Mamme Coraggio

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Giovedì 10 marzo, alle ore 16.00 un gruppo di mamme che hanno avuto le proprie figlie assassinate. saranno invitate in Senato, per presentare, durante una conferenza stampa, un DDl, in cui si chiederà la certezza della pena per coloro che saranno giudicati colpevoli di omicido. Queste mamme chiederanno che gli assassini facciano tutta la pena detentiva, senza usufruire di sconti e benefici e senza poter ottenere gli arresti domiciliari.

Chi ha tolto la vita deve avere una  condanna  adeguata e deve scontarla tutta.

I parenti delle vittime, che  sono condannati ad un dolore a vita, devono vedere che la giustizia compia il suo corso.

Tutti coloro che credono in questo e vogliono appoggiare queste mamme, sono invitate ad intervenire.

Lasciate le vostre comode poltrone….e venite a dare il vostro appoggio ed il vostro contributo se desiderate una giustizia giusta.

Ricordate, giovedì 10 marzo  dalle ore 16.00 alle 17.30

Flo

2009: 119 donne.

2010: 117 donne, fino ad oggi.

Una sequenza impressionante di donne a cui è stata tolta la vita in modo violento.

Occhi azzurri, verdi, occhi bruni. Chiusi ormai alla vita prematuramente.

Nei giorni scorsi  ne ho cercato i volti sul web.

Poche foto, qualche articolo, spesso anche le immagini degli assassini: fidanzati respinti, mariti, conviventi. Per lo più parenti.

E poi ci sono anche coloro che rimangono: padri, madri, fratelli, che non possono rassegnarsi alla perdita.

Chiusi nel dolore, nella rabbia, nella pena, con una domanda impellente e sempre latente:”Perché?”.

Questo ‘perché’ riempie le loro giornate, accoglie le loro lacrime.

Molti soccombono al dolore e si lasciano andare.

Depressione, malattie, i giorni non hanno più luce, il senso ddell’esistere si è smarrito.

Perché i parenti delle vittime sono vittime esse stesse.

“I poveri genitori hanno bisogno di un percorso di recupero, dopo la tragedia che li ha colpiti. Molti non hanno i mezzi, ma è importante che inizino un percorso terapeutico con uno psicoterapeuta esperto. Non c’è attenzione a questo aspetto assai importante…mentre i detenuti,nel carcere, compiono un percorso di terapia a livello psicologico. Gratis. Gratis lo psicoterapeuta, gratis le cure mediche…tutto gratis.Attenzione al detenuto, nessuna cura dei parenti delle vittime, che sono vittime esse stesse…”

Queste le parole della dottoressa in psicologia Imma Giuliani, Presidente di “Progetto vittime”, una realtà nata proprio per portare cura e sostegno ai parenti delle vittime.

Perché questi  debbono imparare a convivere col dolore, con gli immancabili sensi di colpa, con i se e con i ma, col quotidiano che diviene estraneo.

Debbono combattere per alzarsi al mattino, debbono cercare in ogni ora, nuove ragioni di vita.

Debbono riuscire a superare la notte, fuggendo gli incubi e le ombre.

E mentre cercano disperatamente di lottare per tornare alla vita, si consumano i processi penali che vedono gli assassini sul banco degli imputati.

Quasi sempre, i presunti colpevoli negano, anche di fronte alla più evidente evidenza.

Mostrano le loro lacrime, i loro valori, le loro medaglie morali, sotto le quali nascondono la loro disumanità.

Talvolta si dichiarano incapaci di intendere e di volere.

Ed i giudici emettono la giusta sentenza, con la doverosa ed appropriata condanna.

Ma poi accade che la condanna termini con un delicato esercizio matematico, che richiede grande competenza nelle operazioni di sottrazione.

E sottraendo, sottraendo, un pò di quà, un pò di là, neanche si parlasse di saldi stagionali, la pena da scontare passa irrimediabilmente, da un numero di anni, forse accettabile, a pochi anni di carcere.

E mentre si sottraggono gli anni di detenzione, aumenta in modo esponenziale il dolore dei parenti delle vittime, che oltre ad aver perduto la propria ragazza, sentono che la Giustizia Italiana non ha fatto giustizia.

Di fronte a tale situazione di giustizia ingiusta, di giustizia inefficiente e con falle giuridiche impressionanti,  alcune mamme, hanno alzato gli scudi ed hanno detto che basta, che così non può essere, che le cose vanno cambiate.

E da anni lottano, affiché venga affermata nella giurisprudenza italiana, la convinzione che per alcuni tipi di reati, la pena debba essere certa e senza sconti.

C E R T E Z Z A   D E L L A  P E N A.

Pe r questo motivo hanno presentato, il 27 maggio 2010 un Disegno di Legge che è stato sottoposto all’attenzione del Vice Capo Vicario del Gabinetto Dott. Roberto Piscitello.

Il Deputato Del PDL Marinello Giuseppe  Francesco Maria ha promesso di veicolarlo in Parlamento, ha promesso che la proposta di legge non rimarrà carta straccia, chiusa a marcire in uno dei tanti cassetti di Montecitorio.

In breve le richieste del Disegno di Legge vertono intorno a 6 punti, importanti e basilari, che possono essere riassunti come segue:

  1. DIVIETO DI PREVALENZA DELLE ATTENUANTI GENERICHE SULLE AGGGRAVANTI IN CASO DI OMICIDIO VOLONTARIO.
  2. CUSTODIA OBBLIGATORIA IN CARCERE.
  3. DIVIETO DI ACCEDERE AL GIUDIZIO ABBREVIATO.
  4. POSSIBILITA’ PER LA PARTE CIVILE DI RICORRERE IN CASSAZIONE.
  5. ACCESSO AI PERMESSI PREMIO E ALLA SEMILIBERTA’ SOLO DOPO AVER ESPIATO IN CARCERE I 4/5 DELLA PENA.
  6. DIVIETO DI BENEFICIARE DELLA DETENZIONE DOMICILIARE.

