Mamme Coraggio

Archive for the ‘VIOLENZA’ Category

2009: 119 donne.

2010: 117 donne, fino ad oggi.

Una sequenza impressionante di donne a cui è stata tolta la vita in modo violento.

Occhi azzurri, verdi, occhi bruni. Chiusi ormai alla vita prematuramente.

Nei giorni scorsi  ne ho cercato i volti sul web.

Poche foto, qualche articolo, spesso anche le immagini degli assassini: fidanzati respinti, mariti, conviventi. Per lo più parenti.

E poi ci sono anche coloro che rimangono: padri, madri, fratelli, che non possono rassegnarsi alla perdita.

Chiusi nel dolore, nella rabbia, nella pena, con una domanda impellente e sempre latente:”Perché?”.

Questo ‘perché’ riempie le loro giornate, accoglie le loro lacrime.

Molti soccombono al dolore e si lasciano andare.

Depressione, malattie, i giorni non hanno più luce, il senso ddell’esistere si è smarrito.

Perché i parenti delle vittime sono vittime esse stesse.

“I poveri genitori hanno bisogno di un percorso di recupero, dopo la tragedia che li ha colpiti. Molti non hanno i mezzi, ma è importante che inizino un percorso terapeutico con uno psicoterapeuta esperto. Non c’è attenzione a questo aspetto assai importante…mentre i detenuti,nel carcere, compiono un percorso di terapia a livello psicologico. Gratis. Gratis lo psicoterapeuta, gratis le cure mediche…tutto gratis.Attenzione al detenuto, nessuna cura dei parenti delle vittime, che sono vittime esse stesse…”

Queste le parole della dottoressa in psicologia Imma Giuliani, Presidente di “Progetto vittime”, una realtà nata proprio per portare cura e sostegno ai parenti delle vittime.

Perché questi  debbono imparare a convivere col dolore, con gli immancabili sensi di colpa, con i se e con i ma, col quotidiano che diviene estraneo.

Debbono combattere per alzarsi al mattino, debbono cercare in ogni ora, nuove ragioni di vita.

Debbono riuscire a superare la notte, fuggendo gli incubi e le ombre.

E mentre cercano disperatamente di lottare per tornare alla vita, si consumano i processi penali che vedono gli assassini sul banco degli imputati.

Quasi sempre, i presunti colpevoli negano, anche di fronte alla più evidente evidenza.

Mostrano le loro lacrime, i loro valori, le loro medaglie morali, sotto le quali nascondono la loro disumanità.

Talvolta si dichiarano incapaci di intendere e di volere.

Ed i giudici emettono la giusta sentenza, con la doverosa ed appropriata condanna.

Ma poi accade che la condanna termini con un delicato esercizio matematico, che richiede grande competenza nelle operazioni di sottrazione.

E sottraendo, sottraendo, un pò di quà, un pò di là, neanche si parlasse di saldi stagionali, la pena da scontare passa irrimediabilmente, da un numero di anni, forse accettabile, a pochi anni di carcere.

E mentre si sottraggono gli anni di detenzione, aumenta in modo esponenziale il dolore dei parenti delle vittime, che oltre ad aver perduto la propria ragazza, sentono che la Giustizia Italiana non ha fatto giustizia.

Di fronte a tale situazione di giustizia ingiusta, di giustizia inefficiente e con falle giuridiche impressionanti,  alcune mamme, hanno alzato gli scudi ed hanno detto che basta, che così non può essere, che le cose vanno cambiate.

E da anni lottano, affiché venga affermata nella giurisprudenza italiana, la convinzione che per alcuni tipi di reati, la pena debba essere certa e senza sconti.

C E R T E Z Z A   D E L L A  P E N A.

Pe r questo motivo hanno presentato, il 27 maggio 2010 un Disegno di Legge che è stato sottoposto all’attenzione del Vice Capo Vicario del Gabinetto Dott. Roberto Piscitello.

Il Deputato Del PDL Marinello Giuseppe  Francesco Maria ha promesso di veicolarlo in Parlamento, ha promesso che la proposta di legge non rimarrà carta straccia, chiusa a marcire in uno dei tanti cassetti di Montecitorio.

In breve le richieste del Disegno di Legge vertono intorno a 6 punti, importanti e basilari, che possono essere riassunti come segue:

  1. DIVIETO DI PREVALENZA DELLE ATTENUANTI GENERICHE SULLE AGGGRAVANTI IN CASO DI OMICIDIO VOLONTARIO.
  2. CUSTODIA OBBLIGATORIA IN CARCERE.
  3. DIVIETO DI ACCEDERE AL GIUDIZIO ABBREVIATO.
  4. POSSIBILITA’ PER LA PARTE CIVILE DI RICORRERE IN CASSAZIONE.
  5. ACCESSO AI PERMESSI PREMIO E ALLA SEMILIBERTA’ SOLO DOPO AVER ESPIATO IN CARCERE I 4/5 DELLA PENA.
  6. DIVIETO DI BENEFICIARE DELLA DETENZIONE DOMICILIARE.

Le gravi falle del sistema giudiziario italiano, la crisi che attraversa il diritto, sempre volto a difendere la presunzione d’innocenza, purtroppo conducono, nella pratica, ad una eccessiva difesa dei diritti del reo  e ad una incapacità di operare per una giustizia efficiente.

Attualmente, infatti, i colpevoli ottengono le attenuanti generiche e se ne servono per ricevere pene meno severe;  hanno accesso ai permessi premio ed alla semilibertà dopo aver scontato poco tempo di pena detentiva; non sempre vengono custoditi in carcere; possono accedere al rito abbreviato, con quindi la iniziale consapevolezza di precisi ed abbondanti sconti di pena, che partono già da 1/3 in meno;  beneficiano spesso della detenzione domiciliare.

E contro tutto questo, i parenti delle vittime non possono ricorrere in Cassazione.

Che il Disegno di Legge passi è molto importante, perchè giustizia sia fatta.

Lo chiedono con forza, Clementina Iannello, mamma di Veronica Abbate, letizia Lopez, sorella di Maria Rosaria Lopez, Letizia Marcantonio, mamma di Rossana Wade.

Ed anche noi dobbiamo appoggiare la loro proposta, che non deve essere né di destra né di sinistra, che non deve avere colori politici.

E se colori politici deve averne per forza, che siano tutti, tutti i colori di tutte le parti politiche.

E se posso osare, credo che, per certi delitti e per certi assassini, la chiave del carcere debba essere buttata ai pescecani.

Perché non è possibile non dare sostegno alla richiesta della certezza della pena per il reo che distrugge ineluttabilmente una vita.

Perché deve essere promossa la cultura della vita, non quella della morte.

E’ chiedere troppo?

FLO

A metà novembre, quindi solo pochi giorni fa, c’è stato un importante convegno dell’Aogoi, l’Associazione Ginecologi ed Ostetrici Ospedalieri Italiani, che ha affrontato una tematica alquanto spinosa e delicata, quella della violenza sessuale sulle donne, toccando, senza alcun timore, tutte le problematiche ad essa legate e producendo un valido aiuto per tutti gli operatori.

La dottoressa Valeria Dubini, che è la vice Presidente dell’Aogoi, ha dato grande impulso alla discussione, affermando che la violenza sessuale è un’emergenza assolutamente chiara.

Tale sua osservazione è molto importante, perché dà un valido sostegno a tutti coloro che lottano affinché il tema della violenza sulle donne venga trattato con la dovuta sensibilità ed accortezza, sgombrando il campo da ogni forma di negazionismo, che da più parti imperversa ad inquinare tutte le attività e le forze volte ad aiutare le donne violate.

La dottoressa ha aggiunto che i ginecologi italiani, alla luce della loro esperienza quotidiana sul campo, ritengono di primaria importanza non abbassare la guardia ed acquisire sempre maggiori competenze per intervenire in qualità di medici riguardo alla violenza sessuale.

Durante il convegno, i ginecologi si sono posti il problema di come mettere un argine ed hanno redatto il primo manuale che, dalla A alla Z, descrive l’iter medico  per una paziente abusata.

E’ emerso infatti che le conseguenze di una violenza sessuale, a livello fisico e psichico, posson essere, anzi sono, devastanti e distruttive.

E’ stato messo in evidenza che l’e81% delle donne che si sono suicidate, erano persone vittime di abusi.

Inoltre le donne violate, presentano disturbi fisici importanti, che vanno dalla sindrome post traumatica da stress, a seri disturbi del sonno, a problematiche alimentari piuttosto gravi ed alla pericolosa tendenza ad isolarsi socialmente.

I ginecologi, al convegno, hanno chiarito di essere in prima linea nella lotta alla violenza sulle donne, che va dagli stupri allo stalking, e di voler essere sempre più attivi.

Sempre la dottoressa Dubini, ha sottolineato come, comunque, nonostante la grande forza messa in campo, in Italia si è ancora molto indietro su queste tematica , ed il personale sanitario non è amcora all’altezza di seguire con accuratezza le donne violate.

La dottoressa non ha quindi nascosto che, a fronte di un largo impegno da parte dei ginecologi italiani, ci sono gravi difficoltà da risolvere per fornire un valido aiuto alle vittime.

Bisogna infatti avere come priorità assoluta un personale sanitario preparato, bisogna anche offrire strutture adeguate ed attrezzate.

Purtroppo gli esempi di eccellenza in questo campo sono alquanto pochi.

Come esempi positivi possiamo citare la clinica Mangiagalli di Milano che ospita un pronto soccorso ostetrico ginecologico SVS (Soccorso Violenza Sessuale domestica), che è attualmente sotto la guida e la responsabilità della professoressa Alessandra Kustermann.

In tale punto ospedaliero, le vittime possono trovare un servizio con personale specializzato 24 ore su 24, sia dal punto di vista strettamente sanitario che da quello psicologico e legale.

Anche al S. Carlo, sempre a Milano, particolare attenzione viene rivolta alle emergenze causate dai numerosi abusi che avvengono in famiglia, attraverso l’attivazione dell’ambulatorio ‘Soccorso Rosa’, attivo da tre anni e che opera con grande solerzia e, purtroppo, sempre più spesso.

Ora, mi domando…. se il sistema sanitario italiano, sente la coscienziosa esigenza di poter intervenire in modo corretto e competente, unendo le forze mediche, psicologiche e legali, questo significa che il problema esiste ed è sempre più grave.

Questo vuol dire che molte donne si rivolgono alle strutture sanitarie, anche quando non vorrebbero, per questione di privacy, perchè costrette da problematiche fisiche serie ed evidenti.

Questo vuol dire che le donne non fingono abusi e violenze, come da più parti si vuole far credere.

Questo vuol dire che l’attenzione deve essere massima.

Un’attenzione che purtroppo è abbastanza recente.

Non dimentichiamo che fino agli anni settanta non esisteva la legge sui maltrattamenti familiari.

Non dimentichiamo che, in Italia, fino al ’96 gli stupri e gli abusi sessuali erano considerati delitti contro la morale e non contro la persona.

Non dimentichiamo che solo nel 2009 si è legiferato sullo stalking e che ancora oggi molti giuristi pensano che le norme sullo stalking non servano, che siano un’esagerazione, un’overdose legislativa.

Nonostante si stima che siano 2 milioni 77 mila le donne che  subiscono lo stalking.

Per affrontare il problema , per offrire una migliore competenza sanitaria è stato messo a punto un manuale che sarà consegnato ad ospedali e consultori, dal titolo: “Violenza contro le donne, compiti ed obblighi del ginecologo”, (ed. Editeam), con la prefazione firmata dal ministro per le pari oppportunità Mara Carfagna.

Ma al convegno Aogoi, è stata resa pubblica un’importante indagine Istat, effettuata su un ampio campione di 25000 donne, con interviste telefoniche, che ha prodotto risultati sconvolgenti.

Uno dei dati più preoccupanti proviene dalla città di Milano che è risultata essere il luogo in cui vengono denunciati più stupri.

Pensate che, nel solo anno 2009 sono stati denunciati a Milano 480 stupri, più di uno al giorno.

In Italia, è emerso che solo l’8,4% degli stupri viene denunciato, soprattuto per il fatto che per la maggior parte, i violentatori sono partner, ex o familiari.

Solo il 6,2% delle violenze è opera di un estraneo.

Questi dati la dicono lunga anche su come i mass media ci propinano le notizie.

Infatti, chiunque si basi sulle notizie televisive  per avere un quadro della situazione, potrebbe pensare che in Italia le violenze siano opera soprattutto di extracomunitari.

Ora, risulta chiaro a tutti che molti siano i casi di stupri ad opera di stranieri, ma se andiamo a considerare i dati Istat, l’attenzione andrebbe canalizzata anche sull’altro 93,8% di stupri intrafamiliari.

E di questi se ne parla poco.

Di questi e del problema della certezza della pena…ma questa è tutta un’altra storia.

Comunque l’indagine Istata presenta altri dati che fanno riflettere e spostano il quadro del nostro immaginario collettivo rispetto alle violenze…

Le donne vittime di abusi sessuali o stupri sono nel 45% dei casi donne divorziate, con una laurea e con lavori di responsabilità.

Nel 64% dei casi abitano al centro-nord.

Tali dati ci dimostrano che il ventaglio della diffusione della violenza sessuale sta mettendo radici su diversi livelli di stratificazioni sociali.

Le donne che dovrebbero essere meno soggette a tale problematica, che dovrebbero essere più capaci a difendersi e con una possibilità economica maggiore per poter essere indipendenti, purtroppo non risultano essere, attenendoci ai dati, così capaci.

Anche le cosiddette donne in carriera mostrano fragililità a livello personale, insicurezza relazionale e quindi possibilità di divenire vittime di violenze intrafamiliari.

Consideriamo anche, che esse sono sempre più sole e sempre meno protette dalla famiglia d’origine per l’impianto della famiglia mononucleare, che è andata sostituendosi a quella patriarcale…

Donne sempre più sole in città sempre più affollate.

Sole con le proprie problematiche di violenza familiare, sole a difendersi ed a difendere i propri figli dalla ferocia dei violenti.

Il convegno ha dato voce alle tante donne che i ginecologi hanno potuto avvicinare e curare nelle loro necessità fisiche.

Donne stuprate nel corpo e nell’anima.

Donne deturpate da una guerra il cui campo di battaglia è il loro corpo e la loro anima.

Donne sfregiate, delle cui ferite non si trova la fine.

Io ne conosco di donne così….

Ed è doloroso sostenerne sguardo.

FLO

Mi capita sempre più spesso di leggere su quotidiani e settimanali alcuni articoli che fanno riferimento alle denunce di violenza da parte delle donne nei confronti de loro ex, insinuando che sono false accuse.

Anche molti blog e social network riprendono la stessa tematica, insistendo sulla falsità delle accuse verso gli uomini e portando a supporto di tale tesi, alcuni dati ufficiali.

Vengono in particolare presi in considerazione quelli della Procura di Bergamo, diramati nella dichiarazione del PM Carmen Pugliese, autorizzata dal Procuratore Generale Galizi, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2009 e le affermazioni del PM Barbara Bresci di S. Remo.

I blog ci tengono a sottolineare che le dichiarazioni giungono da voci femminili e questo le rende ancora più veritiere.

Iniziamo ad analizzare in primis quanto ha affermato il PM Carmen Pugliese.

Intanto bisogna sottolineare che in molti blog  si riporta che la PM ha asserito che l’80% delle denunce di violenze ed abusi da parte delle donne, risultano essere false.

Certo, questa affermazione, così come viene letta sembra essere chiara e non sembrano esserci ombre.

Coloro che ritengono che le accuse delle donne siano false, in tale dichiarazione, proveniente da persona autorevole e qualificata, trovano  un appoggio e un sostegno alle loro certezze.

Ora, ad un primo sguardo abbiamo un dato ben preciso, ma se andiamo alla fonte della notizia e leggiamo quanto la PM dice, ci troviamo di fronte uno scenario ben più complesso.

E la fonte è il  giornale “L’Eco di Bergamo”, del 31 gennaio 2009.

Se leggiamo con attenzione l’articolo  del giornale sopra menzionato, non ci ritroviamo con le affermazioni perentorie che vengono pubblicizzate in certi blog.

La Pm Pugliese infatti,  afferma che, analizzando i dati a disposizione della sua Procura, le denunce di violenza sono aumentate in maniera esponenziale negli ultimi anni, fino ad arrivare a 382 casi solo nell’anno 2008.

Circa un caso al giorno.

“I maltrattamenti in famiglia stanno diventando un’arma di ritorsione per i contenziosi civili durante le separazioni” afferma la PM., ma più avanti prosegue dicendo che, se è vero che si riscontra una sempre più diffusa propensione da parte di padri e mariti ad alzare le mani, è altrettanto appurato che molte volte delle versioni fornite dalle vittime (quasi sempre donne), sono gonfiate ad arte.

Sentite quanto afferma la PM e poi cerchiamo di riprendere le fila del discorso:

“Solo in 2 casi su 10, si tratta di maltrattamenti veri, il resto sono querele enfatizzate ed usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione. -Se non mi concedi tot benefici, io ti denuncio- è la minaccia che fanno alcune mogli. Tanto che una volta ottenuto quello che volevano, tornano in Procura a chiedere di ritirare la denuncia. Non sanno che nel frattempo noi abbiamo speso tante energie per indagare. L’impressione è che molte mogli tendano a usare pm e polizia giudiziaria come strumento per perseguire i propri interessi economici in fase di separazione”.

Più avanti nell’articolo si legge:

“….Molte volte siamo noi stessi a chiedere l’archiviazione, In altri casi, invece, si arriva a un processo dove la presunta vittima ridimensiona il proprio racconto. E’ successo anche che qualche ex moglie sia finita indagata per calunnia”.

Ma la Pm rivolge anche un’accusa specifica alle associazioni di tutela della donna:

“..non fanno l’operazione di filtro che dovrebbero fare; incitano le assistite a denunciare, ma poi si disinteressano del percorso giudiziario, di verificare come finirà la vicenda. Mi sembra una difesa indiscriminata della tutela della donna che viene a denunciare i maltrattamenti, senza mettere in conto che questa donna potrebbe sempre cambiare versione”.

Ci sono dei passaggi nel discorso della PM che fanno riferimento ai casi delle violenze che si verificano in maniera pesante:

“…da noi arrivano donne col volto tumefatto e in alcuni casi  contro i mariti emettiamo misure cautelari”.

Andiamo ora ad analizzare  un altro articolo, del Secolo XIX, che non fornisce dati statistici, ma di fronte a precise domande del giornalista che chiede se talvolta le vittime non sono tali, trova nell’intervistata, il PM Barbara Bresci, la seguente risposta:

…Sempre più spesso si ricorre alla querela del coniuge o del convivente per risolvere a loro favore i contenziosi civili per l’affidamento dei figli o per l’assegno di mantenimento. Non sono rari i casi che, a controversia sanata, le querele vengano rimesse, con buona pace per le risorse professionali ed economiche investite dagli inquirenti allo scopo di istruire i fascicoli e raccogliere gli elementi probatori a carico degli indagati”.

In un passaggio ulterioe nell’articolo, la PM sostiene:

“…c’era un grande bisogno di norme a tutela delle donne. Significa però che occorre modificare la legge sullo stalking e integrarla, fornendo alle procure strumenti interpretativi più univoci ed efficaci. Aggiungerei anche un altro suggerimento. Quello di introdurre la procedibilità d’ufficio. In questo modo si creerebbero le condizioni per favorire una pre-selezione delle denunce. Insomma una sorta di deterrente contro chi intende strumentalizzare lo stalking. Inoltre si eviterebbe che sia durante la fase istruttoria, che addirittura al dibattimento, le vittime,  su pressione dell’imputato, rimettano la querela”.

A questo punto il giornalista chiede alla PM se capiti spesso che le querele vengano rimesse e la risposta è la seguente:

“Purtroppo si. Anche in casi molto gravi, che in precedenza avevano portato  all’emissione di una misura cautelare. Per ovvi motivi di riservatezza non posso entrare nel merito dei singoli episodi, ma ancora di recente mi è stato comunicato dal  difensore e dalla parte civile che una coppia ha espresso la volontà di tornare insieme dopo che, durante l’indagine, avevamo accertato episodi gravissimi a carico dell’uomo……non si può quindi far altro che prendere atto della volontà manifestata dai due soggetti e archiviare il procedimento”.

Alla luce degli articoli sopra menzionati e delle affermazioni delle due PM, possiamo cominciare ad operare alcune considerazioni.

Innanzitutto in nessuna parte degli articoli si fa riferimento alle false accuse.

Non si trova infatti scritto da  che le donne che abbiano denunciato i loro ex coniugi, si siano servite di accuse non veritiere.

Anzi. Dalle dichiarazioni di Carmen Pugliese è molto chiaro che la sua Procura ha notato una notevole crescita del fenomeno dei maltrattamenti familiari e delle violenze.

Queste infatti non vengono messe in dubbio.

Uomini e padri alzano le mani sulle donne, usano ogni tipo di violenza.

Le donne arrivano in procura con i volti che portano i segni delle percosse.

Purtroppo questa è una verità amara che non va nascosta.

Piuttosto, la PM Pugliese afferma che le denunce di maltrattament , nella maggior parte dei casi poi si sgonfiano, perdono di consistenza, le versioni sui maltrattamenti vengono minimizzate dalle vittime stesse, al punto che poche volte poi si giunge ad una effettiva condanna del reo.

A questo punto Carmen Pugliese cerca di dare spiegazione a tale fenomeno ed afferma che quando una donna denuncia di aver subito violenze, se ne serve poi in fase di separazione per ottenere alcuni benefici. Una volta  sicura di poterli ottenere, la donna ritira la denuncia nei confronti dell’ex coniuge o modifica la versione originaria, sminuendo i fatti di cui è stata vittima.

In pratica, la donna,nonostante le accuse fossero vere,  per quieto vivere, per uscire al più presto dalle pastoie di pesanti processi, per il desiderio di ricominciare a vivere e chiudersi il passato alle spalle, per la serenità dei figli, spesso preferisce mettersi d’accordo col violentatore e, ottenuto di non ricevere ulteriori molestie, o ottenuti i benefici richiesti, preferisce ritirare le denunce.

Ciò è possibile, ciò è molto probabile che accada.

Ma ciò non toglie il fatto che le violenze ci siano state e si sia deciso di oscurare la verità per le motivazioni sopra riportate.

Ma alla base della ritrattazione delle denunce per violenza o dello sgonfiamento delle stesse in fase processuale, potrebbe esserci un’altra ragione altrettanto valida che viene posta in evidenza da Barbara Bresci, quando afferma  che è possibile che le vittime, rimettano la querela su pressione dell’imputato.

Anche questo  non solo è possibile, ma lo ritengo probabilissimo.

A tal riguardo è interessante anche la critica che Carmen Pugliese rivolge alle associazioni anti-violenza donne, che dopo aver ascoltato la vittima, la incitano a denunciare, ma poi non la seguono nel percorso processuale che ne consegue.

Una donna che denuncia violenze opera un passo importantissimo, ma è anche fragile a livello psicologico e forse non è in grado di sostenere interrogatori ed un processo con tutte le sue dinamiche.

Infatti una donna violata deve imparare a riprendere il colloquio con se stessa, la fiducia, il rispetto di sé come persona, deve riscoprire la capacità di volersi bene, di amare ed essere amata.

Deve imparare a ricostruirsi, a guardare la sua storia con occhi diversi e ad approcciarsi al mondo esterno  con un nuovo sistema di significati.

Deve imparare di nuovo a scoprire cosa siano la fiducia e la speranza.

Deve anche imparare a difendersi.

Una donna violata ha quindi bisogno di supporto psicologico, altrimenti non è in grado di sostenere il lungo iter processuale ed  a volte, non riesce di ricostruire di fronte al giudice il suo vissuto di violenza. Perche troppo fragile.

Una donna vittima quindi, se non aiutata in maniera corretta ed adeguata, rischia di essere di nuovo preda delle pressioni dell’uomo da cui non si del tutto liberata, di cui si sente ancora succube.

Capita quindi che dopo una denuncia, per tutte le motivazioni sopra espresse,la donna violata ritratti tutto.

Per  paura, anzi per terrore.

E così tutto il lavoro svolto dalla procura, come sostengono le due PM, viene invalidato e non conduce alla verità processuale.

Questo è chiaramente svilente per tutti coloro che hanno lavorato alacremente.

Ed è una sconfitta per la donna stessa.

Quindi, le dichiarazioni di Pugliese e Bresci, a mio parere non possono essere prese come testimonianze della veridicità delle false accuse.

Fare questo mi sembra scorretto falso e tendenzioso. E purtroppo ciò accade per molti blog.

Tali dichiarazioni invece, sono la dimostrazione che la violenza familiare, purtroppo, sta dilagando sempre più, con risvolti inquietanti, che nessuno riesce a districare.

La verità viene raramente a galla e le violenze tornano ad essere nascoste.

Le denunce vengono ritirate per le più svariate ragioni, anche per il timore del violentatore e per le sue pressioni e tutto il lavoro delle procure finisce come carta straccia nel marasma dei fatti senza finale.

Quindi purtroppo la violenza esiste e le denunce sono vere.

Tutto questo deve farci riflettere…non dobbiamo averne paura…

Perchè solo se ci si confronta con la realtà, ci può essere la possibilità di modificarla.

FLO

Sono sei mesi che scrivo su questo blog.

Non c’è pagina che io abbia scritto che non sia macchiata del sangue di donne o bambini.

E pensare che io odio il rosso e mi piace solo quello delle decorazioni natalizie, dei cuoricini e delle rose.

E pensare che quello che mi riesce meglio è scrivere di cose divertenti assai.

E pensare che ciò che mi piace è ridere e far ridere.

Non avrei mai voluto scrivere di Sara Scazzi, vergando di rosso un’altra pagina.

Neanche ora vorrei, sono stanca…stanca di vedere belle ragazze, giovani, fragili, romantiche, con una vita di sogni da realizzare, con le ali spezzate dalla violenza omicida, senza senso e senza umanità.

Stanca…vorrei non avere occhi, non avere udito, non avere voce.

E invece gli occhi li ho, ho un udito niente male e parlo sempre tanto.

E quindi non posso esimermi. Purtroppo il mondo delle favole non esiste, la realtà è spesso dura e va affrontata.

Sara…di lei hanno scritto tanto, non tutto, perchè nelle prossime ore le notizie saranno date a raffica, usciranno ufficiosamente i verbali degli interrogatori effettuati dagli inquirenti e non si parlerà di altro per giorni…

Fino al prossimo efferato delitto.

Fino alla prossima ragazza…

Lo ammetto, stasera sono un pochino pessimista, ma mi sembra che non sappiamo leggere la storia e non sappiamo trarne insegnamento.

Non sappiamo cogliere i segnali, non siamo attenti a ciò che ci circonda, non sappiamo educare i giovani a non temere di chiedere aiuto, a non aver paura di raccontare la verità, anche se dolorosa.

Sara è morta in un paesino della Puglia, viveva in un ambiente semplice e conduceva una vita simile a quella di tanti altri ragazzi.

Era  una ragazza di sedici anni piena di sogni, di fantasia, fragile, con un rapporto familiare non facile, con una difficoltà relazionale con la madre, cosa che accade spesso a quell’età.

Sognava di allontanarsi dal suo paese, aveva tanti divieti a cui doveva sottostare e desiderava invece una vita senza segnaletica.

Normale questo…anch’io a sedici anni sognavo di andare lontano, molto lontano, di essere  l’unica artefice del mio destino…

Normale questo…e normale che lo avesse scritto sul network, come fosse un diario segreto.

Dal momento della sua sparizione tutti hanno pensato a qualcuno che, percorrendo il filo del web, fosse venuto da molto lontano per farle del male.

E’ stata questa la pista più scandagliata dall’inizio, nonostante la madre, forse intuendo, chiedeva di cercare nell’ambiente in cui vivono.

E purtroppo l’amara verità: un orco in questa storia c’è, ha ucciso Sara.

Ma non è venuto da lontano.

L’orco è suo zio.

Colui che l’ha strangolata, sembra per abusarne, è un familiare che lei frequentava abitualmente.

La verità era sotto gli occhi…ma il cuore , la ragione come potevano accettare questa tragica orribile verità?

Gli occhi non riescono a vedere lì dove il cuore si chiude: perchè è impossibile accettare di essere traditi da uno che dovrebbe amarti.

E’ pazzesco…l’assassino è quasi sempre uno della cerchia familiare.

Ed ogni volta, ad ogni delitto, è sempre la stessa storia…si cerca lontano, si trova vicino…

Rivedere, a posteriori, oggi, dopo aver saputo la verità, le interviste fatte allo zio nei giorni scorsi, mette i brividi: un uomo che piange per la nipote, che parla come se fosse in ansia per la sua sorte, che rivela una personalità multipla.

Come Mario Alessi, l’assassino del piccolo Tommaso, che piangeva durante un’intervista e diceva che era orribile ammazzare, che i bambini sono angeli e non vanno toccati. Come tanti altri assassini che riuscivano a nascondere, con le parole e gli atteggiamenti, i loro delitti.

In effetti, quando qualche giorno fa, ho saputo che lo zio di Sara aveva ritrovato il suo telefonino, una lampadina mi si è subito accesa.

Vui vedere, ho detto, che è lui l’assassino?

Un uomo mite, un  sempliciotto, ho pensato vedendolo in televisione durante un’intervista…un uomo che raccontava troppo…troppi particolari, come a giustificarsi.

L’orco non appare mai con la faccia da demonio, altrimenti sarebbe facile riconoscerlo.

L’orco si veste da pecora.

Avete mai conosciuto un assassino, un colpevole che si denuncia?

Io no…anzi.

Pochi giorni fa, una mia amica mi raccontava che prima di entrare in una udienza per cui era convocata con il suo ex coniuge, è stata avvicinata da quest’ultimo il quale  le ha sussurrato all’orecchio con voce spaventosa: “Ti distruggerò”.

E in effetti davanti al giudice civile ha saputo atteggiarsi da pecorella, ha saputo porre in scena una recita da grande attore.

Ed il giudice, udite udite, c’è cascato con tutte le scarpe.

Per fortuna l’ex proprio ieri è stato smascherato in un processo penale e condannato per violenze sulla moglie…e quindi i dati oggettivi riusciranno a convincere il giudice civile che è stato proprio un ingenuo a farsi abbindolare pochi giorni prima.

Il colpevole sa anche mentire, mente bene e potrebbe non essere smascherato.

Anche lo zio di Sara pensava di farla franca.

Così non è stato, grazie alla bravura degli inquirenti che non hanno mangiato la foglia, alle interviste televisive dei giornalisti che sono state materia di studio per esperti in psichiatria.

L’assassino nei gialli di una volta era sempre vicino, era sempre il maggiordomo.

Ora la cronaca nera, invece, ci insegna che l’assassino è da cercare tra i familiari.

Amara, dolorosa, inaccettabile, inconcepibile verità….

Addio Sara…

Flo

Quando, pochi giorni fa, di prima mattina, leggendo i giornali al solito bar, ho appreso che negli USA era stata uccisa, con una condanna a morte, Teresa Lewis, rea di aver assassinato il marito, il mio pensiero è andato immediatamente a Sakineh. Ho pensato:

-Oddio, allora Sakineh è di nuovo in pericolo! –

Di Sakineh, l’iraniana, tutti conosciamo il dolce volto, che ha percorso il filo di fsb e le campagne in suo favore sui manifesti delle città.

Sakineh, accusata di adulterio e poi di concorso in omicidio del marito (ma l’ultimo capo di imputazione pare inventato per giustificare agli occhi dell’occidente la sua condanna a morte), sarebbe dovuta morire per lapidazione.

Sakineh era destinata ad essere sotterrata fino al petto ed incappucciata. Uomini scelti le avrebbero sfilato davanti per colpirla a morte. Avrebbero usato pietre ben levigate per l’occasione, né troppo piccole, né troppo grandi, per procurare la morte né troppo presto, né troppo tardi.

Questi uomini scelti, avrebbero portato a termine con onore il proprio compito, avrebbero lavato l’onta dell’adulterio.

Avrebbero…perchè la campagna di informazione, la giusta condanna di tale atto da parte dell’Europa occidentale tutta, ha fermato la mano iraniana.

