Mamme Coraggio

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E’ ormai certo che, la Commissione Giustizia del Senato, si troverà presto a discutere la proposta DDL n°957/2008, che chiede di apportare delle modifiche alla Legge 8 febbraio 2006, la legge sull’affido condiviso, perché sia reso sempre più chiaro il concetto di bigenitorialità.

E’ ormai da qualche  tempo molti giuristi ed avvocati hanno evidenziato i gravi effetti provocati dalla legge che, pensando di tutelare il minore nelle cause di separazioni conflittuali, va invece a peggiorarne la situazione, rendendo il minore un pacco postale da condividere in parti uguali tra i genitori.

E’ ormai da tempo che si chiede di rivedere la legge, che tende ad eliminare l’affido esclusivo dei figli ad un genitore (in genere la madre), in favore dell’affido condiviso ad entrambi, perchè tale legge, così accattivante nella teoria, rende la vita quotidiana di chi la subisce, più complicata di quello che potrebbe essere.

Qualsiasi decisione riguardo al minore, anche la più piccola deve essere condivisa: l’iscrizione ad un asilo piuttosto che ad un altro, l’iscrizione ad un determinato sport o meno, la possibilità di seguire le funzioni religiose o meno, il catechismo, le gite, la passeggiata per prendere un gelato…

Qualsiasi decisione…fra poco anche quella se respirare o meno.

Mentre si cerca l’accordo su ogni pelo, chiedendo l’intervento del giudice competente di volta in volta, il minore non ha di certo vita facile.

Egli è inoltre costretto a seguire un programma ben dettagliato, in cui si deve dividere in parti e tempi uguali tra i due genitori.

Non sia mai che passi più ore con la madre piuttosto che con il padre…non è giusto.

Parti uguali: così il minore seguirà il bel programmino preconfezionato: tre giorni da papà, tre giorni da mammà, due camere, due guardaroba, due tutto…fino alla maggiore età….

In questo clima di richiesta di revisione della legge sull’affido condiviso, giunge in linea diametralmente opposta la proposta di legge di cui sopra, che invece vuole ancora di più puntualizzare il principio della bigenitorialità, rendendo molto difficile l’esercizio di quei giudici, che molto spesso usano il sano buon senso nell’applicare le leggi, cercando di ridurre al minimo i danni per i minori coinvolti e che, se questa proposta dovesse passare, si troverebbero con le mani legate, senza più possibilità di operare con criterio, caso per caso.

Ma il punto più grave e controverso è sicuramente il riferimento alla Pas, la sindrome di alienazione parentale,  che viene presentata dai promotori della proposta di legge, come una sindrome ampiamente riconosciuta e documentata dal mondo e dalla letteratura scientifica.

Una malattia, quindi, acclarata ed accertata nel minore, che soffre di un grave condizionamento da parte del genitore alienante (in genere la madre), che lo conduce a rifiutare o addirittura denunciare di abusi il genitore alienato (di solito il padre).

La proposta di legge, di fronte alla presentazione ben confezionata della sindrome, propone come soluzione la negazione dell’esercizio della potestà al genitore condizionante.

In pratica dunque, qualora si verificasse la condizione (e purtroppo si verifica spesso) in cui un minore non volesse accettare il programma di incontri, stilato dal tribunale, con uno dei due genitori, adducendo motivazioni anche gravissime, qualora venisse accertato in sede periziale che il suo rifiuto fosse effetto della sindrome di Pas (e ormai accade spesso che venga diagnosticata), il minore verrà allontanato dal genitore condizionante, a cui verrà pure tolta la potestà.

L’articolo 9 della proposta di legge, infatti, afferma chiaramente il principio di esclusione dall’affido, del genitore di cui fosse accertato il condizionamento sul minore che, affetto da sindrome di Pas,  rifiuta gli incontri con l’altro genitore.

La proposta DDl 957/2008, dunque, fa assurgere una “decisione” medica sulla Pas ad elemento determinante nella decisione di escludere l’affido al genitore condizionante, limitando di fatto nel Giudice ,l’esercizio del potere discrezionale.

Semplificando ulteriormente, qualora un minore si trovasse per sua disgrazia ad avere un genitore violento ed abusante, se ne parlasse e lo denunciasse, verrebbe accusato di essere stato indotto all’odio dall’altro genitore e verrebbe accusato di non dire la verità. Con la condanna ad essere allontanato dal genitore di cui lui si fida.

Troppo, veramente troppo per una sindrome che non esiste assolutamente, come si comincia da più parti ad affermare con cognizione di causa e con una chiarezza tale, da non riuscire a convincere solo chi ha delle forti prevenzioni ideologiche.

Cominciano anche in Italia, a fronte di inconsistenti e poco credibili pareri favorevoli riguardo la Pas (pareri che purtroppo imperversano ed impazzano in corsi di aggiornamento per avvocati, giuristi, assistenti sociali, etc.), ad uscire articoli e studi seri che rigettano con forza tale assurda teoria del prof. Gardner .

Pochi giorni fa, il 29 agosto 2010, è uscito un articolo, che sta percorrendo il filo di fsb, speriamo a gran velocità e con frutti positivi, di uno psichiatra italiano, Andrea Mazzeo, che si è trovato a dover studiare in maniera approfondita la sindrome di Pas, per poter ben operare nel suo lavoro di consulente di parte nelle cause minorili.

E il suo convincimento sull’assoluta carenza di dati oggettivi che dimostrino l’attendibilità scientifica della Pas, la sua perplessità su quanto sta accadendo in Italia nelle aule dei Tribunali dei Minori, la sua preoccupazione a tal riguardo, sono ben espressi nel suo articolo:

“UN ORCO SI AGGIRA PER IL TRIBUNALE DEI MINORENNI:la sindrome di alienazione parentale”.

UN ORCO SI AGGIRA PER I TRIBUNALI DEI MINORENNI: La Sindrome di Alienazione Genitoriale

E’ veramente uno studio da leggere con attenzione, soprattutto, perché, partendo dall’inventore della sindrome, riporta tutta una serie di fonti e dati che ben evidenziano la pericolosità della teoria e soprattutto la insussistenza della stessa.

Il dottor Mazzeo sottolinea che né l’Associazione Psichiatrica Americana, né l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno finora ammesso ufficialmente la Pas tra l’elenco di disturbi.

Anzi…proprio dalla patria del suo inventore giungono le più feroci critiche e lanci di strali, supportati da ricerche serie ed approfondite, che affossano senza tema di smentita la famigerata Pas, che in Italia gode di così tanto ed immeritato credito.

USA, California, Canada, Spagna. Da questi paesi giungono gli studi più accreditati che contrastano la sindrome.

Gli studi scientifici che invece ne attestano l’attendibilità sono assai scarsi e soprattutto, in lingua italiana non se ne trovano molti.

Secondo il dott. Mazzeo, infatti, i ricercatori di discipline giuridiche in California , l’Istituto di ricerca dei Procuratori di Giustizia USA,Il Ministero di Giustizia Canadese,  l’Associazione Spagnola di Neuropsichiatria sono giunti tutti allo stesso binario conclusivo: La Pas , non solo è una teoria che non è assolutamente dimostrata secondo dati scientifici, ma è anche pericolosissima per la salute stessa dei bambini.

Esperti giuristi e ricercatori di neuropsichiatria, secondo percorsi, competenze  e prospettive diverse, sono giunti tutti alla stessa affermazione: la Pas non esiste ed è pure pericolosa.

Ora, si domanda il dott. Mazzeo, come è mai possibile, viste le numerose critiche che giungono da più parti, che in Italia la Pas sia invece presentata come una sindrome di tutto rispetto e con tutti i bolli  e le licenze di una famigerata letteratura scientifica?