Le gravi falle del sistema giudiziario italiano, la crisi che attraversa il diritto, sempre volto a difendere la presunzione d’innocenza, purtroppo conducono, nella pratica, ad una eccessiva difesa dei diritti del reo  e ad una incapacità di operare per una giustizia efficiente.

Attualmente, infatti, i colpevoli ottengono le attenuanti generiche e se ne servono per ricevere pene meno severe;  hanno accesso ai permessi premio ed alla semilibertà dopo aver scontato poco tempo di pena detentiva; non sempre vengono custoditi in carcere; possono accedere al rito abbreviato, con quindi la iniziale consapevolezza di precisi ed abbondanti sconti di pena, che partono già da 1/3 in meno;  beneficiano spesso della detenzione domiciliare.

E contro tutto questo, i parenti delle vittime non possono ricorrere in Cassazione.

Che il Disegno di Legge passi è molto importante, perchè giustizia sia fatta.

Lo chiedono con forza, Clementina Iannello, mamma di Veronica Abbate, letizia Lopez, sorella di Maria Rosaria Lopez, Letizia Marcantonio, mamma di Rossana Wade.

Ed anche noi dobbiamo appoggiare la loro proposta, che non deve essere né di destra né di sinistra, che non deve avere colori politici.

E se colori politici deve averne per forza, che siano tutti, tutti i colori di tutte le parti politiche.

E se posso osare, credo che, per certi delitti e per certi assassini, la chiave del carcere debba essere buttata ai pescecani.

Perché non è possibile non dare sostegno alla richiesta della certezza della pena per il reo che distrugge ineluttabilmente una vita.

Perché deve essere promossa la cultura della vita, non quella della morte.

E’ chiedere troppo?

FLO

A metà novembre, quindi solo pochi giorni fa, c’è stato un importante convegno dell’Aogoi, l’Associazione Ginecologi ed Ostetrici Ospedalieri Italiani, che ha affrontato una tematica alquanto spinosa e delicata, quella della violenza sessuale sulle donne, toccando, senza alcun timore, tutte le problematiche ad essa legate e producendo un valido aiuto per tutti gli operatori.

La dottoressa Valeria Dubini, che è la vice Presidente dell’Aogoi, ha dato grande impulso alla discussione, affermando che la violenza sessuale è un’emergenza assolutamente chiara.

Tale sua osservazione è molto importante, perché dà un valido sostegno a tutti coloro che lottano affinché il tema della violenza sulle donne venga trattato con la dovuta sensibilità ed accortezza, sgombrando il campo da ogni forma di negazionismo, che da più parti imperversa ad inquinare tutte le attività e le forze volte ad aiutare le donne violate.

La dottoressa ha aggiunto che i ginecologi italiani, alla luce della loro esperienza quotidiana sul campo, ritengono di primaria importanza non abbassare la guardia ed acquisire sempre maggiori competenze per intervenire in qualità di medici riguardo alla violenza sessuale.

Durante il convegno, i ginecologi si sono posti il problema di come mettere un argine ed hanno redatto il primo manuale che, dalla A alla Z, descrive l’iter medico  per una paziente abusata.

E’ emerso infatti che le conseguenze di una violenza sessuale, a livello fisico e psichico, posson essere, anzi sono, devastanti e distruttive.

E’ stato messo in evidenza che l’e81% delle donne che si sono suicidate, erano persone vittime di abusi.

Inoltre le donne violate, presentano disturbi fisici importanti, che vanno dalla sindrome post traumatica da stress, a seri disturbi del sonno, a problematiche alimentari piuttosto gravi ed alla pericolosa tendenza ad isolarsi socialmente.

I ginecologi, al convegno, hanno chiarito di essere in prima linea nella lotta alla violenza sulle donne, che va dagli stupri allo stalking, e di voler essere sempre più attivi.

Sempre la dottoressa Dubini, ha sottolineato come, comunque, nonostante la grande forza messa in campo, in Italia si è ancora molto indietro su queste tematica , ed il personale sanitario non è amcora all’altezza di seguire con accuratezza le donne violate.

La dottoressa non ha quindi nascosto che, a fronte di un largo impegno da parte dei ginecologi italiani, ci sono gravi difficoltà da risolvere per fornire un valido aiuto alle vittime.

Bisogna infatti avere come priorità assoluta un personale sanitario preparato, bisogna anche offrire strutture adeguate ed attrezzate.

Purtroppo gli esempi di eccellenza in questo campo sono alquanto pochi.

Come esempi positivi possiamo citare la clinica Mangiagalli di Milano che ospita un pronto soccorso ostetrico ginecologico SVS (Soccorso Violenza Sessuale domestica), che è attualmente sotto la guida e la responsabilità della professoressa Alessandra Kustermann.

In tale punto ospedaliero, le vittime possono trovare un servizio con personale specializzato 24 ore su 24, sia dal punto di vista strettamente sanitario che da quello psicologico e legale.

Anche al S. Carlo, sempre a Milano, particolare attenzione viene rivolta alle emergenze causate dai numerosi abusi che avvengono in famiglia, attraverso l’attivazione dell’ambulatorio ‘Soccorso Rosa’, attivo da tre anni e che opera con grande solerzia e, purtroppo, sempre più spesso.

Ora, mi domando…. se il sistema sanitario italiano, sente la coscienziosa esigenza di poter intervenire in modo corretto e competente, unendo le forze mediche, psicologiche e legali, questo significa che il problema esiste ed è sempre più grave.

Questo vuol dire che molte donne si rivolgono alle strutture sanitarie, anche quando non vorrebbero, per questione di privacy, perchè costrette da problematiche fisiche serie ed evidenti.

Questo vuol dire che le donne non fingono abusi e violenze, come da più parti si vuole far credere.

Questo vuol dire che l’attenzione deve essere massima.

Un’attenzione che purtroppo è abbastanza recente.

Non dimentichiamo che fino agli anni settanta non esisteva la legge sui maltrattamenti familiari.

Non dimentichiamo che, in Italia, fino al ’96 gli stupri e gli abusi sessuali erano considerati delitti contro la morale e non contro la persona.

Non dimentichiamo che solo nel 2009 si è legiferato sullo stalking e che ancora oggi molti giuristi pensano che le norme sullo stalking non servano, che siano un’esagerazione, un’overdose legislativa.

Nonostante si stima che siano 2 milioni 77 mila le donne che  subiscono lo stalking.

Per affrontare il problema , per offrire una migliore competenza sanitaria è stato messo a punto un manuale che sarà consegnato ad ospedali e consultori, dal titolo: “Violenza contro le donne, compiti ed obblighi del ginecologo”, (ed. Editeam), con la prefazione firmata dal ministro per le pari oppportunità Mara Carfagna.

Ma al convegno Aogoi, è stata resa pubblica un’importante indagine Istat, effettuata su un ampio campione di 25000 donne, con interviste telefoniche, che ha prodotto risultati sconvolgenti.

Uno dei dati più preoccupanti proviene dalla città di Milano che è risultata essere il luogo in cui vengono denunciati più stupri.

Pensate che, nel solo anno 2009 sono stati denunciati a Milano 480 stupri, più di uno al giorno.

In Italia, è emerso che solo l’8,4% degli stupri viene denunciato, soprattuto per il fatto che per la maggior parte, i violentatori sono partner, ex o familiari.

Solo il 6,2% delle violenze è opera di un estraneo.

Questi dati la dicono lunga anche su come i mass media ci propinano le notizie.

Infatti, chiunque si basi sulle notizie televisive  per avere un quadro della situazione, potrebbe pensare che in Italia le violenze siano opera soprattutto di extracomunitari.

Ora, risulta chiaro a tutti che molti siano i casi di stupri ad opera di stranieri, ma se andiamo a considerare i dati Istat, l’attenzione andrebbe canalizzata anche sull’altro 93,8% di stupri intrafamiliari.

E di questi se ne parla poco.

Di questi e del problema della certezza della pena…ma questa è tutta un’altra storia.

Comunque l’indagine Istata presenta altri dati che fanno riflettere e spostano il quadro del nostro immaginario collettivo rispetto alle violenze…

Le donne vittime di abusi sessuali o stupri sono nel 45% dei casi donne divorziate, con una laurea e con lavori di responsabilità.

Nel 64% dei casi abitano al centro-nord.

Tali dati ci dimostrano che il ventaglio della diffusione della violenza sessuale sta mettendo radici su diversi livelli di stratificazioni sociali.

Le donne che dovrebbero essere meno soggette a tale problematica, che dovrebbero essere più capaci a difendersi e con una possibilità economica maggiore per poter essere indipendenti, purtroppo non risultano essere, attenendoci ai dati, così capaci.

Anche le cosiddette donne in carriera mostrano fragililità a livello personale, insicurezza relazionale e quindi possibilità di divenire vittime di violenze intrafamiliari.

Consideriamo anche, che esse sono sempre più sole e sempre meno protette dalla famiglia d’origine per l’impianto della famiglia mononucleare, che è andata sostituendosi a quella patriarcale…

Donne sempre più sole in città sempre più affollate.

Sole con le proprie problematiche di violenza familiare, sole a difendersi ed a difendere i propri figli dalla ferocia dei violenti.

Il convegno ha dato voce alle tante donne che i ginecologi hanno potuto avvicinare e curare nelle loro necessità fisiche.

Donne stuprate nel corpo e nell’anima.

Donne deturpate da una guerra il cui campo di battaglia è il loro corpo e la loro anima.

Donne sfregiate, delle cui ferite non si trova la fine.

Io ne conosco di donne così….

Ed è doloroso sostenerne sguardo.

FLO

Circa due settimane fa, apprendevo con sgomento, che don Fortunato Di Noto, fondatore dell’Associazione Meter onlus, che da oltre vent’anni si occupa di infanzia violata, ha reso pubblico il fatto che, in meno di un anno, circa 65.000 bambini sono stati abusati sessualmente.
65.ooo bambini.
65.000 piccoli, con un’età compresa dai pochi giorni di vita a circa dodici anni, che hanno subito l’indicibile, direi l’impensabile, per gente normale.
Indicibile ed impensabile, perchè se non hai mai visto filmati a cui sono abituati i pedofili, fantasia e pensiero si rifiutano di indagare ed esplorare.
65.000 vittime, nelle mani di un numero altrettanto spropositato di pedofili.
Pedofili…criminali, detrattori di umanità.
Lerci…sozzi fin nelle ossa e nei più reconditi anfratti della loro psiche imbrattata di lurido sudiciume.
Defecatoi dell’umanità, escrementi….come altro definire i pedofili, veramente non saprei.
Non bisogna aver timore di chiamare le cose con il loro nome.
Personalmente credo che la terminologia sopra utilizzata  sia più che appropriata.
65.000 bambini violati.
Don Di Noto, assieme alla sua Associazione ne ha segnalato il numero alle autorità giudiziarie.
Lui ha visto i volti di quei bimbi, ha visto i fotogrammi, i video di corpi di bimbi innocenti, utilizzati come merce senza valore, oggetto di desideri perversi, figli di un male assoluto.
Don Di Noto sta dedicando la sua vita ad una missione, quella di difendere l’infanzia, come insegna il messaggio evangelico e lo fa in prima linea.
Un prete di frontiera…un prete che combatte il male della pedofilia non nella retroguardia, ma in avanscoperta.
Sempre pronto ad aiutare, sempre pronto a difendere il debole e l’indifeso.
Una battaglia immane, se consideriamo l’alto numero di abusati ed abusanti.
65.000.
Eppure, nessuno ne ha parlato, nessuno ha divulgato.
Nessuna testata giornalistica, nessuna televisione, ha sentito la necessità di indagare, di informare, di riflettere.
Come è possibile?
Come è possibile che 65.000 bambini violati non interessino a nessuno?
Verrebbe voglia di gridare.
Ma il grido rimane strozzato in gola e si continua ad ascoltare senza fine quello che ci propinano i mass media.
Allo stato attuale, tre sono gli argomenti principali di cui sono piene le nostre orecchie e qualcos’altro che non è rispettoso nominare…
In primo luogo il caso di Sara Scazzi: interi pomeriggi, su qualsiasi canale televisivo si decida di girare, passati a scandagliare, a sezionare ogni parola , ogni gesto di Sabrina e del padre….Chi sarà il colpevole: SAbrina o Michele?
E la nostra rabbia sale di fronte ad interviste così meschine, di fronte ad esperti criminologi che passano più tempo dal chirurgo plastico ed a scegliersi le inquadrature migliori che a studiare i casi.
Di fronte ad avvocati che ti ripetono per la millesima volta le tre ipotesi, senza far trapelare quale sia per loro la più convincente.
E di nuovo, fino allo sfinimento: chi è il colpevole?
Ma come chi è il colpevole? Sono colpevoli tutti…comunque.
Anche se Michele non avesse ucciso, non sarebbe comunque colpevole dello scempio fatto sul corpo della povera ragazza?
L’altro argomento dibattutissimo è il Grande Fratello su cui sorvolo perchè non saprei cosa dire.
Il terzo argomento più gettonato sono le amanti del Presidente Berlusconi.
Su questo so tutto, potrei parlarvene per ore…potrei raccontarvi tutti i peli ed i peletti.
So addirittura che Belen critica aspramente Rudy, l’ultimo scheletro nell’armadio de Presidente, che passa ore ed ore sotto casa di Fabrizio Corona per farsi fotografare con lui…
Potrei intrattenere un giornale scandalistico con tutto quello che si impara dai quotidiani oggigiorno.
E dei 65.000 bambini violati, neanche l’ombra.
Eppure don Di Noto chiede aiuto, chiede che si dia un nome a questi piccoli, chiede che li si difenda, che si corra in loro aiuto.
Don Di Noto chiede di rompere il silenzio.
Ed io lo rompo….e spero che voi lo rompiate con me.
FLO

Il 13 gennaio 2010 mi trovavo in un’Aula dell’Ospedale del Bambin Gesù per assistere alla presentazione di un importante Protocollo d’Intesa, il primo in Italia, e che trova applicazione da circa dieci mesi a Roma.

Tale Protocollo è rivolto a proteggere i minori, testimoni di episodi di violenza.

Ricordo bene quel giorno, anche perché, rientrando a casa, dopo quell’incontro, passai per il quartiere ebraico e c’era tanta gente a fotografare scritte di ispirazione nazista sui portoni delle antiche case del ghetto. Era il giorno della Memoria.

Bene, tornando al Protocollo, è necessario spiegare che esistono leggi di tutela per i bambini vittime di maltrattamenti, ma non esistono purtroppo normative specifiche per i minori che sono  testimoni oculari delle violenze in famiglia.

L’attenzione a questo aspetto specifico che riguarda la vita del minore è molto importante e poco considerato.

Immaginiamo un minore che assista ad episodi reiterati di violenze familiari, consideriamo la fase di separazione, non certo pacifica dei genitori, consideriamo il futuro del bambino che dovrà confrontarsi con una nuova realtà in cui incontra e vive i genitori separatamente.

Consideriamo le ipotesi in cui il minore, che ha un vissuto di violenza familiare interiorizzato, mostri sintomi di terrore, spavento e quant’altro nel dover frequentare il genitore violento.

Consideriamo l’ipotesi in cui il bambino, pur non volendo, debba, per legge, far fronte a questi incontri non voluti, anzi osteggiati e temuti.

Ebbene, la realtà giuridica dei fatti ci dice che non ci sono santi, il bambino deve ubbidire a quanto è stato per lui deciso, pena le denunce nei confronti della madre che si trova accusata di essere la responsabile prima delle paure del figlio nei confronti del padre.

Nessuno tiene in debito conto che il minore, che è cresciuto in un ambiente violento, con un genitore violento, quando si ritrova poi a vivere un’altra situazione, cioè  in un luogo diverso, al sicuro, lui e la madre, non vuole più saperne di ritrovarsi con la persona che  ha deluso il suo amore e che  teme con tutte le sue forze.

Nessuno degli autorevoli giuristi, degli importanti esperti nel campo della psicologia, mette in azione anni ed anni di studi e ricerche, per comprendere questa cosa assai semplice, anzi direi assai esperenziale.

Immaginiamo un panorama classico per chi è abituato ad ascoltare episodi di violenza familiare.

Per un nonnulla… per un piatto di pasta riuscito male, per una cosa fuori posto, per una parola in più…per un poco di confusione creata da  un bambino che gioca…è possibile che nascano, in un ambito familiare malato, voci che si librano all’eccesso, toni sempre più minacciosi, urla, urla, urla…botte del marito sulla moglie, sempe più violente, sempre più dolorose…la donna si copre, si difende dalla verga manesca del marito.

