Mamme Coraggio

A ROMA, UN PROTOCOLLO SALVA BAMBINI….

Posted on: 10 novembre 2010

Il 13 gennaio 2010 mi trovavo in un’Aula dell’Ospedale del Bambin Gesù per assistere alla presentazione di un importante Protocollo d’Intesa, il primo in Italia, e che trova applicazione da circa dieci mesi a Roma.

Tale Protocollo è rivolto a proteggere i minori, testimoni di episodi di violenza.

Ricordo bene quel giorno, anche perché, rientrando a casa, dopo quell’incontro, passai per il quartiere ebraico e c’era tanta gente a fotografare scritte di ispirazione nazista sui portoni delle antiche case del ghetto. Era il giorno della Memoria.

Bene, tornando al Protocollo, è necessario spiegare che esistono leggi di tutela per i bambini vittime di maltrattamenti, ma non esistono purtroppo normative specifiche per i minori che sono  testimoni oculari delle violenze in famiglia.

L’attenzione a questo aspetto specifico che riguarda la vita del minore è molto importante e poco considerato.

Immaginiamo un minore che assista ad episodi reiterati di violenze familiari, consideriamo la fase di separazione, non certo pacifica dei genitori, consideriamo il futuro del bambino che dovrà confrontarsi con una nuova realtà in cui incontra e vive i genitori separatamente.

Consideriamo le ipotesi in cui il minore, che ha un vissuto di violenza familiare interiorizzato, mostri sintomi di terrore, spavento e quant’altro nel dover frequentare il genitore violento.

Consideriamo l’ipotesi in cui il bambino, pur non volendo, debba, per legge, far fronte a questi incontri non voluti, anzi osteggiati e temuti.

Ebbene, la realtà giuridica dei fatti ci dice che non ci sono santi, il bambino deve ubbidire a quanto è stato per lui deciso, pena le denunce nei confronti della madre che si trova accusata di essere la responsabile prima delle paure del figlio nei confronti del padre.

Nessuno tiene in debito conto che il minore, che è cresciuto in un ambiente violento, con un genitore violento, quando si ritrova poi a vivere un’altra situazione, cioè  in un luogo diverso, al sicuro, lui e la madre, non vuole più saperne di ritrovarsi con la persona che  ha deluso il suo amore e che  teme con tutte le sue forze.

Nessuno degli autorevoli giuristi, degli importanti esperti nel campo della psicologia, mette in azione anni ed anni di studi e ricerche, per comprendere questa cosa assai semplice, anzi direi assai esperenziale.

Immaginiamo un panorama classico per chi è abituato ad ascoltare episodi di violenza familiare.

Per un nonnulla… per un piatto di pasta riuscito male, per una cosa fuori posto, per una parola in più…per un poco di confusione creata da  un bambino che gioca…è possibile che nascano, in un ambito familiare malato, voci che si librano all’eccesso, toni sempre più minacciosi, urla, urla, urla…botte del marito sulla moglie, sempe più violente, sempre più dolorose…la donna si copre, si difende dalla verga manesca del marito.

Cerca di vedere con la coda dell’occhio, mentre continua a proteggersi con le braccia, dove sia suo figlio, gli rivolge un muto sguardo che il bimbo conosce e che significa:-allontanati, nasconditi, non guardare…-

Botte, botte, botte.

Urla, urla, urla.

Minacce, minacce, minacce.

A volte, le scene, a cadenza quotidiana, sono ancora più terribili ed il bambino magari vede il padre che afferra un coltello e lo accosta a mò di minaccia al collo della madre, oppure lo vede trascinare la donna con violenza, verso il letto, porsi sopra per afferrarle il collo e quasi strangolarla…

Ed il piccolo spaventato, forse esce dal suo nascondiglio e va ad aiutare la madre…gridando come un ossesso e piangendo la rabbia ed il dolore.

Scene di drammi familiari….

Come sarebbe bello non sentirne parlare, per avere la sensazione che queste cose non esistano.

Nel chiuso delle nostre case borghesi, della nostra mentalità borghese, vorremmo che non entrassero questi orrori.

Ma magari, mentre  allontaniamo con lo schifo dei benpensanti articoli come il mio, nel chiuso di altre case, nelle case dei  figli, dei nipoti, degli  amici, si snoda un dramma simile…

E  non si hanno occhi per vedere, non si hanno orecchie per sentire….