Quali le fonti, quali le basi di tali affermazioni che addirittura condurrebbero alla creazione di una legge ad hoc?

Questo in sintesi, credo, il pensiero dell’autore dell’articolo.

C’è da riflettere, ma tanto…

Ho anche letto che gli ideatori della proposta di legge si sono prontamente dedicati a criticare le affermazioni del dott. Mazzeo, che vorrei ricordarlo, è uno psichiatra di provata esperienza.Riporto qui di seguito le fonti da cui ho tratto tali critiche:

http://www.facebook.com/l/93c47x5xcrGSBDEI3Ugmj-76eAA;www.adiantum.it/public/1201-i-negazionisti-della-pas.-egregio-dott.-mazzeo….—dimarino-maglietta.asphttp://www.facebook.com/l/93c47mIrAZ_1jb3TsHj79zg1bmA;www.adiantum.it/public/1198-pas-sì,-pas…-no-!-riflessioni-sulla-sindrome-di-alienazione-genitoriale—di-v.-vezzetti.asp

Il primo intervento critico giunge, come potete ben visionare, dal professor Marino Maglietta, docente associato di Fisica presso la facoltà di ingegneria dell’Università degli studi di Firenze e docente presso molti Istituti di Mediatori Familiari, nonchè membro della Consulta nazionale per l’infanzia e l’adolescenza “Gianni Rodari”.

Come potete ben leggere, si presenta al dott. Mazzeo come colui che ha redatto il disegno di legge 957.

Riepilogando:

L’ingegner Maglietta dunque è colui che concepisce la struttura portante di quella che è divenuta la prima legge italiana sull’affido condiviso, attraverso la modifica all’art, 155 del Codice Civile.

L’ingegner Maglietta, è colui che ha introdotto in tale legge il percorso di mediazione familiare nelle situazioni di separazioni conflittuali e che ha portato ad una situazione aberrante nell’ambito dell’esercizio dei poteri dei servizi sociali.

L’ingegner Maglietta ha redatto il disegno di legge 957, così caldametne osteggiato dallo psichiatra Mazzeo.

L’ingegner Maglietta critica l0 psichiatra Mazzeo asserendo che, dalla terminologia non specifica che utilizza nell’articolo, si evince che il dottore non è sicuramente competente di diritto familiare e minorile  e che bisogna pensarci due volte prima di lanciarsi contro una proposta di legge così ben congegnata.

Inoltre l’ingegner Maglietta fa notare che non importa se il termine Pas sia utilizzato nella proposta di legge più o meno impropriamente, l’importante è quello che c’è dietro, cioè la la ormai acclarata situazione dei genitori che hanno possibilità di stare più tempo con i figli e che si sa che li aizzano contro l’altro genitore.

Ma acclarata da chi, da quale studio eminente, oltre quello di Gardner stesso, del 1995, da quale seria ed accreditata teoria psichiatrica?

Questo non è dato saperlo.

Il dott. Vittorio Vezzetti, pediatra, invece interviene affermando che non è importante da quale pulpito provenga la teoria della Pas, non è importante se l’ideatore sia stato un uomo debole e con serie problematiche psicologiche.

Non è importante? Dobbiamo prendere per buona la teoria, assurta ormai a dogma, di uno che non era neppure professore universitario?

Il dott. Vezzetti afferma che anche questo non è importante, che ci sono stati premi Nobel, quali Jenner e Fleming che non lo erano.

Ma come? Stiamo parlando degli inventori del vaccino contro il vaiolo e della pennicellina!

Sinceramente il paragone non mi sembra calzante…

I due ricercatori hanno salvato milioni di vite umane, il dott. Gardner le sta distruggendo….

Inoltre sembra che non sia neanche importante il fatto che la Pas non sia riconosciuta dalla comunità scientifica mondiale.

E allora perché dovremmo riconoscerla proprio noi?

Siamo più competenti dei saggi della moderna psichiatria?

Inoltre il dott. Vezzetti afferma che non solo gli uomini usufruivano delle perizie del dott Gardner, ma il  10% dei casi trattati da lui erano donne.

Sarebbe interessante andare a verificare se quel 10% erano donne danarose in grado di pagare la parcella di 500 euro l’ora!

Molte altre considerazioni sarebbero da fare, ma il discorso sarebbe troppo lungo ed articolato.

Per concludere, ritengo che l’analisi del dott. Mazzeo sia ben fatta, sia condivisibile e ponga all’attenzione di tutti la grave problematica e gli effetti che ne deriverebbero.

Un’analisi supportata da un quadro di considerazioni con basi scientifiche di esperti, riportati da Cecilia Alagna nel Blog Velle et posse, che vi pregherei di andare a visionare perchè raccoglie molti dati.

Velle est posse

Psichiatri, psicologi, medici, giudici, giuristi portano dimostrazioni della mancanza assoluta di fondamento scientifico della Pas: La prof.ssa Carolyn Quadris dell’Università del South  Wales, Il Giudice Sol Gothard della Luoisiana, Il prof Mc Innes delll’University of South Australia, La psicologa Silberg di Baltimora, il pediatra Newberger di Haward, lo psicologo Bancroft,  il prof. Jon Conte dell’università di Washington e tanti altri……

Dagli studi di tali autorevoli personaggi emerge con chiarezza il fatto che la Pas, in ultima analisi, salva gli abusanti e riduce al silenzio l’altro genitore, fatto risultare matto, e distrugge i bambini.

Il giudice Sol Gothard, ad esempio, il quale si è occupato in Lousiana di più di 2000 casi di abusi su minori, ha manifestato contro la Pas, diagnosticata,perchè afferma che questa ha distrutto la vita di molti bambini.

Per non parlare della vicina Spagna, che sta subendo i gravi e deleteri effetti della diagnosi della Pas.

E’ del 2 giugno scorso un ottimo articolo della giornalista Rosa Montero, che su EL PAIS, una delle testate giornalistiche spagnole di maggior rilevanza, denuncia la Pas (o Spa), come la storia del terrore.

La giornalista si sofferma sull’ideatore della sindrome, per poi arrivare ad asserire che tale sindrome non è assolutamente riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale e che è assolutamente pericolosa e demenziale.

La giornalista denuncia inoltre i terribili effetti che essa sta provocando nei tribunali spagnoli in cui, quando un bambino si dice abusato, gli viene immediatamente diagnosticata la Pas.

Perchè la società ha paura di riconoscere che l ‘incesto esiste.

Eppure, lei continua, serie statistiche hanno confermato che il 20-25% di donne e il 10-15% di uomini spagnoli dichiara di aver subito abusi.

Di questi, il 39% sostiene di essere stato abusato dal padre!

La giornalista, dunque, dice che la Pas, nei tribunali, non aiuta a comprendere quale sia la verità, ma serve anzi a nasconderla dietro una ipotetica malattia del bambino.

La Pas, in definitiva, serve a chiudere la bocca a donne e bambini…

A chiuderla bene.

La Pas, in Italia, col bollo della legge e non della comunità scientifica, diverrebbe molto pericolosa e come una bomba ad orologeria tra le mani di chi si troverà a decidere.

Termino con le parole del dott. Eli Newberger, insegnante presso Harward Medical School:

“La Pas è una teoria atroce…”

Attila è alle porte…..è la Pas…fermiamola.

FLO

Mi è stato da più parti richiesto di entrare nel dettaglio dei famosi otto punti di cui parlava l’ormai defunto Richard Gardner, riguardo alla sintomatologia che secondo il suo modestissimo, ma gettonatissimo parere, insorgeva esclusivamente nei figli che subivano le separazioni ed i divorzi dei genitori.

A mio avviso la sua teoria della Pas, fortemente incastonata con gli otto sintomi, nasceva più che dallo studio e dall’osservazione, da forti interessi e da elucubrazioni fantasiose tristemente creative, che lo portarono, come ho in altre parti già detto, ad ottenere fama e successo in certi ambienti del sistema giudiziario americano.

Ma ecco in sintesi questi benedetti sintomi specificamente tipizzati.

Dunque, il genitore alienante (tranquillamente pensate alla ‘madre’), secondo Gardner induce nei figli un tale astio, un tale disprezzo nei confronti del genitore alienato (leggete pure il ‘padre’), da provocare in loro un distacco dal vissuto reale ed un lavaggio del cervello tali da scaturire in otto sintomi così espressi:

1- campagna di denigrazione;
2-razionalizzazione debole dell’astio;
3-mancanza di ambivalenza;
4-fenomeno del pensatore indipendente;
5-appoggio incondizionato ed automatico al genitore alienante;
6-assenza di senso di colpa;
7-scenari persi a prestito;
8-estensione dell’ostilità alla famiglia allargata.

Ora credo sia il caso, di cercare di spiegare il più semplicemente possibile a cosa si riferiscano.

Iniziamo dal primo sintomo: la campagna di denigrazione.
Con questa espressione Gardner si riferisce agli atteggiamenti di un figlio che mima, scimmiotta il genitore alienato e ripete i messaggi denigratori e di disprezzo, che impara dal genitore alienante.
Il genitore programmante in questo caso non mette in discussione il fatto che il figlio si comporti malamente con l’altro genitore, anzi lo favorisce.

Il secondo sintomo, la razionalizzazione debole dell’astio, si riferisce al fatto che il figlio descrive il genitore rifiutato come del tutto negativo, adducendo motivazioni illogiche e superficiali.

Il terzo sintomo, la mancanza di ambivalenza, fa registrare nel figlio una tendenza ad atteggiamenti opposti, per cui il genitore rifiutato viene descritto come una presenza assolutamente negativa e, al contrario, l’altro genitore è vissuto come completamente positivo.

Nel quarto sintomo, il fenomeno del pensatore dipendente, il figlio afferma di essere assolutamente indipendente e non condizionato nella sua campagna di denigrazione nei confronti di un genitore, e di non subire alcuna influenza da parte dell’altro genitore.

Il quinto sintomo, invece, quello dell’appoggio automatico al genitore alienante fa riferimento al fatto che il bambino, in qualunque conflitto si viene a trovare, prende posizione sempre e solo a favore del genitore alienante.

Il sesto sintomo, l’assenza di colpa, chiarisce il fatto che il figlio viva senza sentimenti di colpa, appunto, il suo disprezzo verso il genitore alienato e si senta quindi autorizzato a determinati comportamenti.

Il settimo sintomo, gli scenari presi a prestito, mette in luce il fatto che il bambino, pur non conoscendo certi argomenti e certe espressioni, a causa della sua giovane età, stranamente le utilizzi.

Infine, l’ottavo sintomo, l’estensione dele ostilità alla famiglia allargata del genitore rifiutato, coinvolge nel’alienazione tutto ciò che si riferisce alla sfera affettiva del genitore alienato.

Tutta questa gamma sintomatologica, produrrebbe una sorta di lavaggio del cervello, un lavaggio della coscienza affettiva, che il genitore alienante indurrebbe attraverso tre atteggiamenti reiterati e ripetuti di fronte al figlio:
-attraverso la denigrazione del genitore negativo con espressioni forti;
-attraverso la produzione di false accuse di trascuratezza;
-attraverso l’accusa di violenze o abusi sul figlio, anche sessuali.

Queste, quindi, le tecniche ideate dal genitore alienante per far sì che il figlio si allontani per sempre dall’altro genitore, distruggendo in lui tutti i sentimenti di affetto e considerazione ed iniettando il veleno corrosivo della paura, della diffidenza e dell’odio senza ritorno.

In pratica il genitore alienante, la madre, otterrebbe una sorta di vendetta ed una sorta di potere che ridurrebbe al silenzio il genitore alienato cioè il ‘povero’ padre.

Questo ipotetico atteggiamento rilevato da Gardner nelle madri contro cui interveniva nei tribunali americani,
provocherebbe effetti talmente deleteri sul bambino, da condurlo a divenire un soggetto patologico, con disagi psicologici notevoli, con mancanza di rispetto nei confronti delle figure autorevoli in genere, con paranoie, narcisismo e psicopatologie legate all’identità di genere.

Parliamo dunque di danni psicologici di non lieve entità…

Incredibile quello che possono fare di male oggi le madri!
I poveri figli sono in balia di donne mostruose, che tessono una ragnatela fitta e avvolgente, con cui si adoperano a voler distruggere a tutti i costi ciò che c’è da distruggere.

Per quale alto motivo?
Ma per vendetta naturalmente, per pura vendetta.
La vendetta è donna: un nuovo slogan!
Si a Gardner piacerebbe, ci scriverebbe su, se fosse vissuto ancora, chissà che avrebbe inventato!

Ma vorrei commentare ancora gli otto sintomi.
Non c’è che dire, il bambino è accerchiato: non può fare una mossa, non può parlare, non può gesticolare, né fare una tenera smorfia, né permettersi chissà quali affermazioni, che tutto, e dico tutto, verrà utilizzato contro di lui.
Anche ciò che non dirà.

Qualcuno penserà che stia esagerando.

Basta frequentare certi tribunali, in certe città, che ci si renderà conto che ai bambini, tanti bambini, un salto nella Pas, non gliela leva nessuno.

Basta leggere gli incidenti probatori…perchè,secondo voi vengono letti con la dovuta attenzione da tutti gli addetti ai lavori?

Gli otto sintomi scavano una fossa, enorme, da cui il bambino non può scampare.

E neanche la madre, invero si salverà: sarà valutata gravemente deficiente sul piano genitoriale e si deciderà contro di lei per quanto concerne l’affidamento del figlio.

Gli otto punti della Pas saranno applicati senza realmente trovare prove sufficienti, senza una scientifica analisi del vissuto del bambino…e soprattutto partendo da un preconcetto: il bambino di certo non dice la verità, quando racconta di violenze, soprusi e quant’altro.

E a tutti i costi, poichè si deve dimostrare quest’ultima verità, a tutti i costi si dovranno riscontrare questi benedetti otto punti, anche se non se ne trova traccia precisa.
Anche se in genere la madre è una donna sofferente e stremata dalle battaglie perpetrate nei suoi confronti e nei confronti del figlio.

Otto sintomi sono tanti…eppure in qualche modo ce la faranno ad appiccicarli come un’etichetta, tutti belli allineati come soldatini pronti alla rappresaglia. E non sarà facile, per gli avvocati difensori, scrollarla di dosso.

Tempi duri per i bambini!
Tempi duri per le madri!

Tempi duri, perché se un bambino racconterà alla propria madre le sue angosce, le sue paure, provocate da un genitore violento, se parlerà di abusi, di vario genere, e se la madre deciderà, secondo coscienza e responsabilità, di denunciare il padre, solo per tutelare la sanità morale e fisica del suo bambino, lì inizieranno guai inimmaginabili.

Cosa accadrà?

Quello che accade…

Il bambino, vittima, diverrà il carnefice inconsapevole per parte di madre, sarà scrutato, psicanalizzato con gran velocità, al massimo pochi incontri, al termine dei quali, saggi operatori dichiareranno che il bambino non è in grado di intendere e di volere.
Pronunceranno la fatidica parola: PAS.