La condanna a morte infatti è stata sospesa, con grande sollievo di tutti.

Sollievo che diviene dolore se si pensa che la povera donna, bella come un angelo, rimane in prigione e sicuramente sarà proprio mal ridotta, un’ombra della sua antica grazia.

E quel timore per la vita di Sakineh che ho avuto poche mattine fa, è divenuto orribile realtà.

Il Procuratore Generale iraniano, ha informato l’opinione pubblica che Sakineh non verrà più lapidata, ma morirà per impiccaggione.

Capirai che bel cambiamento! Di male in peggio…una bella corda al collo…una morte terribile alquanto…

E stavolta, avvisano dall’Iran, gli organi giudiziari non saranno influenzati dalla campagna occidentale.

Il figlio stesso, che cerca disperatamente aiuto per salvare Sakineh, informa la stampa che tra due settimane la condanna verrà messa in atto.

Ora l’Occidente ha le mani legate. L’Iran, dopo aver visto che negli USA avvengono le pene di morte, senza che l’Europa infierisca più di tanto, rivendicano i loro diritti alla pena di morte.

Pena di morte alle donne. Pena di morte a Sakineh.

Credo che stavolta le donne occidentali possano fare poco, anche se spero faranno tutto.

Se non si muovono le donne iraniane, tutte insieme, credo che per sakimeh non ci sia speranza.

E con Sakineh moriamo un poco anche noi donne occidentali.

E con Sakineh di sicuro muore anche un poco di me.

FLO

Scrivo sotto l’onda della delusione cocente, perché un gruppo di persone, familiari di donne uccise in maniera barbara dai loro compagni, i quali girano, dopo una condanna dannatamente breve, per le loro città, liberi come l’aria, hanno cercato di organizzare delle manifestazioni nella capitale ed in altre città d’Italia,  per far udire la loro voce e chiedere la certezza della pena per gli assassini.

Ebbene, per vari motivi, le manifestazioni non sono proprio partite…soprattutto non si è trovato il magma, la giusta sensibilità...insomma non ci sono state tante adesioni…si rischiava di andare in un gruppuscolo sparuto con i cartelloni a coprire i pochi…

Che tristezza.

A Roma, quando arrivano i sindacati, le piazze si riempiono che è una bellezza…tutti reclamano (giustamente) un tenore di vita migliore…accalcati uno sopra l’altro, gli slogan in bocca, le bandiere al collo, non riesci a passare in bici neanche se fai la gincana.

Ma se c’è da dare solidarietà alle vittime di ingiustizie…guardate lo vedo spesso qui davanti a Montecitorio, quasi ogni giorno…quattro gatti.

E qualche giornalista che passa di lì per caso, getta una domandina giusto per pietà.

Vittime: ma chi sono?

Che vogliono? Che cercano? Che chiedono?

Perché non serrano la loro bocca invece di raccontare le loro raccapriccianti esperienze?

Perchè girano per le città, vanno a lavorare, magari al cinema o a tentar di trovare cose divertenti da fare?

Perché esistono?

Penso ad una splendida donna, splendida davvero con quel suo sorriso impertinente, con quella sua voce squillante e chiacchierina.

Una donna di nome Francesca Baleani, che mi onoro di chiamare amica, che qualche anno fa, fu quasi uccisa barbaramente dal suo ex marito, una persona di tutto rispetto per i più, direttore artistico dell’arena della sua città.

Picchiata a sangue, portata come un sacco fuori di casa, senza che nessuno si accorgesse di nulla…strano…gettata come spazzatura tra la spazzatura, perchè creduta morta.

Ma quella donna che non meritava di vivere perché cercava una nuova dimensione, una nuova indipendenza, libera dai legacci di un uomo che si era rivelato per quello che non sembrava, quella donna, dicevo, non era destinata a morire.

Un angelo, Andrea, un giovane, che passava lì vicino, per caso, per puro caso (se così vogliamo chiamarlo, ma io non credo al caso), perchè sarebbe dovuto essere da tutt’altra parte, sentì flebili lamenti provenire dal cassonetto…si avvicinò pensando forse di scoprire un animaletto.

Quello che trovò, io non riesco neanche a immaginarlo…

Francesca si è salvata, la sua tomba rimarrà vuota per molto tempo, Francesca ora è viva.

Ma ha combattuto per rinascere, per riacquistare tutto di sé, la parola, i movimenti, la forza, la bellezza, la volontà.

Anno dopo anno, mese dopo mese, giorno dopo giorno, ora dopo ora.

Soprattutto ha duto recuperare la volontà, perché Francesca vuole vivere…chissà, dopo tanto dolore, cosa le regalerà il futuro…come minimo mi aspetto per lei un mare di felicità travolgente.

Chissà…

Intanto, il mancato assassino, che ha ricevuto la condanna a nove anni e quattro mesi di reclusione e che dovrebbe risiedere presso una comunità per scontare la pena, gira indefessamente per la città, vaga vicino alla casa dei parenti di Francesca e forse…potrebbe pure pensare di farle una visitina di cortesia, così, giusto per capire di che pasta è fatta quella donna che non ha voluto proprio morire.

Non si capisce perchè giri libero, ma non si capisce perchè sia stato affidato ad una comunità. Forse per recuperare la sua anima?

Bèh, sarei d’accordo, ma prima penso che dovrebbe scontare la sua pena e poi, dopo, parlandone un poco, si potrebbe decidere per la sua povera anima.

Un uomo che non ha chiesto mai perdono.

Un uomo, che la sua città, Macerata dovrebbe condannare, e che invece protegge.

Un uomo di cui qualcuno ha detto, che ha compiuto il gesto efferato per troppo amore.

C’è qualcosa che stona in tutto questo.

Il carnefice diventa vittima e, poverino deve scontare la pena…ma perché in fondo…Francesca neanche è morta, perchè deve stare in carcere…è stato un momento d’ira…

Falso buonismo, falso moralismo, falso cristianesimo…

La vittima, Francesca, diventa ingombrante, dovrebbe fare meno storie, stare di più al suo posto, fa una brutta pubblicità alla città.

Per fortuna Francesca può sopportare tutto questo perché ha una famiglia meravigliosa ed amici che la supportano e l’appoggiano.

Vittime: dovrebbero essere protette, ascoltate, amate.

Dovrebbero essere al centro della nostra compassione.

Cum-patire, patire insieme, nel senso che il peso dell’uno diventa il peso dell’altro, perché la sofferenza diventi più sopportabile…

Vittime lontane, sconosciute, i cui sguardi, le cui parole feriscono la nostra sensibilità e lasciano un vuoto di domande inespresse.

