suoi desideri non sono ascoltati nè rispettati da nessuno.
Devono solo piegarsi, e senza “fare capricci” ai desideri degli adulti.

io ho riferito al mio CTP le reazioni di mia figlio di 4 anni ai primi week end con un padre che conosce da 1 anno (pianti, rifiuto, non vuole essere toccata, quando torna a casa si attacca morbosamente alla mamma e ha comportamenti regressivi, si mangia le unghie fiino all’osso…) e mi ha risposto, secca: “Eh, signora, si deve abituare e deve staccarsi dalla mamma”.
Ed era il mio CTP.
Senza parole.

senza parole….e con la rabbia di vedere che i bambini vanno in mano ad incompetenti….tutti convinti che siano esagerazioni di madre…..

mio figlio riferisce continue violenze psicologiche del padre, subite durante i week ends che è obbligato a passare con lui, sebbene lui pianga e strepiti ogni volta. L’ultima volta l’ha chiuso tutta la notte in una stanza al buio, facendolo spaventare a morte. Quando l’ho chiamato e gli ho riferito il racconto mi ha detto che dobbiamo farlo visitare perchè non è normale che un bambino di 5 anni inventi simili bugie…

E? tutta una vergogna….un bambino deve essere sentito assolutamente…mah da persone che vogliono ascoltarlo, non prevenute, non negligenti….mah da uomini e donne che desiderano scoprire la verità di quanto è accaduto a queste piccole anime….

Gia…invece tutte le figure interessate, prima ancora che io potessi finire di parlare, riportando quanto descritto nei minimi particolari da mio figlio, mi hanno interrotto sostenendo che molto probabilmente mio figlio si era inventato tutto. E che, forse, al limite, potevamo porci il problema del “perchè” si fosse inventato un simile racconto…
VERGOGNOSO

Aggiornamento: l’operatore sociale, interpellato dal padre, ha dedotto che mio figlio si fosse inventato tutto per una sorta di “conflitto di lealtà nei confronti della madre”. In pratica, mio figlio sta talmente bene con il padre, da sentirsi in colpa nei confronti della madre ed aver paura di un suo allontanamento.
SENZA PAROLE

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

ottobre: 2010
L M M G V S D
« Set   Nov »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Categorie

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: