Mamme Coraggio

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Mi sono resa conto che è sempre bene ricordare e sottolineare che nella maggior parte dei casi di separazione, gli ex coniugi, che rimangono comunque e sempre entrambi genitori, si accordano per provocare meno traumi possibili alla loro prole. Essi devono far fronte a varie problematiche, alla gestione di un nuovo stile di vita, alla nascita di nuove relazioni, alla divisione dei beni comuni, ma soprattutto a saper aiutare i bambini, posti loro malgrado, di fronte alle nuove scelte dei genitori.

I figli delle coppie separate, sicuramente risultano più fragili a livello emotivo e relazionale, sicuramente soffrono per la rottura di un equilibrio che li vedeva al centro di un mondo, che più o meno improvvisamente cambia scenario e panorama.

I genitori, dunque, devono essere pronti a rendere meno traumatico possibile il passaggio ad un nuovo assetto familiare e devono certamente essere entrambi presenti nell’educazione e nel cammino di crescita.

Ciò detto, quando si parla di queste separazioni, fa ridere l’affido condiviso, perchè un padre coscienzioso, sa e comprende che i figli debbono avere una stabilità e riconoscere un luogo preciso come la loro casa. Sa che bisogna rispettare le necessità dei bambini e cercare di essere il più presente e disponibile possibile.

Le madri invece, sanno che i figli amano il loro padre e sono contente che lui si occupi di loro, che le aiuti a risolvere i problemi contingenti che nascono di continuo. Le madri quindi, dal canto loro, stando maggiormente a contatto con i figli, hanno anche il compito di aiutare a mantenere un clima disteso e naturale nelle relazioni col padre.

I figli, che amano entrambi i genitori e che mai potrebbero scegliere tra i due, si devono sentire liberi di frequentarli entrambi, senza eccessive imposizioni di orario. Non c’è nulla di male se i bambini non possono andare tutti i week end col padre, ma non c’è neanche nulla di strano se ci si mette d’accordo di volta in volta, tenendo presente sia le necessità dei figli, sia quelle degli adulti.

Non dovrebbero essere i giudici, i servizi a d organizzare gli incontri, ma i genitori stessi, alla luce di tutte le peculiarità che sono proprie di ciascun nucleo familiare.

Queste coppie che sanno fare il bene dei figli, ma che sanno anche organizzarsi , che sanno continuare a cercare un modo per sostenersi esistono.

Sicuramente mai nessuna separazione sarà priva di questioni da dirimere ( vi racconterei favole), ma persone di buon senso e con capacità di ragionare e di amare possono superare le difficoltà ed imparare ad accordarsi nel miglior modo possibile, anche con momenti di tensione probabilmente superabili.

Tutta questa premessa crolla in toto di fronte ad una serie di separazioni che definire conflittuali è troppo poco.

In alcuni casi, purtroppo sempre più frequenti, i problemi non riguardano solo la relazione tra due persone, ma i rapporti con i figli.

Prendiamo il caso di un marito violento, perchè è di questo che per l’ennesima volta mi voglio occupare. E’ chiaro, che anche una santa Maria Goretti, non riuscirebbe a trovare un punto d’incontro possibile per i figli, se l’ex marito appartiene al club degli uomini malevoli. E’ chiaro che la separazione, non riuscirà ad essere consensuale e, tra giudici, avvocati di parte, capaci di fomentare a più non posso, la situazione, omai lo sappiamo, va a degenerare quando intervengono anche i servizi sociali che, salvatori dei poveri bambini, cercano di barcamenarsi alla meno peggio.

Un uomo violento non è pericoloso solo con la ex moglie, un uomo violento è malevolo sempre e fino in fondo e, da quanto osservo, non vuole il bene di nessuno, neanche dei propri figli.

Con quanta angoscia, una madre, che conosce bene, fin nei più intimi particolari le brutture dell’animo e delle azioni di un uomo violento che le è vissuto accanto, con quanta angoscia dicevo, vede uscire di casa i suoi piccolini per recarsi col padre.

Con quanta paura, paura inascoltata, paura che attanaglia, ma che nessuno riconosce. Inutile affidare le proprie angosce ai servizi sociali: per loro sei semplicemente una madre malevola, che vuole trasmettere il suo odio sui figli, non consentendogli regolari incontri col padre che, chissà perchè, è sempre un povero padre, bistrattato ed ingiustamente offeso.

Inutile sperare in un aiuto dagli avvocati: signora è la legge, e la legge non si discute.

Inutile supplicare il giudice che si occupa del caso: a malapena si legge le carte, ti guarda in faccia, ascolta, ascolta e poi decide che, come dicono i servizi, la signora deve rispettare in ogni modo gli incontri tra padre e figli altrimenti sono guai e che, per favore, si facesse passare tutta questa montagna di odio.

La mamma, ex mogle di un uomo malevolo, cosa può saperne di cosa sia il bene dei figli?

Interessanti sono le famose terapie di coppia, gli incontri presso i servizi con esperti del mestiere, che mettono di fronte vittima e carnefice.

La vittima, se è stata vittima e per anni non si è saputa difendere, come pensate che si sentirà?

Qui uno psicologo in gamba avrebbe molto da raccontare.

Inoltre è bene sottolineare che le paure della madre di fronte ad un uomo malevolo sono alimentate dalle paure dei figli.

E’ questo il punto: tutti pensano che la madre crei paure nei figli nei confronti del padre.

In realtà le paure della madre non nascono solamente dal suo vissuto con l’uomo violento, ma soprattutto da quanto raccontano i bambini, dai loro pianti dal cambiamento di atteggiamento che spesso presentano, dalla volontà di non voler ripetere gli incontri col padre per il grande timore.

Chi ha creato quest’aurea di terrore intorno al povero padre?
LA MADRE, E’ LEI LA COLPEVOLE: su di lei gli indici puntati di avvocati della parte avversa, servizi, ctu, giudici.

Su di lei è puntato anche l’indice del marito malevolo: è lei, solo lei che mi mette contro i figli.

E’ STATA EVA.

Che abbaglio terribile!

Come è possibile dare questa lettura, così poco aderente alla realtà?

Come è possibile che non attraversi la mente di questi competenti e non vi alberghi, la possibilità che i figli sono terrorizzati dal padre perchè il padre è un violento?

Il padre è un violento: può esserlo e incutere terrore a livello psicologico, può esserlo nel linguaggio, può esserlo nei modi.

Può anche nasconderlo molto bene con gli adulti. E tutti a credere che la madre sia una disgraziata.

E quando poi la madre si rende conto che il padre malevolo è anche un uomo che abusa dei suoi figli?

Alcuni leggendo cominceranno a sentirsi la sedia bruciare: ancora con queste storie!

Apriamo gli occhi. Finora si sono nascosti i fatti grazie a periti consenzienti, si sono chiusi i casi e le denunce sono andate a farsi benedire con la scusa che i bambini mentono e dicono le cose suggerite dalla madre.

In primo luogo chi arriva a conclusioni affrettate e rassicuranti non conosce bene le dinamiche che avvengono in una madre che si trova di fronte ad un possibile abuso sui figli.

Prima che la madre apra gli i occhi su una realtà del genere, devono accadere molti , ma molti fatti, devono essere superate tutte le barriere ed i tabù della madre stessa e, se questa riesce a sopravvivere ad un infarto, non può far altro che chiedere aiuto e denunciare.

Denunciare per poi sentirsi dire, dopo che tutti gli esperti hanno parlato, che i bambini sono indotti.

Interessante. Immaginiamo che un bambino senta sempre sua madre ripetere che il papà è cattivo. E’ assolutamente probabile che il bimbo, in tenera età, impari a credere che il padre sia cattivo. Ciò non lo aiuterà di certo a continuare un buon rapporto con lui.

Inmmaginiamo ora una madre convincere il figlio che il padre gli ha fatto questo, gli ha messo quello e quell’altro:scusate non mi va ora di ripetere le cose che si trovano scritte negli incidenti probatori e che annichilebbero qualsiasi persona normale.

Beh, potrebbe essere che una pazza possa riuscire a convincere un figlio di dieci, undici anni e più. Ma sicuramente non può indurre un bambino di tre, quattro, cinque sei anni a racconti del genere, perchè i bambini a quell’età non conoscono quello di cui parlano. O hanno mangiato sin da piccoli latte e film porno?

No, è assolutamente non credibile che una madre abbia indotto il figlio a racconti di abusi sessuali, descritti, vi assicuro, nei minimi particolari, anche se con un linguaggio infantile.

Un altro fatto che mi colpisce e su cui si pone poco l’attenzione, è l’atteggiamento dei bambini, che durante gli incidenti probatori, pur se messi a loro agio, si vergogano moltissimo di quello che raccontano. Non lo fanno come se fosse una filastrocca imparata a memoria.

Asoltare un incidente probatorio di un bambino piccolo è devastante. Ma gli esperti riescono a dimostrare che è tutto falso. E le perizie di parte non vengono prese in considerazione.

Mi voglio ripetere: non è possibile che una madre induca, più o meno consciamente un bambino piccolo a parlare di abusi.

Mamme e bambini in questo caso non mentono, solo che non vengono creduti.

Ma anche se non vengono creduti, la realtà rimane la stessa, non cambia di certo: il bambino è stato abusato.

E questi poveri bimbi verranno costretti ad incontrare i loro padri abusanti con l’avallo della giustizia.

CHI LI DIFENDERA?

Flo il direttore


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