Cerca di vedere con la coda dell’occhio, mentre continua a proteggersi con le braccia, dove sia suo figlio, gli rivolge un muto sguardo che il bimbo conosce e che significa:-allontanati, nasconditi, non guardare…-

Botte, botte, botte.

Urla, urla, urla.

Minacce, minacce, minacce.

A volte, le scene, a cadenza quotidiana, sono ancora più terribili ed il bambino magari vede il padre che afferra un coltello e lo accosta a mò di minaccia al collo della madre, oppure lo vede trascinare la donna con violenza, verso il letto, porsi sopra per afferrarle il collo e quasi strangolarla…

Ed il piccolo spaventato, forse esce dal suo nascondiglio e va ad aiutare la madre…gridando come un ossesso e piangendo la rabbia ed il dolore.

Scene di drammi familiari….

Come sarebbe bello non sentirne parlare, per avere la sensazione che queste cose non esistano.

Nel chiuso delle nostre case borghesi, della nostra mentalità borghese, vorremmo che non entrassero questi orrori.

Ma magari, mentre  allontaniamo con lo schifo dei benpensanti articoli come il mio, nel chiuso di altre case, nelle case dei  figli, dei nipoti, degli  amici, si snoda un dramma simile…

E  non si hanno occhi per vedere, non si hanno orecchie per sentire….

E a volte sarà troppo tardi….

E per tutta la vita si soffrirà e si gemerà perché non si è  capito, perché si  preferiva nascondere il capo come gli struzzi.

Quando il bambino presenta tale vissuto, è  un piccolo testimone oculare.

Per tutta la vita ricorderà e rimarrà traumatizzato da tali vicende, anche se l’amore delle persone che lo accompagneranno nella crescita e gli aiuti adeguati, lo porteranno a divenire una persona capace di sapersi relazionare in maniera corretta e rispettosa con con gli altri.

Oppure tali traumi resteranno per sempre impressi in lui e lo segneranno in maniera tale da frenare la sua crescita razionale, psichica, fisica ed affettiva.

Perchè un bambino che ha assistito ad episodi così efferati, li vivrà come se lui stesso avesse  subito violenza.

Ed in realtà è così…gli effetti della violenza si sono scatenati pure su di lui.

Ecco perché i bambini, testimoni oculari di violenze familiari debbono essere considerati alla stessa stregua delle vittime.

Perché vittime lo sono di certo. E le loro ferite non si rimargineranno i fretta.

E spesso, poiché il diritto non li contempla come tali, cioè come vittime, capita di ritrovarsi di fronte a dei paradossi giuridici.

Prendiamo ad esempio il caso di un padre che, indagato per aver commesso violenze nei confronti della moglie davanti ai figli, si veda sospese le visite ai figli dal Tribunale dei Minori.

Nel contempo, però, tale modello di padre, si ritrova ad avere l’affido congiunto dal Tribunale Civile, per cui mette in scena una commedia dell’assurdo inimmaginabile: da una parte il padre non può neanche vedere i figli (e mi pare più che logico e giusto), dall’altra, lo stesso padre, si vede confermati tutti i diritti.

Peccato che in questa commedia i personaggi siano reali ed i danni irrimediabili ed abnormi….

Paradossale.

Eppure capita spesso, spessissimo.

I tribunali non comunicano, sono lì a dirimere casi di coppie scoppiate e loro stessi, i tribunali, si comportano peggio di una  coppia che divorzia.

I tribunali non si parlano, le carte che nessuno mai si prenderà la briga di leggere cresceranno e le povere vittime ne faranno le spese.

Ecco perché l’Associazione  “Differenza Donna”, che si occupa delle donne che hanno subito maltrattamenti e che ha la sua sede principale a Roma ha promosso un Protocollo di interazione tra le istituzioni ed i centri antiviolenza.

L’associazione ha presentato i dati emersi dal monitoraggio, fatto dagli stessi centri, al Consiglio Superiore della Magistratura.

Si è aperto quindi un tavolo di lavoro e, sulla base dei dati emersi,  si è giunti alla firma del Protocollo.

Lo hanno siglato l’associazione Differenza Donna, i Tribunali ordinario e dei minori, le corrispondenti procure, la questura, il comando provinciale dei carabinieri e gli ospedali Umberto I, policlinico Tor Vergata, San Gallicano e Bambin Gesù, che si sono impegnati a creare una rete di mutua informazione sui maltrattamenti di donne e minori.

Lo scopo è quello di fornire ai tribunali indicazioni non solo sui casi di violenza, ma anche sui casi di testimonianza di maltrattamenti, in modo tale da poter prendere tempestivi e adeguati provvedimenti di tutela.

L‘associazione ha anche creato il codice rosa negli ospedali aderenti al Protocollo, per essere in grado di garantire un adeguato soccorso alle donne vittime di violenza 24 ore su 24.

L’avvocato Teresa Manente , capo dell’ufficio legale Differenza Donna, ha sottolineato  che i bambini che assistono alle violenze subiscono danni psicofisici gravissimi. Per tal motivo meritano la stessa tutela dei bambini maltrattati.

Tale affermazione a mio parere è importantissima e proprio su questa su questa base c’è stata la richiesta di tutela per i bambini testimoni oculari di maltrattamenti familiari.

Differenza Donna ha messo in luce dei dati impressionanti, frutto di seria indagine: analizzando un campione di 78 piccoli testimoni di violenze familiari si è scoperto che, su 28 maschi tra i 5 e i 13 anni, il 42% dà prova di comportamenti aggressivi; il 53% di iperattività.

Nel 25% dei casi i bambini presentano grosse problematiche  a scuola, 65 volte su cento sono in conflitto con la madre.

La loro capacità relazionale è alterata, mentre la possibilità di scivolare nella violenza appare di estrema facilità.