Manca quindi solo il salto nella fossa…e tutto è nascosto…
Tempi duri per donne e bambini…

Grazie Gardner, grazie per la tua pseudo-teoria che falla da tutte le parti.

Una persona amica mi ha inviato la traduzione della Dichiarazione dell’associazione spagnola del centro di neuropsichiatria AEN che, nel marzo del 2010, quindi poco tempo fa, ha rimarcato con gran forza e competenza la sua avversione contro l’uso clinico e legale della PAS.
Non male!

Iniziano a fermentare le tesi contro la PAS, la pseudo-teoria, così macchiata di sangue innocente.

Ma questo sarà l’argomento di uno dei miei prossimi commenti…

Speriamo di chiuderla questa fossa, che mi rimembra le immagini agghiaccianti degli autoritarismi del secolo scorso…

FLO IL DIRETTORE

Il tema della Pas, comincia ad essere molto dibattuto, crea profondi contrasti e schieramenti di parte perché reca con sé la presunzione di voler ingabbiare in una sindrome la decodificazione della realtà delle coppie separate e conflittuali con figli, e pretende inoltre di di averne trovato la cura.
Una cura che sta provocando uno sconvolgimento talmente grande da produrre solo dolore e sangue.

Sapete ormai tutti di cosa parlo: in nome di una verità sacrosanta (la Pas), sempre più bambini devono fare la valigia ed andare in una ‘splendida’ struttura in cui vengono ‘ripuliti’ e resettati da tutto il disprezzo, da tutta l’ostilità verso il genitore rifiutato, da tutte le bugie assorbite dal genitore alienante.

 
Questi bambini usciranno da queste così provvidenziali strutture solamente quando avranno finalmente compreso che non devono più accusare un genitore di abuso, non ne devono assolutamente parlare.
No, no, non sta bene!

Usciranno, con un carattere ben formato ed indottrinato, con un animo sicuramente più leggero, ma solamente dopo che si saranno accorti che devono frequentare entrambi i genitori, senza ‘inventarsi’ assurdità su violenze subite, botte ecc. ecc.
Non dovranno più chiedere di voler rimanere con la loro mamma, perchè l’altro genitore è pericoloso.
Scherziamo? Poi ci lamentiamo che non esistono più gli uomini veri!

Diagnosi e cura della Pas: la dobbiamo a Richard Alan Gardner, dobbiamo ringraziarlo di aver messo a disposizione il suo genio per scoprire questa patologia, racchiusa in 8 punti, che piace così tanto a certi gruppi che lo hanno preso a portabandiera delle loro ragioni.

Beh, io non lo ringrazio proprio, anzi credo di cominciare ad essere in buona compagnia nel pensare che Gardner non era affatto un genio, che la sua diagnosi era una elucubrazione mentale e la sua cura una ‘assurdità’ di una mente un poco confusa.

La Pas è una favola nera, la favola che alcuni vogliono a tutti i costi raccontare a molti bambini.
La favola in cui il lupo cattivo è il protagonista e vince sempre.
La favola della vittoria del male sul bene.

Beh, a me, a moltissimi di voi che leggete, questa favola noir non piace affatto e sicuramente desiderate distruggerla per ricominciare a raccontare quelle belle storie di una volta, in cui il cattivo finisce sempre male.

Iniziamo subito a sgomberare il campo da dubbi: i figli, in una separazione hanno il diritto di frequentare entrambi i genitori, perché possano crescere nella maniera più sana ed equilibrata.
Se il figlio rifiuta in maniera certa uno dei due genitori, bisogna ascoltarne le ragioni, capire cosa ci sia sotto, prendere in serissima considerazione le sue denunce.
Il figlio non dovrà essere obbligato a frequentare con la forza il genitore di cui ha il terrore.
E soprattutto non gli si dovrà dire che ha una sindrome brutta, brutta che gli è stata attaccata dal genitore con cui vive.

Parliamo quindi di situazioni specifiche e circoscritte, perché, grazie a Dio, nella quotidianità i figli amano e desiderano tutti e due i genitori.
Anzi, pur vivendo spesso con la madre, hanno un tale desiderio di avere considerazione ed affetto dal padre, da richiederne spesso la presenza.
E questo è bellissimo.
E questo va appoggiato.
E questo non va osteggiato.

Detto ciò, torniamo alla Pas: è ora di smetterla di chiudere la bocca ai figli con una sindrome, di cui tutti si riempiono la bocca, ma che poco conoscono e che utilizzano come una bomba ad orologeria nei tribunali, contro le donne ed i loro figli.

Una pseudo-sindrome, che lascia grandi perplessità proprio come il suo creatore, che non era di certo un tipo tanto equilibrato.

Avevo intenzione di confutare gli 8 punti su cui si innesta la Pas, ma, credo che sia ancora il caso di approfondire le note biografiche che possiamo ricavare su Gardner, per cercare di tracciarne un profilo il più aderente possibile.
Molto spesso, infatti, vita e pensiero si fondono: questo mi sembra un caso esemplare.

Gardner nacque nel Bronx nel 1931, studiò al Columbia College ed al Downstate Medical Center alla State University di New York, si arruolò nell’Army Medical Corps e divenne in seguito direttore della divisione di psichiatria infantile in un ospedale militare in Germania.

 
Si sposò ed ebbe due figli, ma la storia non funzionò e divorziò.
Scrisse parecchi libri (circa una trentina), che furono pubblicati dalla casa editrice Creative Therapeutics, che aveva in catalogo vari libri (circa una trentina).
Si avete capito bene: la casa editrice aveva come unici libri pubblicati quelli di Gardner.
E l’indirizzo della casa editrice era lo stesso della residenza dello psichiatra!
Dunque, chi pubblicò i libri di Gardner? Lui stesso. Si auto- sponsorizzò.


Ma non scrisse solo libri. Pubblicò moltissimi articoli che diffondevano le sue teorie, attraverso una rivista quasi sconosciuta, Issues in Child Abuse Accusations, il cui direttore era il Dr. Ralph Underwager.

Vorrei un attimo deviare il mio interesse su quest’ultimo personaggio il quale, in una intervista rilasciata ad una rivista olandese, Paidika, ebbe l’ardire di affermare che la pedofilia è un’espressione accettabile del volere di Dio per l’amore e l’unione tra due esseri.

Possiamo quindi sostenere che il direttore e Gardner avevano comunanza di idee riguardo la pedofilia.
Pensiamo alle numerose affermazioni di Gardner nei suoi articoli, come ad esempio quella in cui dichiara che non bisogna esagerare nel considerare troppo negativamente eventuali abusi sessuali da parte del padre sui figli, che bisogna comprenderne i fattori genetici e tenerne conto. Soprattutto il padre non va allontanato dai figli, neanche se ha abusato di loro!
Avete letto bene.

Ora, io una certa idea sulla natura di Gardner, solo partendo da queste affermazioni, fino ad arrivare ai suoi scritti che ho letto tradotti, ce l’avrei.
Credo che, leggendo i suoi ‘capolavori’, anche la maggior parte degli psichiatri si farebbe una certa idea su di lui ed eviterebbe di applicare le sue teorie.
Almeno credo e spero.

Invece le sue genialità sono andate ad inserirsi direttamente nell’ambito dell’avvocatura, dove non si è verificata la loro attendibilità scientifica, ma solo la possibilità di utilizzarle nei processi legati al diritto familiare.

Infatti Gardner riuscì abilmente ad introdurre la PAS, testimoniando nelle cause di divorzio ed appoggiando i poveri uomini incappati nelle maglie di qualche megera. Gardner scrisse addirittura due libri solo per dire e dimostrare l’isteria femminile delle donne.

Le sue testimonianze funzionavano di certo, se pensiamo che per ricevere i suoi ‘favori’, gli uomini erano disposti a sborsare circa 500 dollari l’ora di onorario.
Insomma i legali avevano trovato in Gardner una reale possibilità per contrastare le richieste delle donne e per ottenere l’affidamento dei figli.
E Gardner ha fatto la sua parte molto bene: la gallina dalle uova d’oro….

Nel 1992 ottenne notevole successo quando andò a testimoniare alla separazione tra Woody Allen e Mia Farrow, che aveva accusato il marito di molestie sessuali verso i figli. Era al culmine della sua carriera: osannato, ricercato… poteva avere il meglio dalla vita.

Ma nel 2003, il 28 maggio, l’America apprese dal New York Times la morte dello psichiatra. Aveva 72 anni e morì in casa.
Morì suicida: inferse contro se stesso diverse coltellate, al collo ed al cuore, con un coltellaccio da macellaio.
Il figlio Andrew dichiarò ai giornali che il padre era enormemente scosso per aver appreso di avere una grave malattia neurologica.

Gardner non aveva sopportato il duro colpo e aveva deciso che era ora di farla finita.
E che fine! Da film orror.
Vorrei concludere questa ‘triste’ storia con una notizia sulle qualifiche in campo lavorativo di Gardner, che mi pare interessante.

Il New York Times, il 14 giugno del 2003, fece uscire un articolo in cui correggeva quanto aveva precedentemente scritto sullo psichiatra suicida, ed affermava che Gardner non era professore della divisione di psichiatria infantile presso la Columbia University, ma solo un volontario non retribuito.

Cari lettori, comincia a sorgervi qualche dubbio?
A me si, io sono immersa nei dubbi verso questo personaggio, ma immersa anche nella certezza che la sindrome di Pas è una pseudo-sindrome creata per scopi pratici: far fuori le ex mogli con le loro richieste esagerate e salvare i poveri mariti.
A che prezzo!
A prezzo dell’infelicità dei bambini….

Flo il direttore

Poiché la maggior parte dell’umanità è impegnata a procurarsi il cibo quotidiano tra mille attività ed impegni, non si accorge che un gruppo di saggi è invece occupato a scoprire e a indagare le caratteristiche umane più svariate per poter guadagnare  il più possibile.

Per cercare di spiegare un’affermazione così amara e che può sembrare eccessiva, vorrei partire dalle tesi di un noto professore universitario e scrittore, Christofer Lane, inglese, il quale,  indagando a fondo il mondo della psichiatria e col supporto di una serie di prove, si è convinto del fatto che la psichiatria stia divenendo sempre più creativa e sempre meno agganciata a solide basi scientifiche.

La motivazione di tale creatività, a suo dire, è soprattutto legata a ingenti interessi economici anche di alcune case farmaceutiche.

Il professor Lane infatti, con l’avallo di numerose prove,  sostiene che molte malattie oggi vengono inventate a tavolino per poter poi produrre farmaci risolutori della patologia.

La sua tesi è a dir poco strabiliante, meno strabiliante se si inizia a pensare ai risvolti che possono ripercuotersi sulle persone coinvolte.

Il professore dice che la sua convinzione è legata all’aver letto e studiato tutta la fase preparatoria del DSM.

Ma cos’è il DSM?

Per i più è una sigla perfettamente sconosciuta.

Cercherò di spiegarlo in breve.

Il DSM è il manuale diagnostico dei disturbi mentali, descrive cioè i disturbi e la relativa sintomatologia, cose necessarie ai medici per poter effettuare una diagnosi.

La DSM viene chiamata ‘la Bibbia degli psichiatri‘ ed è quindi conosciuta espressamente da chi si occupa di questa attività.

Dunque, il professor Lane, dopo aver letto, come ho detto pocanzi, la fase preparatoria di questo documento, ha concluso che gli studiosi introducono nuovi disturbi con una superficialità raccapricciante, senza alcun supporto scientifico, senza alcuna sistematicità nella raccolta del materiale ed addirittura con la scelta di materiale ambiguo.

Insomma i documenti che dovrebbero ben appoggiare i disturbi introdotti, il più delle volte sono un pot-pourri con poco senso.

La quinta edizione del DSM si attende per il 2012 e già si sa che ‘i saggi’ vogliono introdurre vari tipi di disturbi quali ad esempio, il disturbo premestruale, il disturbo da apatia, il disturbo da shopping compulsivo e guarda, guarda….la PAS, questa sconosciuta che imperversa nelle aule dei tribunali e fin negli angoli più bui ed angusti dei servizi sociali.

Molti psichiatri non sono d’accordo nel rendere pubblici gli studi preparatori, i dibattiti sulle varie malattie e chiedono che tutto questo avvenga a porte chiuse.

Questo fatto mi insospettisce: i saggi non vogliono che nessuno ficchi il naso nelle loro decisioni, come per esempio ha fatto il professor Lane, perchè sanno che la credibilità di alcuni disturbi poggia sulle sabbie mobili.

Insomma cari lettori, il DSM può diagnosticare la nostra vita, può decidere se siamo malati o no, potremmo addirittura essere messi all’indice in tribunale per malattie immaginarie.

Vi ricordate ‘il malato immaginario’ di Moliere?

Roba vecchia!

Oggi qualcuno dovrebbe scrivere ‘il DSM immaginario’.

Qualcuno griderà allo scandalo, la bibbia degli psichiatri è stata profanata!

E chi se ne importa.

Se i saggi hanno perso un pochino la retta via, la devono riprendere e non si devono far distrarre dai benefici che provengono da impulsi esterni.

Prendiamo una patologia a caso: la PAS ( mica tanto a caso). Ebbene alcuni ricercatori la vogliono introdurre come un vero e proprio disturbo mentale, al pari della schizofrenia, degli attacchi di panico ecc., che insorge solo in un particolare momento della vita: nel contesto delle controversie tra ex coniugi per la custodia dei figli.

Quella che ora è una scuola di pensiero che ha il suo avvio in Gardner, uno psichiatra americano, la si vuole far assurgere a patologia riconosciuta nell’olimpo della DSM.

In realtà la PAS non si basa su osservazioni scientifiche condivise, non può essere spalmata sulle problematiche familiari partendo da semplici pregiudizi, che non hanno alcuna validità ed affidabilità scientifica.

La PAS è una scienza su commisssione di alcuni gruppi  che vorrebbero trovare una soluzione alla problematica degli affidamenti.

La PAS non può divenire lo strumento scorretto da utilizzare contro le donne.

Una pseudo-sindrome che è sulla bocca di tutti nei tribunali e tra gli operatori sociali,  ripeto una pseudo-sindrome sguainata per imporre un punto di vista sull’affido dei figli.

Una pseudo-sindrome che moltissimi importanti psichiatri italiani non conoscono nemmeno.

Solo chi opera e lavora nei tribunali la conosce.

Ed i giudici si lasciano ingenuamente ingannare: non sanno che la PAS, che viene propinata in moltissime relazioni del ctu, in realtà è una favola metropolitana.

Una favola della psichiatria che diviene sempre più creativa, sotto l’impulso delle domande-offerte esterne.

Va detto chiaramente  che né gli psichiatri  né i medici americani hanno finora riconosciuto la PAS come una patologia reale, anche se molti gruppi ed associazioni americane spingono in quella direzione.

Comunque,attenzione a tutti, mi raccomando. Perchè con questa storia della creazione delle patologie, un giorno potremmo tutti trovarci in seri guai.

Ad esempio, in questo istante ho un attacco di shopping compulsivo.

Oddio, mi devo sbrigare ad uscire di casa.

Non si sa mai che qualcuno dovesse sedarmi con qualche medicina inventata ad hoc!

Beh, forse per ora me la cavo, ma dopo il 2012………chi lo sa?

Flo il direttore


Stamane, 23 aprile, a pagina 23 di Repubblica, mi capita di gettare il mio occhio clinico su un trafiletto e cosa leggo?

Nei giorni scorsi il tribunale dei minori di Trento ha disposto che un bambino di 8 anni venisse preso e portato in casa famiglia. Motivo dell’ordinanza andata a buon fine (si fa per dire)?

La madre risulta troppo protettiva col figlio, che vive un rapporto simbiotico con lei. No, non si parla di sindrome di PAS, ma di qualcosa che è un suo affluente: SINDROME DELLA MADRE MALEVOLA.

Dunque, cos’è tale sindrome, che solo a nominarla mi viene l’orticaria?

Ve lo spiego in poche battute: è una forma di manipolazione che la madre, nel caso specifico attua sul figlio, provocando un distacco dall’altro genitore (genitore alienato) e creando un eccessivo attaccamento al bambino stesso.

Così, pochi giorni fa, con l’imprimatur del tribunale, i servizi sociali si sono presentati alla scuola del bambino. Il Preside ha chiamato subito la madre e la nonna, accorse immaginiamo con che animo, ma non c’è stato nulla da fare: di fronte ai compagni, pure qui possiamo comprende il loro  spavento, il bambino, fra urla e lacrime, è stato portato via, udite udite, in una STRUTTURA PROTETTA.

Protetta da che? Da cosa? Da una povera madre. E non ditemi di andarmi a leggere gli atti che stavolta  in verità non conosco.

Direi di fermarci per un minuto di silenzio in questo momento, perchè dobbiamo piangere la giustizia che sta morendo in nome di teorie strampalate o applicate a casaccio, guarda caso sempre alle madri.

Sono sicura che in questo preciso istante Falcone e Borsellino, l’emblema della vera giustizia, piangono con noi.

……………………………………………………………………………………………………

Dopo questo minuto di silenzio, riprendo per informarvi che la madre del piccolo aveva fatto accuse pesantissime contro il padre del bambino, non permettendogli di vederlo, accuse che non si sono potute dimostrare e, se siete miei lettori sapete il perchè. Ne ho parlato tanto in altri articoli e ne continuerò a parlare: le accuse di pedofilia familiari non arrivano ai processi, muoiono in fase precedente

Il bambino viveva con la madre e con la  nonna: troppe donne a cantare.

 Bene, il bambino non vuole incontrare il padre?

Vai, in casa famiglia. MA CASA FAMIGLIA DE CHE? come si dice a Roma. La casa il bambino ce l’ha e la famiglia pure: la sua mamma.

Cosa traiamo da questa storia?

Mamme mi raccomando, da oggi potreste avere la sindrome delle madri malevole.

Non comprate al bambino la merendina, per favore, non baciate vostro figlio prima che entri in classe, non vi fate vedere troppo amorevoli, il vostro amore potrebbe venir considerato malato. E perchè affannarsi per portare i figli a calcio, a danza, poi a catechismo, poi a suonare, poi da un amichetto?

Per carità, lo soffocate.

Buona giornata, madri italiane, madri malevole.

Oppure vi viene la voglia di lottare con me e tante altre che desiderano cambiare le cose?

Servono politici, che appoggino questa causa, servono parlamentari che chiedano al ministro Alfano un’ispezione ai tribunali dei minori dove accadono questi obbrobri legislativi, come a Roma, dove ieri, il senatore Pedica, ha chiesto un’ispezione al tribunale dei minori di Roma per il caso del piccolo Matteo di Sezze.

Di nuovo, buona giornata madri malevole.

FLO, il Direttore

 


Avrei voluto iniziare l’articolo con un altro titolo: SINDROME DI PAS. E CHE C

Vi assicuro, mi sembrava il titolo giusto, ma sono stata educata ad utilizzare un italiano scevro da tentazioni scurrili, per cui il mio iniziale slancio è morto sul nascere. I miei avi si sarebbero rivoltati nella tomba.

Comunque già il titolo fa capire come io la pensi su questa sindrome di PAS… PAS…PAS…
Non parliamo poi degli psicologi, degli servizi sociali: PAS…PAS…PAS…
E che PAS!

Le povere madri oggi a questa parola sono prese da attacchi di panico, tremori, pianti, neanche fosse morto qualcuno!
Beh, in realtà è come se il morto ci fosse, perchè PAS oggi vuol dire guai, molti guai. Per le mamme e per i loro amati figli.
Dopo che qualche psicologo, operatore sociale e poi un giudice, ha nominato e messo per iscritto la pestilenziale parola possiamo cantare il De Profundis e citare un grande: “Lasciate ogni speranza o voi che entrate…”

Oggi la PAS è la panacea di tutti i mali. Vi ricordate quando si andava dal medico e qualsiasi dolore avessimo, che non veniva riconosciuto da nessuna diagnosi, il medico aveva pronta la frase: “Signora è un pò di depressione!”

Quanti malati ho visto morire di depressione. Ricordo il padre di una mia amica che soffriva di terribili mal di testa ed i medici continuavano a dire che il poveretto aveva la depressione. Poveretto davvero! Morì dopo pochi mesi per un tumore alla testa. Figurati se qualcuno si era premurato di fargli fare le dovute analisi più approfondite.

Un’altra mia amica, dopo aver battuto la testa, si lamentava per forti dolori, anche dopo mesi dall’incidente. Indovinate quale fu la diagnosi del dottore? Che la donna aveva la depressione, che ritornasse a lavorare e non si approfittasse dello Stato!
Poi si scoprì, qualche anno dopo, che l’incidente le aveva provocato lo spostamento mandibolare. Ecco il perchè dei dolori, che passarono dopo aver fatto le cure adeguate.

Lo stesso accade oggi. Un bambino, figlio di genitori separati, se si inizia a lamentare di non voler andare con il padre (in rari casi, ma ci sono, con la madre), se comincia ad assumere un atteggiamento terrorizzato di fronte a lui, se assolutamente insiste nel suo atteggiamento o, peggio, se racconta cose terribili che non vorrei mai riportare per il dolore fisico che mi lascia, ma che riporterò nella seconda parte dell’articolo, bene, quel bambino ha sicuramente la sindrome di PAS.

Ma come, non è il caso di tranquillizzare il bambino, di dirgli stai calmo, non ti preoccupare per adesso non ci vai da papà, se sei così spaventato?

Non è il caso di capire con calma cosa abbia il bambino, aiutarlo pian piano a confidarsi? Non è il caso di ascoltare? Non è il caso di prendere in seria considerazione le cose che ha da dire? Non è il caso di trattarlo con l’attenzione che merita?

No, evidentemente non è il caso.

Sano buon senso dove ti sei trasferito? Sei andato a farti benedire in questo mondo di esperti che credono di sapere tutto di tutti ed invece non sanno guardare al di là del loro naso?

Intanto gli esperti dicono che la PAS è un disturbo psicologico che si riscontra solo ed esclusivamente nelle controversie che avvengono nell’ambito delle separazioni, per la custodia dei figli.

Solo i figli contesi, cioè, possono ritrovarsi appiccicata l’etichetta della sindrome e covare gravi patologie che non consentiranno loro una vita normale, a meno che qualcuno non li prelevi, non li porti in qualche casa famiglia e non li aiuti dall’esterno.

La PAS è di derivazione anglosassone, vanta studi più che ventennali e, a detta degli esperti, è ancora poco conosciuta ed applicata in Italia, mentre meriterebbe una considerazione maggiore.

Su questo punto dissento subito: Non solo è conosciuta, è conosciuta troppo e male, è applicata spessissimo ormai e con effetti deleteri e terribili che non basta una vita per liberarsene.