E a volte sarà troppo tardi….

E per tutta la vita si soffrirà e si gemerà perché non si è  capito, perché si  preferiva nascondere il capo come gli struzzi.

Quando il bambino presenta tale vissuto, è  un piccolo testimone oculare.

Per tutta la vita ricorderà e rimarrà traumatizzato da tali vicende, anche se l’amore delle persone che lo accompagneranno nella crescita e gli aiuti adeguati, lo porteranno a divenire una persona capace di sapersi relazionare in maniera corretta e rispettosa con con gli altri.

Oppure tali traumi resteranno per sempre impressi in lui e lo segneranno in maniera tale da frenare la sua crescita razionale, psichica, fisica ed affettiva.

Perchè un bambino che ha assistito ad episodi così efferati, li vivrà come se lui stesso avesse  subito violenza.

Ed in realtà è così…gli effetti della violenza si sono scatenati pure su di lui.

Ecco perché i bambini, testimoni oculari di violenze familiari debbono essere considerati alla stessa stregua delle vittime.

Perché vittime lo sono di certo. E le loro ferite non si rimargineranno i fretta.

E spesso, poiché il diritto non li contempla come tali, cioè come vittime, capita di ritrovarsi di fronte a dei paradossi giuridici.

Prendiamo ad esempio il caso di un padre che, indagato per aver commesso violenze nei confronti della moglie davanti ai figli, si veda sospese le visite ai figli dal Tribunale dei Minori.

Nel contempo, però, tale modello di padre, si ritrova ad avere l’affido congiunto dal Tribunale Civile, per cui mette in scena una commedia dell’assurdo inimmaginabile: da una parte il padre non può neanche vedere i figli (e mi pare più che logico e giusto), dall’altra, lo stesso padre, si vede confermati tutti i diritti.

Peccato che in questa commedia i personaggi siano reali ed i danni irrimediabili ed abnormi….

Paradossale.

Eppure capita spesso, spessissimo.

I tribunali non comunicano, sono lì a dirimere casi di coppie scoppiate e loro stessi, i tribunali, si comportano peggio di una  coppia che divorzia.

I tribunali non si parlano, le carte che nessuno mai si prenderà la briga di leggere cresceranno e le povere vittime ne faranno le spese.

Ecco perché l’Associazione  “Differenza Donna”, che si occupa delle donne che hanno subito maltrattamenti e che ha la sua sede principale a Roma ha promosso un Protocollo di interazione tra le istituzioni ed i centri antiviolenza.

L’associazione ha presentato i dati emersi dal monitoraggio, fatto dagli stessi centri, al Consiglio Superiore della Magistratura.

Si è aperto quindi un tavolo di lavoro e, sulla base dei dati emersi,  si è giunti alla firma del Protocollo.

Lo hanno siglato l’associazione Differenza Donna, i Tribunali ordinario e dei minori, le corrispondenti procure, la questura, il comando provinciale dei carabinieri e gli ospedali Umberto I, policlinico Tor Vergata, San Gallicano e Bambin Gesù, che si sono impegnati a creare una rete di mutua informazione sui maltrattamenti di donne e minori.

Lo scopo è quello di fornire ai tribunali indicazioni non solo sui casi di violenza, ma anche sui casi di testimonianza di maltrattamenti, in modo tale da poter prendere tempestivi e adeguati provvedimenti di tutela.

L‘associazione ha anche creato il codice rosa negli ospedali aderenti al Protocollo, per essere in grado di garantire un adeguato soccorso alle donne vittime di violenza 24 ore su 24.

L’avvocato Teresa Manente , capo dell’ufficio legale Differenza Donna, ha sottolineato  che i bambini che assistono alle violenze subiscono danni psicofisici gravissimi. Per tal motivo meritano la stessa tutela dei bambini maltrattati.

Tale affermazione a mio parere è importantissima e proprio su questa su questa base c’è stata la richiesta di tutela per i bambini testimoni oculari di maltrattamenti familiari.

Differenza Donna ha messo in luce dei dati impressionanti, frutto di seria indagine: analizzando un campione di 78 piccoli testimoni di violenze familiari si è scoperto che, su 28 maschi tra i 5 e i 13 anni, il 42% dà prova di comportamenti aggressivi; il 53% di iperattività.

Nel 25% dei casi i bambini presentano grosse problematiche  a scuola, 65 volte su cento sono in conflitto con la madre.