Disturbi del sonno, del linguaggio e della salute sono i modi in cui si manifesta il disagio.

Per le bambine (22) sono in agguato la depressione (30%) e la tendenza a isolarsi (30%).

I loro sonni sono tormentati dagli incubi e si ammalano più facilmente.

I bimbi più piccoli, da zero a quattro anni, hanno reazioni anche più evidenti. Su 14 maschietti, il 57% dimostra aggressività, il 71% distrugge  i giocattoli, il 78,5% è iperattivo, oltre il 70% non ha un rapporto sereno con la mamma.

Le bambine (14) presentano sintomi depressivi  nel 28% dei casi.

Il Presidente del Tribunale dei Minori di Roma, Melita Cavallo, ha spesso affermato che i fatti di violenza familiare sono in crescita e le cause di tale fenomeno sono varie.

Per questo è necessario accellerare i tempi delle cause di separazione e divorzio. Tribunale ordinario e dei minori, devono fissare «con urgenza e con termini abbreviati» le udienze relative ai ricorsi che contengono notizie  di atti di  violenze e e di persecuzione nei confronti delle madri e dei figli.

Secondo quanto accordato col Protocollo, si controllerà l’esistenza di altri procedimenti pendenti e di provvedimenti adottati da diverse autorità giudiziarie, per  evitare che un marito risulti violento per un magistrato ed illibato e puro per un altro.

Una dicotomia che non è ammissibile, frutto di cecità, superficialità e poca conoscenza dei fatti.

Insomma questo progetto pilota, valido per la città di Roma è sicuramente stato un enorme passo avanti per la tutela dei minori.

Ora io mi domando….a distanza di dieci mesi…il Protocollo ha prodotto effetti, è stato il motore di un cambiamento o è rimasto lettera morta?

Perchè spesso i protocolli fniscono tra la carta straccia nel dimenticatoio e non vengono applicati.

Finite le buone intenzioni nessuno se ne ricorda più.

Gradirei tanto saperlo, credo che anche voi abbiate la mia curiosità.

Spero presto di avere una risposta…

E di sicuro ve la farò conoscere….

FLO

Mi capita sempre più spesso di leggere su quotidiani e settimanali alcuni articoli che fanno riferimento alle denunce di violenza da parte delle donne nei confronti de loro ex, insinuando che sono false accuse.

Anche molti blog e social network riprendono la stessa tematica, insistendo sulla falsità delle accuse verso gli uomini e portando a supporto di tale tesi, alcuni dati ufficiali.

Vengono in particolare presi in considerazione quelli della Procura di Bergamo, diramati nella dichiarazione del PM Carmen Pugliese, autorizzata dal Procuratore Generale Galizi, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2009 e le affermazioni del PM Barbara Bresci di S. Remo.

I blog ci tengono a sottolineare che le dichiarazioni giungono da voci femminili e questo le rende ancora più veritiere.

Iniziamo ad analizzare in primis quanto ha affermato il PM Carmen Pugliese.

Intanto bisogna sottolineare che in molti blog  si riporta che la PM ha asserito che l’80% delle denunce di violenze ed abusi da parte delle donne, risultano essere false.

Certo, questa affermazione, così come viene letta sembra essere chiara e non sembrano esserci ombre.

Coloro che ritengono che le accuse delle donne siano false, in tale dichiarazione, proveniente da persona autorevole e qualificata, trovano  un appoggio e un sostegno alle loro certezze.

Ora, ad un primo sguardo abbiamo un dato ben preciso, ma se andiamo alla fonte della notizia e leggiamo quanto la PM dice, ci troviamo di fronte uno scenario ben più complesso.

E la fonte è il  giornale “L’Eco di Bergamo”, del 31 gennaio 2009.

Se leggiamo con attenzione l’articolo  del giornale sopra menzionato, non ci ritroviamo con le affermazioni perentorie che vengono pubblicizzate in certi blog.

La Pm Pugliese infatti,  afferma che, analizzando i dati a disposizione della sua Procura, le denunce di violenza sono aumentate in maniera esponenziale negli ultimi anni, fino ad arrivare a 382 casi solo nell’anno 2008.

Circa un caso al giorno.

“I maltrattamenti in famiglia stanno diventando un’arma di ritorsione per i contenziosi civili durante le separazioni” afferma la PM., ma più avanti prosegue dicendo che, se è vero che si riscontra una sempre più diffusa propensione da parte di padri e mariti ad alzare le mani, è altrettanto appurato che molte volte delle versioni fornite dalle vittime (quasi sempre donne), sono gonfiate ad arte.

Sentite quanto afferma la PM e poi cerchiamo di riprendere le fila del discorso:

“Solo in 2 casi su 10, si tratta di maltrattamenti veri, il resto sono querele enfatizzate ed usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione. -Se non mi concedi tot benefici, io ti denuncio- è la minaccia che fanno alcune mogli. Tanto che una volta ottenuto quello che volevano, tornano in Procura a chiedere di ritirare la denuncia. Non sanno che nel frattempo noi abbiamo speso tante energie per indagare. L’impressione è che molte mogli tendano a usare pm e polizia giudiziaria come strumento per perseguire i propri interessi economici in fase di separazione”.

Più avanti nell’articolo si legge:

“….Molte volte siamo noi stessi a chiedere l’archiviazione, In altri casi, invece, si arriva a un processo dove la presunta vittima ridimensiona il proprio racconto. E’ successo anche che qualche ex moglie sia finita indagata per calunnia”.

Ma la Pm rivolge anche un’accusa specifica alle associazioni di tutela della donna:

“..non fanno l’operazione di filtro che dovrebbero fare; incitano le assistite a denunciare, ma poi si disinteressano del percorso giudiziario, di verificare come finirà la vicenda. Mi sembra una difesa indiscriminata della tutela della donna che viene a denunciare i maltrattamenti, senza mettere in conto che questa donna potrebbe sempre cambiare versione”.