La PAS è stata descritta e sintetizzata da Richard A. Gardner che nel 1985 rese noti i suoi studi.

Lo psichiatra, non pago del suo duro lavoro nell’esercizio intellettuale, riuscì ad applicare le sue teorie con grande successo in America.
Venne chiamato ad applicarle nei più redditizi processi per divorzio di ricchi americani che, grazie a lui, riuscivano a liberarsi di ex mogli che, attraverso i figli, a loro dire, li volevano spennare.

Inutile sottolineare che Gardner si procurò fama e denaro, molto denaro.

In verità non riuscì a godere del frutto del suo duro lavoro, perchè diede termine alla sua vita col suicidio, avvenuto in un modo molto cruento.

Se almeno prima di morire avesse sconfessato tutte le cretinate che aveva fatto bere a tutti!

Ebbene oggi in Italia si propagandano a tutta birra (parlavamo di bere) le teorie di un suicida (che valore attribuire alle tesi di un uomo disturbato?) che, in America, è anche mal visto a causa di sue dichiarazioni alquanto inquietanti riguardanti la pedofilia.

In sintesi, a tal riguardo, egli dichiarava che la pedofilia non rientra nelle patologie sessuali da combattere, che non è una terribile devianza, ma che va inquadrata nella sfera dell’ orientamento sessuale: chi si orienta verso l’altro sesso, chi verso il proprio sesso, chi verso i bambini. E che sarà mai, ognuno ha un tipo di inclinazione sessuale (naturalmente è una nota polemica)!

Ma quello della pedofilia e dell’eccessiva indulgenza di Gardner a questo riguardo è un’altra storia, altrettanto terribile, ma un’altra storia..

Torniamo dunque a parlare della PAS, attraverso la quale si vogliono stanare le modalità ed addirittura le tecniche di programmazione da parte del genitore alienante (quasi sempre la madre), che costruisce nel bambino una sorta di paura, odio e diffidenza nei confronti del genitore alienato (quasi sempre il padre).

Secondo Gardner e la corrente da lui derivata, che a mio parere sta intossicando il clima della giustizia italiana, la madre progetta una sorta di processo di programmazione del figlio contro il padre; il figlio stesso diviene poi parte attiva nel mostrare astio nei confronti del padre e nel dichiarare di non volerlo più vedere.

Il figlio viene programmato talmente bene dalla madre, che riesce a mostrarsi come soggetto autonomo, cioè riesce a far credere che odia il padre per motivazioni proprie e non perchè sia stato suggestionato dalla madre.

Tutto ciò avviene perchè il figlio sceglie il genitore sofferente (la madre) e crea una sorta di alleanza che lo conduce ad un astio e ad un disprezzo ingiustificato verso l’altro genitore.

Orbene, portando la situazione sopra descritta a casi che si riscontrano giornalmente nei tribunali, il bambino, dopo la separazione dei suoi genitori, dichiara di non voler più incontrare il padre, adducendo una serie di motivazioni (con un diverso linguaggio e diverse espressioni, a seconda dell’età) che lo portano ad avere paura, terrore nei confronti del padre.

Paura e terrore che gli esperti chiamano astio.

Purtroppo il bambino, sempre più spesso racconta episodi circostanziati di violenze fisiche ed abusi nei suoi confronti da parte del padre.

Di fronte ad accuse di questo tipo, talmente gravi che la mente si ribella al solo sfioramento del pensiero, gli esperti indagano con la delicatezza di un elefante, ma hanno ormai inculcata talmente bene nella testa la sindrome di PAS che, già prima di iniziare la loro indagine, sono convinti che le paure del bambino derivino da un condizionamento più o meno voluto, conscio o inconscio, da parte della madre, che deve far pagare al povero padre la disgrazia della separazione.

Queste sono le conclusioni sempre più spesso delle indagini degli esperti: la madre ha influenzato il figlio a tal punto che questi racconta fatti mai accaduti, ma che sono generati dal terrore e dalla paura indotta nei confronti del padre.

A questo riguardo devo sottolineare che oggi gli esperti parlano per la maggior parte dei casi di PAS senza che questa debba assolutamente essere citata.

Infatti Gardner stesso afferma che, per parlare di PAS, sia necessario chiarire che i sentimenti di astio, disprezzo e rifiuto del padre da parte del bambino non debbano essere giustificati da violenze da parte del padre.

Ciò vuol dire che in presenza di reali abusi o trascuratezze, la diagnosi PAS non può assolutamente essere applicabile.

Ciò significa che si parla di PAS a sproposito, lì dove il bambino racconta in incidente probatorio di violenze ed abusi.

Ciò significa che gli esperti non conoscono bene la teoria di PAS.

Oppure ciò significa che gli esperti non credono assolutamente possibile l’abuso e non credono al bambino già prima che parli, trovando più facile e rassicurante pensare che la colpa sia della madre che ha influenzato il figlio.

Per loro il mostro non è il padre, il mostro è la madre, che va allontanata per decodificare il figlio!

Per scacciare un absurdum si crea un altro assurdo.

Per scacciare l’orrore della realtà si crea una fantasia altrettanto orribile.

E così, fine della storia: ad una madre amorevole viene strappato il suo piccolo, il suo amore.
A tante madri amorevoli oggi sono stati strappati i loro piccoli, i loro amori.
Parleremo la prossima volta degli otto sintomi che presenta il bambino vittima della PAS.
Ma ormai già sapete che dovete aspettarvi.

FLO IL DIRETTORE


Nel momento in cui scrivo, in un antico borgo sul mare, una mamma (tra tante), sta soffrendo, Anche un bambino (tra tanti), sta soffendo, è impaurito, frastornato e non sa cosa ne sarà di lui.

Sara e Matteo, li chiameremo così.

Lei minuta, occhi neri, resi più scuri dall’ombra del dolore che è poggiato lì . Esile, ma forte, una mamma coraggio, che ama il suo piccolo e vuole che cresca sano, robusto e libero. Soprattutto libero. Che diventi un uomo, un vero uomo, capace di amare. Ma soprattutto che diventi un uomo buono.
Ha tanti sogni per lui. E sono tutti sogni belli.

Lui alto biondo, gli occhi neri della madre, la stessa ombra che li ricopre. Ha nove anni, ama la scuola, gli amici ed il calcio, il grande calcio. Sua madre è tutto per lui: la sua vita, il suo respiro stesso, la sua forza, la sua sicurezza.

Sara e Matteo sono soli. Abitano in una piccola casa bianca con le imposte verdi, un giardinetto intorno, pieno di fiori, con la palla sempre in mezzo, perché Matteo adora (come tutti i bambini italiani) il calcio. Sogna di giocare con Totti, guarda tutte le partite ed urla di felicità quando la sua squadra segna.

A pochi metri da loro, vivono i nonni materni, Maria, minuta come la figlia e grande cuoca, Giuseppe, un gran lavoratore, un imprenditore, di poche parole, ma dal cuore grande.

Matteo spesso si ritrova con i nonni ed uno zio, il fratello della mamma, che lui adora perché è giovane e lo porta a vedere le partite. Da lui scrocca pure qualche euro per le figurine. Questo è il suo mondo sin dalla nascita perché la sua amata madre rimase giovanissima incinta di un uomo che la abbandonò appena saputo della gravidanza.

Sara e Matteo hanno imparato a cavarsela, aiutati ed appoggiati dalla braccia forti dei nonni. Sara ha trovato un buon lavoro e ha cresciuto Matteo nel migliore dei modi.