E quante vittime, mentre ci addoloriamo per quelle che ci presentano i giornali, ci vivono accanto e magari non le riconosciamo come tali.

Vittime che hanno i colori dell’infanzia…dove ogni gesto costruisce un pezzo di umanità. O lo distrugge.

I bambini che le maestre crescono ogni giorno, al sicuro delle aule scolastiche, che portano i lividi delle percosse, che chiudono in se stessi le loro paure, che nascondono dietro ad una cortina di ferro, orrendi segreti.

E quando la barriera si frange…esce un fiume purulento che non si vorrebbe riconoscere.

I giovani, che coprono dietro i segni della loro trasgressione esteriore, l’insicurezza e la rabbia, le lacerazioni e gli inganni dei grandi.

Quando, a certe ore, passo a Piazza del popolo a Roma, magari di sabato, mi sembra quasi di attraversare un girone dantesco infernale e l’amaro che mi lascia me lo porto dentro per un pò… e non passa neanche quando arrivo a Piazza di Spagna in mezzo ad un mare di persone allegramente in vacanza e con la macchinetta digitale incorporata all’occhio….neanche quando entro nel mio negozio preferito.

Girone infernale.

Tanti, tanti giovani, che come un tam tam, si cercano e si richiamano da ogni parte della città, per incontrarsi lì, tra le tre chiese più famose di Roma, dove se entri rimarresti in estasi a guardare Caravaggio…per ore, ve lo assicuro.

Un mare di nero, di borchie, piercing, a centinaia, a ferire il corpo, le braccia segnate dalle lamette, catene da tutti i pizzi, capigliatura lasciata da un lato lunga, dall’altro rasata a zero…creste che, per farle rimanere lì, ci vorrà ogni mattina una seduta di tre ore, occhi dipinti di rosso intorno, o di nero…

Ai demoni del nostro immaginario collettivo, questi giovani gli fanno un baffo…

Potrebbe essere una scena di carnevale, ma un carnevale noir, molto noir…che si ripete ogni giorno…per ore ed ore.

Emo, truzzi, dark, metallari, schene queen, punk, gothik, lolita, poser cospleyer, rapper, gabber, zecche, brutallari, psycko, alternativi, chi più ne ha più ne metta…forse ne manca qualcuno…e pensare che io conoscevo solo i pariolini e le zecche col montgomery.

Giovani che non solo mettono in scena la morte dello stile, della bellezza e della classe, con una crudezza esasperante, ma che, annebbiati dall’alcol e  dalle droghe, ti guardano passare attraverso i loro occhi spenti e neanche hanno la forza di manifestare il loro disprezzo e il loro giudizio.

A volte però, la vita ti porta a conoscere più a fondo qualcuno di quei giovani e, se hai occhi per vedere, se ti levi la maschera del ribezzo e del giudizio, scopri che dietro quel vestito di scena, c’è un’anima che palpita e che si cerca disperatamente, che forse non ha mai conosciuto l’amore…e se hai pazienza, se il tuo interesse supera la iniziale curiosità per i fenomeni da baraccone, ti senti dire che sei  una sporca borghesaccia, una che gira col naso in sù, ma che, in fondo, non sei poi così male…

Puoi scoprire che magari sanno scrivere, che hanno dei sogni che neanche loro conoscevano, di cui neanche si ricordavano la presenza…sogni…che sono? ti chiedono…ed io …vai lì sotto al fiume…guarda passare le anatre, rimani a d osservarle, guarda la corrente, porta via tutto, guarda …guarda..e lasciati guardare…

Guarda e lasciati guardare.

Puoi scoprire che puoi insegnare loro che possono buttare fuori le emozioni…scrivendo, disegnando, non è importante, libertà, libertà.

A volte scrivono ed esce il dolore, e tu non vorresti sentire, non vorresti vedere…ma senti, ma vedi. E quel dolore devi accoglierlo…compassione…cum-patire…patire insieme.

E imparare che la sofferenza tutta, anche la più orrenda, quella che la puoi solo accennare per non morire, la puoi scavalcare, metterci i piedi sopra come su un cadavere, per passare oltre…per imparare a guardare il mondo, per imparare a cercare la speranza…a cercarla se questa non è in te.

Vittime.

Mentre scrivo  ricordo, or ora, chissà perchè , il mio cane, morto da tanto tanto tempo…Rin.

Rin come Rin Tin Tin che da piccola mi piaceva da morire e che la notte lo sognavo.

Ebbene, avevo dodici anni, tornavo da scuola con mio cugino e vidi in mezzo alla strada, ferito e lacero, un cucciolo, un piccolo pastore tedesco che guaiva sotto le sassate di un gruppo di ragazzini…

Scacciammo la banda e ci chinammo a guardarlo guaire…fu amore a prima vista.

Io ho una paura terribile degli animali, non posso prenderli in braccio, mi piacciono molto, ma da sempre li guardo a distanza ravvicinata, gli sorrido, ma non mi avvicino e guai a loro se lo fanno.

No, guai a me, perché scappo a gambe levate.

Non potevo prenderlo e raccoglierlo dalla strada, non potevo, pur se cucciolo, la mia paura era troppa.

Ma mio cugino lo fece per me, lo portammo da un veterinaio, ci chiese un milione di vecchie lire per operarlo, altrimenti era spacciato. Chiesi al dottore di aspettarmi che avrei trovato il gruzzolo richiesto.

A casa, mio padre mi disse che no, non potevo  raccogliere i randagi dalla strada, un milione?…scherzavo forse?…

Fu l’unica volta in cui mio padre disse mi disse un no. Un no secco.

In lacrime tornai dal veterinaio, il cagnolino lì a morire e piansi e dissi al dottore che se aveva un cuore lo avrebbe dovuto operare gratis.

Il dotttore,  sorrise e non si fece pregare: lo operò.

Il cagnolino guarì, lo nascondemmo in cantina ed ogni giorno gli andavo a fare le punture.

Per amore, solo per amore e compassione, perchè io non posso toccare gli animali. MIo cugino lo teneva fermo ed io lì a bucarlo..poveraccio quanti tentativi mal riusciti…

E quel cagnolino divenne grande e venne a vivere nel nostro giardino…sempre appresso a mio padre che lo portava ovunque.

Rin, non ha mai potuto leccarmi una mano, non mi sono mai rotolata con lui nel prato.

Rin sapeva la mia paura, si avvicinava piano piano e si lasciava accarezzare, ma quando io ritraevo la mano, lui si accucciava buono buono.

Lui sapeva che gli volevo bene e che gli avevo salvato la vita. E quando mi vedeva erano feste.