Ci sono dei passaggi nel discorso della PM che fanno riferimento ai casi delle violenze che si verificano in maniera pesante:

“…da noi arrivano donne col volto tumefatto e in alcuni casi  contro i mariti emettiamo misure cautelari”.

Andiamo ora ad analizzare  un altro articolo, del Secolo XIX, che non fornisce dati statistici, ma di fronte a precise domande del giornalista che chiede se talvolta le vittime non sono tali, trova nell’intervistata, il PM Barbara Bresci, la seguente risposta:

…Sempre più spesso si ricorre alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a loro favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento. Non sono rari i casi che, a controversia sanata, le querele vengano rimesse, con buona pace per le risorse professionali ed economiche investite dagli inquirenti allo scopo di istruire i fascicoli e raccogliere gli elementi probatori a carico degli indagati”.

In un passaggio ulterioe nell’articolo, la PM sostiene:

“…c’era un grande bisogno di norme a tutela delle donne. Significa però che occorre modificare la legge sullo stalking e integrarla, fornendo alle procure strumenti interpretativi più univoci ed efficaci. Aggiungerei anche un altro suggerimento. Quello di introdurre la procedibilità d’ufficio. In questo modo si creerebbero le condizioni per favorire una pre-selezione delle denunce. Insomma una sorta di deterrente contro chi intende strumentalizzare lo stalking. Inoltre si eviterebbe che sia durante la fase istruttoria, che addirittura al dibattimento, le vittime,  su pressione dell’imputato, rimettano la querela”.

A questo punto il giornalista chiede alla PM se capiti spesso che le querele vengano rimesse e la risposta è la seguente:

“Purtroppo si. Anche in casi molto gravi, che in precedenza avevano portato  all’emissione di una misura cautelare. Per ovvi motivi di riservatezza non posso entrare nel merito dei singoli episodi, ma ancora di recente mi è stato comunicato dal  difensore e dalla parte civile che una coppia ha espresso la volontà di tornare insieme dopo che, durante l’indagine, avevamo accertato episodi gravissimi a carico dell’uomo……non si può quindi far altro che prendere atto della volontà manifestata dai due soggetti e archiviare il procedimento”.

Alla luce degli articoli sopra menzionati e delle affermazioni delle due PM, possiamo cominciare ad operare alcune considerazioni.

Innanzitutto in nessuna parte degli articoli si fa riferimento alle false accuse.

Non si trova infatti scritto da  che le donne che abbiano denunciato i loro ex coniugi, si siano servite di accuse non veritiere.

Anzi. Dalle dichiarazioni di Carmen Pugliese è molto chiaro che la sua Procura ha notato una notevole crescita del fenomeno dei maltrattamenti familiari e delle violenze.

Queste infatti non vengono messe in dubbio.

Uomini e padri alzano le mani sulle donne, usano ogni tipo di violenza.

Le donne arrivano in procura con i volti che portano i segni delle percosse.

Purtroppo questa è una verità amara che non va nascosta.

Piuttosto, la PM Pugliese afferma che le denunce di maltrattament , nella maggior parte dei casi poi si sgonfiano, perdono di consistenza, le versioni sui maltrattamenti vengono minimizzate dalle vittime stesse, al punto che poche volte poi si giunge ad una effettiva condanna del reo.

A questo punto Carmen Pugliese cerca di dare spiegazione a tale fenomeno ed afferma che quando una donna denuncia di aver subito violenze, se ne serve poi in fase di separazione per ottenere alcuni benefici. Una volta  sicura di poterli ottenere, la donna ritira la denuncia nei confronti dell’ex coniuge o modifica la versione originaria, sminuendo i fatti di cui è stata vittima.

In pratica, la donna,nonostante le accuse fossero vere,  per quieto vivere, per uscire al più presto dalle pastoie di pesanti processi, per il desiderio di ricominciare a vivere e chiudersi il passato alle spalle, per la serenità dei figli, spesso preferisce mettersi d’accordo col violentatore e, ottenuto di non ricevere ulteriori molestie, o ottenuti i benefici richiesti, preferisce ritirare le denunce.

Ciò è possibile, ciò è molto probabile che accada.

Ma ciò non toglie il fatto che le violenze ci siano state e si sia deciso di oscurare la verità per le motivazioni sopra riportate.

Ma alla base della ritrattazione delle denunce per violenza o dello sgonfiamento delle stesse in fase processuale, potrebbe esserci un’altra ragione altrettanto valida che viene posta in evidenza da Barbara Bresci, quando afferma  che è possibile che le vittime, rimettano la querela su pressione dell’imputato.

Anche questo  non solo è possibile, ma lo ritengo probabilissimo.

A tal riguardo è interessante anche la critica che Carmen Pugliese rivolge alle associazioni anti-violenza donne, che dopo aver ascoltato la vittima, la incitano a denunciare, ma poi non la seguono nel percorso processuale che ne consegue.

Una donna che denuncia violenze opera un passo importantissimo, ma è anche fragile a livello psicologico e forse non è in grado di sostenere interrogatori ed un processo con tutte le sue dinamiche.

Infatti una donna violata deve imparare a riprendere il colloquio con se stessa, la fiducia, il rispetto di sé come persona, deve riscoprire la capacità di volersi bene, di amare ed essere amata.

Deve imparare a ricostruirsi, a guardare la sua storia con occhi diversi e ad approcciarsi al mondo esterno  con un nuovo sistema di significati.

Deve imparare di nuovo a scoprire cosa siano la fiducia e la speranza.

Deve anche imparare a difendersi.