La loro capacità relazionale è alterata, mentre la possibilità di scivolare nella violenza appare di estrema facilità.

Disturbi del sonno, del linguaggio e della salute sono i modi in cui si manifesta il disagio.

Per le bambine (22) sono in agguato la depressione (30%) e la tendenza a isolarsi (30%).

I loro sonni sono tormentati dagli incubi e si ammalano più facilmente.

I bimbi più piccoli, da zero a quattro anni, hanno reazioni anche più evidenti. Su 14 maschietti, il 57% dimostra aggressività, il 71% distrugge  i giocattoli, il 78,5% è iperattivo, oltre il 70% non ha un rapporto sereno con la mamma.

Le bambine (14) presentano sintomi depressivi  nel 28% dei casi.

Il Presidente del Tribunale dei Minori di Roma, Melita Cavallo, ha spesso affermato che i fatti di violenza familiare sono in crescita e le cause di tale fenomeno sono varie.

Per questo è necessario accellerare i tempi delle cause di separazione e divorzio. Tribunale ordinario e dei minori, devono fissare «con urgenza e con termini abbreviati» le udienze relative ai ricorsi che contengono notizie  di atti di  violenze e e di persecuzione nei confronti delle madri e dei figli.

Secondo quanto accordato col Protocollo, si controllerà l’esistenza di altri procedimenti pendenti e di provvedimenti adottati da diverse autorità giudiziarie, per  evitare che un marito risulti violento per un magistrato ed illibato e puro per un altro.

Una dicotomia che non è ammissibile, frutto di cecità, superficialità e poca conoscenza dei fatti.

Insomma questo progetto pilota, valido per la città di Roma è sicuramente stato un enorme passo avanti per la tutela dei minori.

Ora io mi domando….a distanza di dieci mesi…il Protocollo ha prodotto effetti, è stato il motore di un cambiamento o è rimasto lettera morta?

Perchè spesso i protocolli fniscono tra la carta straccia nel dimenticatoio e non vengono applicati.

Finite le buone intenzioni nessuno se ne ricorda più.

Gradirei tanto saperlo, credo che anche voi abbiate la mia curiosità.

Spero presto di avere una risposta…

E di sicuro ve la farò conoscere….

FLO

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9 Risposte to "A ROMA, UN PROTOCOLLO SALVA BAMBINI…."

E quando la madre si butta ripetutamente sul padre? E se il padre si rivolge alle “autorità”, chiedendo aiuto in primis per i figli e si sente di dire che non è possibile? E se, solo per citare un esempio, la madre prende per il collo tre volte un padre e alla terza volta preme sul pomo d’Adamo, il padre si libera dalla morsa e si trova la madre in ospedale con autolesioni? Se, in un altro episodio, i figli sono in mezzo cercando di fermare la madre (che cerca la reazione del padre per denunciarlo, reazione che non arriva nemmeno dopo un mese di assalti notturni a pugni in faccia), e questa va di calci, graffi, pugni… si butta contro uno stendibiancheria di alluminio facendolo a pezzi. Prende in mano un pezzo e scheggia l’occhio della figlia che tenta di fermare la madre? e se dopo, alla domanda della figlia: “hai visto che mi hai fatto male?”, indicando un graffio sul collo la madre risponde “levati quando alzo le mani!”? Se non avesse avuto gli occhiali avrebbe ferito l’occhio. Bene sapete dopo tutto questo che c’è? Lo scherno per il padre. I figli che denunciano cose mai avvenute. Centinaia di ora di registrazione che nessuno sente.

Ma piantiamola lì! Finchè continuerete così darete fiato a quella parte del mondo maschile che vi vuole vittime ed alla parte del mondo femminile che si inventa le false denunce. Le leggi ci sono per fare qualsiasi cosa e difendere i minori. Dipende dalle persone. Una domanda… ma in “certi settori” qual’è il rapporto fra personale donna / uomo? Tutto bene quando si parla attorno ad un tavolo o in un forum. Ma la realtà è diversa. Non potete cancellare l’altra metà del mondo e diventare peggio dei maschi che volete combattere. Di quel tipo di maschi ne sono rimasti pochi. E’ bene credere a qualsiasi balla che racconta una donna solo per allontanare un padre da una casa o usare i figli per avere soldi? Parlate di questo non del nulla, altrimenti nessuno difende i figli.