Sara e Matteo erano felici insieme. Capitava spesso di vederli correre giù sulla stradina che conduce alla spiaggia, acchiapparsi e buttarsi sulla sabbia rotolandosi e ridendo fino alle lacrime. Il loro cuore scoppiava di gioia…

Piccolo mio ti voglio bene” gli sussurrava Sara e Matteo sentiva il cuore battergli d’amore.

Un giorno, quando Matteo aveva circa quattro anni, il padre (io lo definirei ‘biologico’ perchè ho tutt’altra idea di paternità) decise che era giunta l’ora di conoscere quel figlio che non aveva mai voluto. Entrò nella vita della madre e di Matteo come un uragano.

In tempi non tanto lontani, Matteo sarebbe stato figlio illegittimo, perché nato fuori da una relazione matrimoniale, non avrebbe avuto gli stessi diritti dei figli legittimi, avrebbe sofferto per il rifiuto, e ne sarebbe stato segnato per la vita.

Meglio sarebbe stato! Meglio per lui continuare ad essere figlio non voluto!

Ed invece le nuove leggi, che hanno portato tanti benefici ai figli illegittimi, hanno recato la possibilità per il padre che non si è mai sognato di occuparsi, neanche nell’anticamera del cervello, del figlio, di potersi riprendere tutti i diritti che aveva volontariamente rifiutato e cioè di divenire a pieno titolo ‘padre’, con la conseguenza di avere gli stessi diritti della madre.

Madre che l’ha tenuto nel grembo, che ha trascorso nove mesi da sola a sostenere controlli medici e tutto quello che concerne una gravidanza. Madre che l’ha partorito da sola, senza il sostegno del compagno. Madre che l’ha cresciuto, che ha vissuto le angosce per una malattia e le gioie dei primi passi completamente senza il supporto del padre di suo figlio.

Non parliamo della situazione economica, non la nominiamo neppure, perché è all’ultimo posto delle priorità in questa storia, visto che i nonni hanno provveduto abbondantemente ed a larghe mani, cercando di fare il meglio per amore, solo per amore.

Insomma, dicevamo che il padre entrò nella vita di Matteo, con tutti i bolli, con tutte le carte burocratiche a posto, con l’arroganza data dai suoi diritti riconosciuti. Chissà se a questo lo spinse il fatto che Sara aveva da poco conosciuto un uomo, che sembrava voler entrare nella vita sua e di Matteo! Questo non lo sapremo mai, ma il dubbio che il padre biologico fosse preso da un attacco di gelosia e dalla voglia di distruggere la madre di suo figlio, rimane. Si rimane.

Qualsiasi uomo, preso da rimorso per aver abbandonato una donna e suo figlio nel momento del maggior bisogno, avrebbe prima di tutto chiesto perdono alla madre di suo figlio e avrebbe cercato di rientrare nella loro vita o perlomeno nella vita del bambino, a passi felpati. Ora dopo ora, giorno dopo giorno, mese dopo mese, con una gradualità dovuta alla situazione, avrebbe pian piano conquistato suo figlio e forse avrebbe avuto la grande gioia di sentirsi chiamare ‘papà’.

Qualsiasi uomo dotato di buon senso si sarebbe comportato così.

Invece il padre di Matteo costrinse il bambino, che non provava alcun tipo di affetto per lui, a incontri sempre più frequenti ed obbligati.
Fino a quando Matteo, non solo non voleva più incontrare il padre, ma cominciò a mostrare particolari disturbi ed a raccontare fatti strani, episodi inquietanti e iniziò a rivelare una perseveranza nel rifiutare gli incontri, urlando il proprio dissenso a più non posso, fino al punto di sentirsi male.

A suon di tribunale penale, tribunale civile, i giorni trascorrevano con dolore ansia e una improvvisa paura di non poter tutelare il bambino.

Inizialmente i servizi sociali della zona guardarono con sospetto l’atteggiamento del bambino, ipotizzando che probabilmente la colpa fosse da attribuire alla madre che influenzava Matteo nella scelta di non vedere il padre. Così cominciarono ad inviare al giudice preposto le loro osservazioni e contribuirono di certo a far sì che Sara fosse considerata una donna che non permetteva la ripresa della relazione tra padre e figlio.

In seguito si resero conto dell’errore, ma era troppo tardi. Cercarono di rimediare inviando, sempre al giudice, i nuovi dati emersi, che ponevano molti dubbi sulla salute mentale dell’uomo, supportati anche da una diagnosi che un centro di psichiatria infantile aveva effettuato su Matteo, gettando ombre su ciò che poteva aver subito dal padre.

Fu tutto inutile. Ormai la diagnosi era fatta: sindrome di PAS, la famigerata ed onnipresente sindrome di PAS.

Anni a difendersi, a difendere Matteo.

Proprio negli ultimi mesi la situazione è precipitata. Un giudice minorile ha fatto sentenze su sentenze: in una dava la podestà ad entrambi, in un’ altra, ha tolto la podestà alla madre ed ha deciso che il bambino doveva andare a vivere dal padre, poi al rifiuto delle forze dell’ordine di prendere Matteo con la forza, ha deciso che il bambino sarebbe andato in casa famiglia, poi si è convinto in una nuova udienza che forse Sara non è poi così orribile e che forse il padre non è poi così sano e ha ‘concesso’ di nuovo la podestà alla madre.

Neanche il tempo di riprendersi, neanche una settimana dopo, sempre lo stesso giudice, ha pensato bene che la madre stessa dovesse accompagnare Matteo in casa famiglia.

Saggia decisione, vero?
Qualsiasi madre degna di questo nome avrebbe ubbidito vero?
Voi lo avreste fatto, vero?

Immaginate la scena: una madre che tutta felice porta il bambino in una casa che si chiama famiglia, ma dove la famiglia non c’è, come se lo portasse in vacanza al mare.

Per quanto tempo poi dovrebbe rimanere?
Sei mesi. Che volete che siano sei stupidi mesi?

Mamme, voi che avete i vostri gioielli (così li chiamava la madre dei Gracchi), in case famiglia, sei mesi, sono sei mesi, o diventano anni?

Mamme, con quale animo una madre può percorrere la strada verso quella casa, portando suo figlio, sangue del suo sangue, vita della sua vita, in un posto da cui lei sarà esclusa per non so quanto tempo?

Abramo ed Isacco. Ma Abramo ritornò a casa col figlio.

Mi sovviene la favola di Hansel e Gretel, la casa della strega travestita da vecchia…la casa famiglia.

Rispetto la funzione ed il lavoro di chi dirige le case famiglia, alcune sono persone splendide, eccezionali, ma credetemi, quando arrivano bambini che ingiustamente sono destinati alle case famiglia, sono loro stessi, gli operatori, a piangere di dolore, di compassione, perchè sanno che quei bimbi dovrebbero stare con la loro mamma.

La casa famiglia dovrebbe accogliere chi è appunto senza famiglia o perché proprio non cel’ha o perché è così disgraziata e pericolosa che è meglio non avercela una famiglia.

La casa famiglia può salvare tanti, tanti bambini.

Ma vi prego il bimbo che una casa ce l’ha, che è circondato d’amore e d’affetto, vi prego, non può essere allontanato dal suo mondo.

E Matteo una casa ce l’ha.

Una casa dove, ad accoglierlo all’uscita da scuola c’è la sua splendida mamma.

E chissà, forse un giorno Matteo potrà avere un vero papà, non il papà biologico, ma un papà vero, che ami lui e la sua mamma.

Lasciate Matteo alla sua casa, ai suoi amici, ai suoi nonni, alla sua vita.

In questo momento però, Matteo è triste ed ha paura. Sa che verranno a portarlo via.

Mamma non mi mandare via, mamma, mammina, aiutami“.

FLO, IL DIRETTORE


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