Una donna violata ha quindi bisogno di supporto psicologico, altrimenti non è in grado di sostenere il lungo iter processuale ed  a volte, non riesce di ricostruire di fronte al giudice il suo vissuto di violenza. Perche troppo fragile.

Una donna vittima quindi, se non aiutata in maniera corretta ed adeguata, rischia di essere di nuovo preda delle pressioni dell’uomo da cui non si del tutto liberata, di cui si sente ancora succube.

Capita quindi che dopo una denuncia, per tutte le motivazioni sopra espresse,la donna violata ritratti tutto.

Per  paura, anzi per terrore.

E così tutto il lavoro svolto dalla procura, come sostengono le due PM, viene invalidato e non conduce alla verità processuale.

Questo è chiaramente svilente per tutti coloro che hanno lavorato alacremente.

Ed è una sconfitta per la donna stessa.

Quindi, le dichiarazioni di Pugliese e Bresci, a mio parere non possono essere prese come testimonianze della veridicità delle false accuse.

Fare questo mi sembra scorretto falso e tendenzioso. E purtroppo ciò accade per molti blog.

Tali dichiarazioni invece, sono la dimostrazione che la violenza familiare, purtroppo, sta dilagando sempre più, con risvolti inquietanti, che nessuno riesce a districare.

La verità viene raramente a galla e le violenze tornano ad essere nascoste.

Le denunce vengono ritirate per le più svariate ragioni, anche per il timore del violentatore e per le sue pressioni e tutto il lavoro delle procure finisce come carta straccia nel marasma dei fatti senza finale.

Quindi purtroppo la violenza esiste e le denunce sono vere.

Tutto questo deve farci riflettere…non dobbiamo averne paura…

Perchè solo se ci si confronta con la realtà, ci può essere la possibilità di modificarla.

FLO

Marinella Colombo, madre di due bambini, mercoledì scorso è stata arrestata e rilasciata solo ieri, perché accusata di aver condotto i suoi figli dalla Germania in Italia, dopo la fine del matrimonio con un tedesco.

La sua storia è molto travagliata e, credo, conosciuta da tutti.

In sintesi, dopo la fine del suo matrimonio, la donna dalla Germania torna in Italia con i suoi figli.

Ma l’8 maggio del 2009, i bambini vengono prelevati ad insaputa della madre dalla scuola in cui studiano, a Milano,  portati in Germania e consegnati al padre dai servizi sociali tedeschi.

Nel febbraio scorso, Marinella Colombo riesce , aiutata da amici , con un blitz, a riprendersi i suoi figli ed a nascondersi con loro all’estero.

Ora la donna è stata arrestata e poi rilasciata, ma presto ci sarà un’udienza davanti ai giudici d’appello che dovranno decidere della sua sorte: estradarla o meno, a causa del mandato d’arresto europeo per sottrazione di minori.

I minori in questione sono i suoi figli.

I minori in questione desiderano rimanere con la loro mamma.

Inoltre il 10 novembre, presso il Tribunale dei Minori di Milano, si discuterà il ricorso dei bambini contro il rimpatrio che è stato disposto dall’autorità giudiziaria tedesca.

Nel frattempo la donna è riuscita a tenere nascosti i suoi figli, i quali stanno studiando per prepararsi agli esami scolastici.

Non si sa dove siano, se in Italia o all’estero.

Resta il fatto che la donna accusa pubblicamente l’autorità giudiziaria tedesca  di essere intervenuta nel caso co una serie di scorrettezze molto gravi, non ultima, l’aver falsificato dei documenti che sono stati intenzionalmente mal tradotti.

La madre, interpellata dai giornalisti, molto provata, ha ribadito con forza che in Germania le leggi sono diverse dal resto dell’Europa.

Infatti i figli non sono dei genitori, ma appartengono allo stato, sono di proprietà dello stato.

Ha accusato l’autorità giudiziaria tedesca di aver presentato al Tribunale dei Minori di Milano una documentazione falsata, in base alla quale ilTribunale stesso  ha preso la decisione di rimpatriare i bambini in Germania.

Al centro della polemica sono le maniere assolutamente inaccettabili con cui è intervenuto nella storia lo jugendamt, l’organizzazione tedesca che ha la funzione di assistente sociale e che sostiene attivamente i tribunali in difesa degli interessi tedeschi.

Marinella Colombo ha anche affermato che si è resa conto che chi ha dovuto arrestarla in Italia, lo ha fatto a malincuore e controvoglia.

In carcere è stata trattata con grande umanità dalle carcerate. che le hanno preparato il letto e provveduto alle sue necessità, confortandola.

La battaglia di questa mamma per salvare i suoi figli sarà dura e lunga, una battaglia che vede su fronti contrapposti l’Italia e la Germania.

MI auguro che l’Italia non pieghi la testa di fronte alle maniere dure ed autoritarie dei tedeschi e che appoggi fino in fondo Marinella Colombo, affinchè vengano tutelati i diritti dei due bambini, che sicuramente vivono in uno stato di grande ansia, sapendo che la loro madre non può essere vicino a loro.

Allontanare con la forza i bambini dalla loro madre, prelevarli dalla scuola, per giunta in Italia, in maniera coatta, ricorda dei mezzi del secolo scorso, utilizzati per fini sempre orribili.

Lo Stato non può essere il proprietario dei bambini.

I bambini sono persone, ed in quanto persone debbono godere di tutti i diritti, in primis del diritto all’ascolto.

La battaglia continua…

Marinella Colombo ha la mia solidarietà e credo quella di tanti italiani che la pensano come me.

Marinella Colombo, deve essere aiutata a ricominciare una vita normale ed il più possibile serena accanto ai suoi figli.

Come è giusto e naturale che sia….

FLO


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