alla fine sempre ai soldi si arriva…comunque se una donna è questa incedibile Hulk, mi sembra chiaro che il discorso rimanga valido…non cambia nulla tranne i fattori…grazie, flo

Personalmente sono sempre contro la violenza, a qualsiasi genere appartenga.
Va sempre combattuta, e i bambini devono essere sempre protetti contro di essa.
A volte essa è un’altra faccia della depressione, che è una malattia. E va curata come tale. E in questo caso chi ne soffre va aiutato, anche dalla società.
Però, è evidente a tutti che la forza fisica di un uomo non può essere equiparata a quella di una donna. E’ un fatto genetico.
Come del resto i numeri parlano chiaro: forse le donne possono mollare qualche schiaffo, urlare e graffiare. Spesso quando sono disperate ed esasperate.
Ma gli uomini uccidono. E’ la cronaca che parla.
E le molestie sessuali, quelle realmente accertate ai danni di minori, sono moltissime e quasi sempre messe in atto da uomini.
Anche questo è un fatto.

E’ un campo fitto fitto quello della violenza, e, se ci soffermiamo a documentarci e a riflettere su quella familiare, tante forme assume. Statisticamente, però, quella prevalente riguarda l’azione dell’uomo, forte della sua maggiore prestanza fisica e del retaggio culturale (che ancora esiste) del dominio sulla donna. I minori che assistono alla violenza in famiglia sono vittime senza colpa, costretti a subire lo spettacolo dell’abuso, senza peraltro trovare il modo per fermarlo, come sicuramente vorrebbero. Si può ben immaginare l’orrore che provano, che continuerà anche dopo che l’episodio violento si sia concluso (e che con molta probabilità si ripete, nelle situazioni di grosso conflitto) e disturba il sonno, la vita sociale in generale, quella scolastica, lo sviluppo interiore.
Ben venga la nascita di un progetto-pilota, che poi abbia seguito, espandendo l’azione di intervento per la tutela di vittime dirette e testimoni di violenza in aree senpre più estese.
Perchè, nelle storie di coppia che degenerano, la violenza che si verifica in una grande città evoluta è uguale a quella che esplode in un paesino sperduto e ignoto…il fattore comune è lo squilibrio che caratterizza la persona violenta.
Spero tanto che il progetto dia i risultati sperati. Grazie, Flo.

grazie, Rita, speriamo che il protocollo sia veramente un valido aiuto…..flo

io e mia figlia siamo vittime di violenza famigliare, abbiamo denunciato il padre, l’unico problema è che si tratta proprio di un carabiniere (un tutore della legge…) e per lui nonostante le evidenti prove di violenza nei nostri confronti non c’è stato nemmeno un giorno di prigione… perchè protetto dall’arma dei carabinieri!!!! adesso mia figlia di 4 anni e mezzo si trova costretta ad affrontare gli incontri con il padre , mediante assistenti sociali nonostante lei non voglia assolutamente vederlo!!! come posso difenderla!? la legge non mi aiuta… il giudice a stabilito… e i nostri diritti???

sulla base di una sentenza del 1982, le violenze assistite che causano traumi psicologici ai figli, sono sufficienti ad impedire le visite del genitore violento…il tuo avvocato deve far valere questo diritto…rivolgiti a differenza donna, se puoi….dove abiti? Ti sei rivolta al tribunale dei minori o al tribunale civile?
Un’altra risorsa a vostra disposizione.
è l’ascolto dei minori, che però avviene a discrezione del giudice ed in genere parte dagli otto anni di età.
se sei di roma fatti risentire che potrei aiutarti….
comunque se la bambina sta male prima , e dopo gli incontri, certifica tutto, fai venire il medico a casa…continua a difendere tua figlia…ripeto…se sei di roma …ricontattami, mi lasci un numero di tel e ti richiamo…flo
A

Mi sono rivolta al tribunale dei minori e il giudice ha stabilito gli incontri quindicinali con mia figlia e il padre in ambiente protetto. La bimba però ha già manifestato disagio, dice che non vuole vederlo ma sembra proprio che non ci si possa sottrarre a questa imposizione. Puoi darmi i riferimenti esatti della sentenza es. il numero così poi ne parlo con il mio avvocato. Sono di Milano, puoi darmi qualche consiglio ulteriore? Grazie

Monica

si…te lo posto al più presto qui.

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