Rin…ecco, bisognerebbe ritrovare il cuore dei bambini.

Bisognerebbe tornare un pò bambini…per tornare ad essere meno aridi e più solidali, più attenti…

Come bambini.

FLO

Sole, mare, colazione al bar con la compagnia di sempre, giornali, commenti in libertà, critiche mordaci da cui non esce vivo nessuno, confidenze segrete, abbastanza pulcinelliane, sulle donne dei politici e sugli intrallazzi di palazzo.

Un fiume di parole…ascolto, ammicco,  mi  interesso, o fingo di interessarmi…

Ma davvero! ma che dici…aspetta, aspetta…chi è l’amante di chi, no, non ci credo…e va bè, che volete, saranno fatti loro…

Fino a che non arriviamo a commentare le pagine della cronaca…

Che orrore…ragazze violentate, donne uccise da mariti ed amanti gelosi e chi più ne ha più ne metta.

Tutti si fanno seri, finiscono i chiacchiericci, spunta uno stupore amaro, non si può non essere solidali nel dolore.

Io faccio osservare che, da mesi ormai, la pagina della cronaca sembra un necrologio al femminile: vittime su vittime, donne su donne, giovani e anziane.

A decine e decine, decimate come fossero insetti fastidiosi.

Negli ultimi anni la lista delle vittime è aumentata in maniera esponenziale: Monica, Rossana, Emma, Simonetta, Maria, Francesca…quante madri, quanti padri potrebbero aggiungere i nomi delle proprie figlie a questa lista, quanti fratelli, quanti parenti piangono delle vite, spezzate come fragili canne, dalla violenza funesta e distruttrice, che lascia un campo di macerie fumanti come al passaggio delle orde vandaliche.

Una lista senza fine…

Un vero e proprio bollettino di guerra.

La guerra…io,  grazie a Dio, la conosco solo attraverso i racconti dei vecchi. Ma le parole antiche che hanno tatuato i miei ricordi sono le storie ereditate dalle donne della mia famiglia.

Mia nonna, ad esempio, quasi mimava quando rammentava la calata dei nazisti, tra i poderi, fino alle case, dove le donne curavano i beni familiari,in attesa dei loro uomini  in guerra.

La corsa ai pozzi per nascondere l’oro, l’argenteria, la biancheria di famiglia che si tramandava da generazioni…insomma le cose più preziose.

Tutto era in pericolo, ma la cosa più difficile da difendere era il proprio corpo, velocemente infagottato in panni laceri ed informi, con i folti capelli mortificati in fazzoletti ben annodati.

Quando i nazisti passavano, nessuna donna era al sicuro.

Formaggi, olive, cereali, ogni alimento, conservato e razionato per non morire di fame in quei tempi infami, veniva servito per orientare gli appetiti maschili in quella direzione.

Che racconti!

Sono cresciuta con una folle paura dei nazisti e dei loro alleati…certe cose non si dimenticano.

Ma ricordo anche quelle confidenze tutte femminili, tra le donne della mia famiglia, d’estate, mentre fuori cantavano le cicale, ed io fingevo di dormire, nell’enorme stanza padronale, sul lettone di mia zia, con due materassi, altissimo da raggiungere per me, e tra un’infinità di cuscini rigorosamente di lino bianco.

Stavo ben attenta a non muovermi mentre loro parlavano, perchè sapevo che avrebbero smesso, dato che le cose che si dicevano non erano adatte alle mie orecchie.

Ricordo quei momenti tra i più belli ed i più intimi…

Bisbigliavano i loro segreti da donne, si confortavano, si consigliavano, si riprendevano, litigavano pure…

E così venivo a conoscenza della tragica storia della cugina di mia madre, quella dal sorriso spento e dagli occhi sempre tristi, condannata, per un errore giovanile, ad essere serva di un debosciato che faceva di lei quel che voleva…fino a che lei non si liberò da sola: suicidandosi.

La compativano e nel contempo piangevano la loro impotenza di donne.

Un’altra mia zia , invece, era sempre in lacrime per un suo amore segreto e confidava le sue pene  e mostrava i segni sul suo bel corpo, inferti da un marito violento.

Storie dolorose, da sussurrare, violenze, soprusi, inganni…

Storie che oggi ancora vengono sussurrate, ma che cominciano ad emergere dai fondali del nascondimento del moralismo benpensante.

Donne, tante donne, vittime.

Donne che ormai non ci sono più, che nessuno è riuscito a proteggere, donne che si sono salvate per miracolo, ma che ogni giorno debbono disinfettare le loro ferite mai cicatrizzate.

Donne che non hanno mai ottenuto una giustizia giusta.

Donne i cui aguzzini si ritrovano in libertà, magari per buona condotta o per i benefici del rito abbreviato, dopo qualche anno di carcere, forse in libertà vigilata, ma pur sempre in libertà e con la possibilità di crearsi pure una nuova famiglia….

Donne, per le quali il 18 settembre scenderanno in campo, per una manifestazione pacifica, a Roma, e secondo modalità che verranno presto indicate dagli organizzatori, tutte le persone di buona volontà che desiderino manifestare cordoglio, dolore e solidarietà per chi soffre le ingiustizie della violenza e nel contempo per chiedere una seria applicazione delle leggi vigenti in materia penale e per un inasprimanto delle pene, fin troppo leggere.

Tutti uniti, uomini e donne, per porre l’attenzione su tutte le vittime, non solo donne, ma anche sul numeroso elenco di bambini violati, maltrattati, oltraggiati, uccisi, o vittime di pesanti e non certo rari errori giudiziari che li portano a vivere reclusi e contro la loro volontà, in case famiglia, pur avendo dei genitori o dei parenti in grado di accudirli con amore.

Il 18 settembre, a Roma, nel cuore del nostro paese, palpiterà un popolo che chiederà ai suoi governanti di governare con giustizia, di giudicare con sapienza, di chiamare le vittime con il nome di vittime e gli assassini col nome di assassini e di dare a questi ultimi la pena che si meritano.

Perchè, come diceva spesso il grande papa Giovanni Paolo II, non ci può essere pace senza giustizia, né ci può essere giustizia senza pace.

E se l’Italia abdica alla giustizia, che ne sarà di noi italiani?

Il 18 settembre accenderemo una luce su tutte le vittime, le piangeremo, ascolteremo il loro grido di dolore, ma con forza e coraggio chiederemo giustizia.

Giustizia giusta per tutte, ma proprio tutte le vittime…..

Amici, diffondiamo…..al 18 settembre, e chi non può venire, ci sia col cuore.

FLO


maggio: 2017
L M M G V S D
« Mar    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  

Categorie

Archivi